Commento post Torre Guaceto – Settimio Pisano

| 30 settembre 2014

Riportiamo l’intervento scritto di Settimio Pisano che nei giorni successivi al Seminario di Torre Guaceto ha continuato la riflessione

Abbiamo parlato molto di coraggio, da una parte, e di denaro, dall’altra. Aggiungerei, a questi primi due, un terzo tema che ritengo centrale e cioè quello delle regole. Possiamo avere coraggio, possiamo avere denaro, ma se il nostro coraggio e il nostro denaro non sono canalizzati nella giusta direzione rischiamo di non raggiungere nessun risultato. Come dicevo nella mia figurina, riprendendo l’intervento della Dott.ssa Fabbri durante il seminario di Prato, la pubblica amministrazione, a tutti i livelli, dovrebbe limitare il proprio compito al disegnare una sorta di cornice all’interno della quale lasciare il più ampio margine possibile di movimento e di azione ai soggetti attuatori, mettendoli così in condizione di realizzare i propri progetti secondo le proprie vocazioni e rispondendo alle urgenze dei propri territori. In questo senso abbiamo (Scena Verticale) una duplice e differente esperienza.

Da una parte quella di Primavera dei Teatri, laddove siamo riusciti a “negoziare”, con le istituzioni e con gli enti sostenitori, un complesso di regole che ci hanno permesso di realizzare un progetto che fosse corrispondente al nostro pensiero e alle nostre intenzioni, pur tra mille difficoltà. In questo modo siamo riusciti a raggiungere alcuni importanti risultati, tra cui quello di “costruire” quel pubblico con la P maiuscola di cui parla Scarpellini, un pubblico di Panettieri, Parrucchieri, Pasticceri… quel pubblico fatto di gente comune di cui tanto si sente la mancanza in teatro.

L’altra è quella del progetto di residenza avviato da un paio d’anni circa a Cosenza, dove abbiamo avuto scarse possibilità (ma forse anche scarse capacità?) di scrivere assieme alle istituzioni le giuste regole del gioco che potessero aderire al nostro progetto. Così, a quella cornice di cui parlavamo, si sono pian piano aggiunte una serie di barrette verticali prima e orizzontali poi e la cornice si è trasformata in una gabbia all’interno della quale agiamo in estrema sofferenza. Un esempio, forse estremo e paradossale, ma che restituisce la misura della situazione che stiamo vivendo: non solo non siamo in condizione di poter ospitare in residenza altri artisti, ma addirittura non riusciamo a risiedere neppure noi nel nostro teatro. Dovendo fare i conti con una serie di paletti, giornate di apertura da garantire, differenziazione delle attività, obiettivi da raggiungere, ecc. ecc., non troviamo neppure lo spazio per allestire e provare i nostri lavori nel “nostro” teatro e siamo costretti ad appoggiarci ai garage, alle sale dell’università, agli spazi della parrocchia.
Il coraggio è quello di sempre, il denaro è quel poco di sempre, ma le regole sono diverse.

Sono convinto che molto del futuro delle residenze dipenderà dalla possibilità e capacità di scrivere tutti assieme – artisti, operatori, istituzioni – le regole del gioco.

Settimio Pisano
Scena Verticale

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