Da Inteatro al fare rete: la necessità del processo di filiera – Velia Papa

| 2 ottobre 2013

DA INTEATRO AL FARE RETE: LA NECESSITÀ DEL PROCESSO DI FILIERA

La prima volta che definimmo le nostre attività residenziali come “creative”, con la sigla RC, era il 2004 e ancora tale qualificazione non era divenuta, in Italia, di uso comune.
L’esigenza era quella di distinguerle da altre attività che si stavano in quel momento diffondendo, mirate fondamentalmente a creare una maggiore stanzialità di gruppi e compagnie in un determinato territorio. In quella fase, infatti, la funzione produttiva delle compagnie e degli artisti “in residenza” era più spesso associata alla funzione organizzativa di programmazione di spazi scarsamente utilizzati. Un indirizzo che ha permesso, e continua a permettere, di animare luoghi decentrati e di offrire attività culturali e artistiche a un pubblico altrimenti escluso.

A Polverigi le residenze sono, da sempre, vocate piuttosto alla “creazione”, senza necessariamente una finalizzazione produttiva e di presentazione al pubblico.
In questi anni Inteatro ha dato spazio a progetti, spesso ancora in itinere, che avevano bisogno di tempi di lavoro preservati dalla pressione produttiva.
Per noi il concetto di residenza, infatti, si è sempre saldato sul concetto di ricerca, una fase di approfondimento indispensabile per lavori che spesso nascono dall’incontro di individualità, professionalità provenienti da diversi settori, da progetti e idee ancora da testare e da sottoporre a momenti di verifica, prima dell’incontro con il pubblico.

Le residenze sono iniziate con il completamento dei lavori di ristrutturazione di Villa Nappi da parte del Comune e con l’affidamento della gestione, nel 1998, all’Associazione Inteatro.
La particolarità dell’edificio ha segnato evidentemente l’impronta che abbiamo dato alle nostre attività di residenza. Villa Nappi è una grande casa, accogliente, abitata tutto l’anno. Ci sono i nostri uffici, una sala prove, altre tre grandi aule che, all’occorrenza, allestiamo come studi o spazi prova. Ci sono undici camere, tutte con bagno privato e spazi conviviali.
Un edificio di questo tipo, circondato da un parco, avrebbe potuto, facilmente, essere destinato dall’Amministrazione Comunale ad attività commerciali di tipo alberghiero, una scelta che avrebbe impedito la fruizione pubblica e la destinazione culturale del luogo. In questo senso bisogna riconoscere la lungimiranza del Comune che, nonostante le piccolissime dimensioni, continua a considerare Inteatro una risorsa da non perdere.
Nei primi anni di gestione abbiamo sperimentato la nostra capacità di accogliere gli artisti, di capire cosa significava averli in residenza nella nostra sede.
Dal 2004 sono state realizzate a Villa Nappi 103 residenze creative di durata variabile da una settimana a 3 mesi consecutivi. Complessivamente abbiamo ospitato più di 500 artisti. Oggi siamo in grado di realizzare almeno 20 residenze l’anno che si svolgono spesso simultaneamente. Abbiamo acquisito una maggiore capacità di ospitalità, con due nuove abitazioni adiacenti e siamo in grado di attrezzare altri spazi prova a poca distanza da Villa Nappi.
Abbiamo anche aperto le nostre attività residenziali ad altri settori. Attualmente Villa Nappi ospita uno studio fotografico, uno studio video e il progetto cineresidenze, dedicato ai mestieri del cinema in collaborazione con la Fondazione Marche Cinema Multimedia. Questa apertura permette l’incontro sempre fruttuoso e stimolante tra artisti di diversa provenienza e dà vita a esperienze molto significative per il lavoro di ciascuno.
Villa Nappi continua a essere una grande casa. Come tale gli artisti che la abitano, indipendentemente dal periodo che vi trascorrono, imparano a riconoscerne il carattere familiare. Lo stile dell’accoglienza è improntato a questo “sentirsi a casa” quindi alla possibilità di tornare da soli o insieme ad altri. Una modalità che per noi significa la possibilità di seguire l’evoluzione e la maturazione del lavoro artistico, gli incroci e le traiettorie che questo lavoro produce. A Polverigi sono nati molti incontri da cui sono scaturiti spettacoli di minore o maggiore successo. Come promotori abbiamo la soddisfazione di svolgere un ruolo maieutico, facilitatore per la nascita di nuove proposte e nuovi progetti.
Al lavoro delle residenze abbiamo anche associato, da qualche anno, un’attività similare che abbiamo chiamato IFA (Inteatro Festival Academy).
IFA è un programma residenziale di circa tre mesi aperto a un massimo di 12 partecipanti, selezionati con bando internazionale, che offre la possibilità di sperimentare progetti di ricerca individuali, attraverso il confronto con artisti di maggiore esperienza invitati come mentori. Una formidabile possibilità di comprendere fino in fondo le proprie potenzialità, i propri errori, le proprie capacità, di trovare infine il proprio percorso.
In otto anni di esistenza del programma IFA, abbiamo ospitato 91 giovani artisti provenienti da 20 Paesi; molti di loro hanno costruito, in seguito, un solido percorso di carriera. Abbiamo cercato, nei limiti delle nostre possibilità operative, di seguire il loro lavoro, di mantenere contatti, in molti casi abbiamo offerto successivamente periodi di residenza creativa. Molti dei progetti in residenza sono stati presentati nel Festival o sono entrati in produzione.
Oggi, infatti, Inteatro è anche organismo produttivo e può quindi svolgere un ruolo di sostegno della produzione. I due aspetti sono comunque separati. Le residenze creative rimangono momenti di ricerca, mentre gli artisti che decidiamo di produrre hanno la precedenza nell’utilizzo degli spazi e nell’usufruire di tutte le nostre capacità di accompagnamento produttivo.
Anche in questo caso cerchiamo di mantenere flessibili le formule produttive adeguandole alle necessità espresse dagli artisti.

Non credo che possa esistere comunque una formula univoca per le residenze.
La forma che esse prendono, nelle diverse situazioni, dipende principalmente dalle caratteristiche degli spazi, poi dalle condizioni politiche, amministrative e socioculturali dei territori.
Come promotori delle attività di residenza dobbiamo avere senso di responsabilità verso il lavoro artistico che ospitiamo e consapevolezza del nostro ruolo.
Nel nostro Paese è ancora difficile ottenere risorse finalizzate al sostegno di progetti non immediatamente quantificabili in termini di risultati. Tutti noi sappiamo quanto sia difficile districarsi per accedere alle risorse necessarie alla sostenibilità del nostro lavoro, per evitare di farsi fagocitare dai vincoli e dai parametri dei diversi regolamenti, leggi, normative che condizionano l’accesso ai finanziamenti locali, regionali, nazionali.
Ma non possiamo per questo sottovalutare l’importanza che rivestono le diverse attività di residenza nella filiera della produzione artistica, che comprende fasi di progettazione, di ricerca, di verifica, di allestimento e infine di valutazione e confronto con il pubblico.
Ciò che oggi manca in Italia è l’evidenza del processo di filiera, la connessione e integrazione tra i diversi luoghi, centrali e periferici, che concorrono allo sviluppo di un progetto produttivo, definiti non tanto in base alla loro posizione geografica ma a quella occupata nella filiera produttiva. Per “centri” intendo tutte le situazioni in cui il prodotto finale può conquistare un proprio mercato e quindi trovare una reale sostenibilità, attraverso l’incontro con un maggior numero di spettatori, con la critica, con gli operatori, possono essere Festival o teatri in grado di assicurare una maggiore circolazione di pubblico. Mentre per “periferie” intendo le situazioni impegnate nel lavoro di selezione e sostegno dei giovani artisti. Si può essere in certi casi, per un determinato spettacolo, sia centro che periferia, ma è comunque necessario disegnare una mappa dei tanti centri e delle tante periferie in grado di sostenere l’insieme della filiera. Questo reticolo di connessioni non raggiunge un grado di legittimazione evidente. Lasciamo agli artisti il compito di mettere insieme le diverse fasi dello sviluppo del proprio lavoro cercando occasioni di residenza e di visibilità, affidandosi alle proprie individuali capacità relazionali. Ne risultano, troppo spesso, lavori significativi non sufficientemente valorizzati, oppure la dispersione e proliferazione di esperienze artistiche non ancora compiute.
Dobbiamo finalmente liberarci dalla casualità e dall’autodeterminazione dei singoli percorsi progettuali evitando di rinchiuderci nelle nostre piccole trincee, insieme ad altri pochi sodali, per difendere il poco, pochissimo che abbiamo ottenuto.
Questo progetto è la prova che forse qualcosa sta finalmente cambiando e che è possibile fare rete nell’interesse degli artisti, prima di tutto e della competitività complessiva del sistema della creazione artistica del nostro Paese.

Velia Papa
Inteatro

Velia Papa è direttore del Centro Inteatro di Polverigi e della Fondazione Teatro delle Muse di Ancona.
Nel suo percorso professionale spiccano numerose collaborazioni con Festival internazionali (Szene-Salzburg, Acarte-Lisbona), la partecipazione a giurie, a convegni e seminari in qualità di relatore, in Italia e all’estero (San Francisco, Curitiba, Barcelona, Murcia, Tunisi, Zurigo, etc), la fondazione di diversi network europei come IETM, Roberto Cimetta Fund, DBM – Danse Bassin Mediterranée, la produzione di decine di spettacoli molti dei quali hanno ottenuto riconoscimenti e premi in Italia e all’estero.
Ha fatto parte della Commissione Nazionale Musica istituita presso il MIBAC e ha insegnato Economia e gestione delle Imprese dello Spettacolo presso l’Università Politecnica delle Marche.

Tags: , , , , ,

Category: PROLOGO

About the Author (Author Profile)

Comments are closed.