Ascesa e caduta delle Residenze Multidisciplinari in Piemonte – Gimmi Basilotta

| 23 settembre 2013

Ascesa e caduta delle Residenze Multidisciplinari in Piemonte

 

Nel 2001, la Regione Piemonte promulgò un nuovo regolamento attuativo della legge del 1980 sulle attività teatrali, che in un suo articolo sancì l’istituzione delle Residenze Multidisciplinari, intese come strutture stabili, garantite da una convenzione tra gli Enti Locali e una compagnia teatrale riconosciuta.
Lo strumento legislativo, che aveva tratto ispirazione dal disegno di Legge Veltroni, nacque per sostenere quel lavoro culturale sul territorio che da lungo tempo stava alla base delle scelte artistiche e poetiche di molte imprese teatrali piemontesi, nate e sviluppatesi a partire dagli anni ’80 del secolo scorso; queste realtà produttive, in genere piccole e medie compagnie caratterizzate da strutture agili e flessibili, avevano intrapreso un processo di rinnovamento delle forme e dei linguaggi, facendo nascere un interesse nuovo per il Teatro e dando vita a un dialogo vitale con pubblici diversi.

Così, partendo da un’idea di riequilibrio della diffusione dell’arte e della cultura sul territorio regionale, con il nuovo regolamento, si introdusse, accanto all’attività stabile e ai circuiti, il settore delle residenze; l’innovazione legislativa portò, nel corso del quinquennio successivo, alla creazione di ben 21 residenze multidisciplinari, la cui mission fu proprio quella di sviluppare uno stretto e imprescindibile legame con il territorio.
Questo radicamento, con l’opportunità di abitare uno o più teatri all’interno dei quali si poteva da un lato produrre spettacoli con lunghi tempi creativi e di ricerca e dall’altro avviare attività di programmazione di rassegne e stagioni, con la disponibilità d’uso di spazi idonei e stabili in cui condurre momenti di laboratorio e formazione, aggiunte a una, seppur esigua, certezza di risorse, offrì alle nostre compagnie titolari di una residenza l’occasione di scoprire nuove e più ampie modalità di produzione.
Gradualmente, tutto ciò implicò una trasformazione delle nostre imprese; infatti, aggiungendo alla natura originaria di compagnie di giro questa nuova condizione di stabilità, ci trovammo nella situazione di ampliare le nostre competenze tecniche e organizzative e di consolidare le nostre strutture.

Ma è soprattutto nella dimensione della poetica artistica che per molti di noi è avvenuta la trasformazione sostanziale: lo stretto lavoro sul territorio e con il territorio, le collaborazioni con associazioni, enti, scuole, comuni, privati cittadini, ci hanno portato a integrare lo schema collaudato della gestione, organizzazione, produzione, circuitazione e ospitalità tipico delle stabilità, con una drammaturgia di comunità che va dal teatro sociale nelle situazioni di disagio ai laboratori nelle scuole, dagli eventi rilevanti della città alle collaborazioni con le realtà artistiche locali, dal recupero delle tradizioni popolari all’invenzione di nuove drammaturgie rituali.
La residenza, come centro di cultura, luogo di incontro e di festa, spazio abitato e familiare in cui si creano reti di relazioni, culturali e personali, centro di ricerca e formazione teatrale in cui il Teatro si vede, si fa e si pensa, attraverso una proposta di spettacoli di qualità e l’offerta di occasioni di approfondimento pratico e teorico, ha influenzato profondamente il nostro modo di intendere il Teatro; tanto che nelle nostre produzioni, nate all’interno delle residenze e poi esportate in Piemonte, in Italia e all’estero, con quello spirito originario di compagnie di giro che continua a contraddistinguerci, «si respira – come ha detto a proposito dell’esperienza piemontese Claudio Bernardi in suo intervento – un’aria diversa; si percepisce quel salto di qualità del teatro che passa non attraverso il rinnovamento dei contenuti proposti, o il riadeguamento dei testi e dell’interpretazione alle nuove problematiche sociali, ma attraverso processi di partecipazione che si vengono dilatando nella società attuale e che coinvolgono profondamente, con la sfera del ludico, tutta la complessa fenomenologia dei riti collettivi».

Con l’esperienza delle residenze si è attuato in Piemonte un percorso virtuoso che ha dato nuovo valore culturale e identitario alle realtà periferiche: le attività, sono nate e si sono sviluppate in territori decentrati a volte molto piccoli e lontani, ma proprio per questo sono riuscite, come si è detto, ad attingere a quella grossa ricchezza che è la capacità della comunità sociale di sapersi ancora riconoscere e coinvolgere in percorsi e processi che possono diventare realmente rappresentativi e artistici.
Alla luce di questa esperienza ci sentiamo di affermare con convinzione che la residenza, così come la intendiamo e pratichiamo, con tutte le opportunità che offre e le molteplici attività che implica, non sia da considerarsi come un progetto occasionale, seppur di lunga durata, ma sia parte fondante e strutturale della compagnia e in questo senso si debba considerare come una peculiare forma di produzione della compagnia stessa.
Un teatro questo che non è fine ultimo dell’istanza artistica, ma non neanche mezzo, strumento, come è inteso da una diffusa idea di teatro sociale, è forza potenzialmente generatrice di relazione, di dialogo e coesione.
È un pensiero artistico che non è privo di rischi: è facile cadere nell’autoreferenzialità o ancor peggio sottendere l’arte alla logica del servizio; ma se si è in grado di far valere un proprio e autonomo ruolo di mediazione tra committenza e fruitori, tra disegno culturale istituzionale e comunità, ecco che questo può diventare veramente un teatro necessario.

Purtroppo la situazione attuale in Piemonte è, per noi, fonte di non poche preoccupazioni: con l’insediamento della nuova Amministrazione regionale sotto la Presidenza di Roberto Cota, è stato da subito disatteso il protocollo d’intesa in materia di residenze, firmato dalla precedente Amministrazione con le Regioni Puglia e Toscana, è stato operato un progressivo e drastico taglio dei contributi di oltre il 60% nel biennio 2010 – 2011 e dal 2012 è stato deciso il congelamento totale dell’articolo. Quest’ultimo atto, di estrema gravità, priva di fatto le compagnie residenti non solo delle risorse, ma anche di quel riconoscimento istituzionale fondamentale sia a livello nazionale, in un momento in cui sta sempre più prendendo forma il dibattito e il confronto, che, ancor più, a livello territoriale, per dare forza e sostegno ai rapporti non sempre facili tra le compagnie e gli Enti locali; ciò nonostante in molti territori l’esperienza continua e le convenzioni tra compagnie ed enti vengono rinnovate, anche se dobbiamo registrare una consistente riduzione del numero delle residenze attive, passate dalle originarie 21 alle 13 di oggi.

In conclusione, alla luce della nostra storia ultradecennale, emerge che, nonostante l’articolo del regolamento regionale avesse definito un modello di residenza ben preciso, coniugando i contesti territoriali, differenti in termini geografici e antropologici, le storie delle compagnie e le biografie degli artisti, ogni progetto è stato, e rimane, unico in se stesso. Questa unicità ha prodotto una grande ricchezza sia per la qualità dei pensieri artistici che per la pluralità delle esperienze realizzate, ma si è dimostrata alla luce dei fatti anche un elemento di debolezza che non ci ha permesso, di fronte all’atteggiamento di chiusura della Regione, di definire la necessarietà del nostro ruolo.
Per come erano state immaginate le residenze dal legislatore, sono mancati, fin dall’inizio, un disegno organico sia per quanto riguarda la loro distribuzione geografica che per la definizione delle loro funzioni strategiche, nonché un’integrazione di sistema con le attività sul territorio promosse dalle Istituzioni teatrali regionali.
Nonostante tutto, però, resistiamo, continuando il nostro lavoro sui territori, in modo trasparente ed etico, come soggetti privati che assolvono a una funzione pubblica e istituzionale: manteniamo aperti e vivi i teatri, pur nella limitatezza delle risorse, dando vita a progetti sostenibili che compenetrano gestione d’impresa e proposta artistica di qualità e portando avanti quell’azione coerente di radicamento quotidiano e capillare che mira a costruire una comunità, critica e attenta, di spettatori di tutte le età.

Gimmi Basilotta

Gimmi Basilotta, attore, autore, regista e docente, lavora nel teatro dal 1982 ed è Direttore Artistico della Compagnia Il Melarancio, che dal 2002 è titolare della Residenza Multidisciplinare Officina di Cuneo. È Presidente dell’Associazione Piemonte delle Residenze ed è vice Presidente nazionale dell’ANCRIT/AGIS. Nel 2011 realizza il progetto Passodopopasso – da Borgo San Dalmazzo ad Auschwitz che viene premiato dal Presidente della Repubblica Napolitano e dal Parlamento Europeo, che gli consegna il CIVI EUROPAEO PREMIUM. A tutt’oggi ha scritto e messo in scena 52 spettacoli e nell’ultimo decennio ha orientato la sua ricerca artistica sui temi legati alla memoria e all’impegno civile.

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Category: PROLOGO

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