Residenze. Esercizi di acrobazia nel sistema teatrale italiano – Stefania Marrone

| 30 settembre 2013

RESIDENZE. ESERCIZI DI ACROBAZIA NEL SISTEMA TEATRALE ITALIANO 

Cosa sono le residenze pugliesi? Sicuramente un’acrobazia, un modo per tenersi allenati alla sopravvivenza.
Le Residenze dei Teatri Abitati hanno la forma di compagnie che fissando la loro dimora in uno spazio teatrale di proprietà di un Comune o di una Provincia, ne prendono in carico la cura. Cura di uno spazio, del territorio in cui è situato e della comunità che lo abita.

È da un pò che fortunatamente nel panorama nazionale si parla di Residenze e ci si interroga sulle sue differenti nature: pensando solo ad alcune delle definizioni ci sono le residenze creative, quelle sociali, quelle organizzative… per certi versi addirittura imprenditoriali, se pensiamo che l’ultimo bando dei Teatri Abitati risponde a una misura di aiuti alle imprese.

una.net è una rete costituita da sei compagnie residenti dei Teatri Abitati pugliesi, da Nord a Sud: Bottega degli Apocrifi_Manfredonia, La luna nel letto_Ruvo di Puglia, ResExtensa_Gioia del Colle, Armamaxa Teatro_Ceglie Messapica, Teatro delle Forche_Massafra, C.R.E.S.T. _Taranto.

Ecco, noi da quaggiù non riusciamo a distinguere confini così puri.

Certo, se ci sono Residenze pure e residenze contaminate, noi, in Puglia, con Taranto tra le residenze, manco a dirlo, ci sentiamo abbastanza contaminate.
Non siamo puristi, per costituzione: le Residenze nascono in un territorio (e in Puglia il legame con la terra è importante), altrimenti sarebbe come dire che uno spazio attrezzato vale un altro.
Gli spazi attrezzati e accoglienti sono una risorsa concreta e necessaria, ci mancherebbe: credo che tutte le residenze dei Teatri Abitati abbiano aperto per lunghi periodi le porte alle giovani compagnie che necessitavano di uno spazio prove, molte a più di una, permettendo loro di compiere un percorso stanziale di produzione. Ma questo somiglia di più a una buona buonissima pratica di ospitalità che a una Residenza.
Quella che viviamo qui è una Residenza che nasce per mescolarsi al territorio, destinata a contaminarsi; è quasi uno stato dell’anima, una condizione artistica che diventa parte del processo produttivo.
Questo significa contrattare il proprio percorso di ricerca artistica? No. Questo significa spaccarsi la testa quotidianamente, attraverso laboratori, incontri e pratiche di condivisione dei processi seriamente acrobatici, per fornire alla Comunità di riferimento gli strumenti per interagire con quel percorso di ricerca artistica.

A guardarle dalla Puglia, non ci sentiamo di dire che le Residenze sono una risposta alla crisi economica, nel senso che consideriamo sleale rispondere con i percorsi partecipati e le produzioni condivise e i “teatri abitati” nel senso più stretto del termine ai problemi di pernottamento di attori che vengono da fuori e alla retribuzione dei giorni di prova.
La Residenza non può essere un modo approssimativo per dire che comunque ce la facciamo.
Non crediamo in una residenza che fa della felicità artistica l’alternativa alla dignità lavorativa.
Crediamo invece che la felicità artistica debba generare dignità lavorativa, e lavoriamo ogni giorno per metterla in condizione di farlo.
Quello che possiamo pensare, quello che dobbiamo e vogliamo pensare è che le Residenze siano una risposta carsica, dal basso, alla crisi culturale che ci circonda, che non poco incide su quella che riconosciamo come crisi economica.
Ci basta pensare alla parola “economia”: dal greco oikos, casa, e nomos, norma. Sarà facile per tutti ammettere un legame indissolubile tra le norme che regolano una casa, una Regione, un Paese, e il sostrato culturale su cui quelle norme si reggono.

È importante che le Residenze lottino per il riconoscimento del Ministero.
Non a caso si parla di riconoscimento e non di inserimento.
Riconoscere qualcuno vuol dire guardarlo in faccia, distinguerne i tratti; è importante che la normativa guardi la realtà e non chieda alla realtà di contorcersi per passare da una porta che costringe a chinarsi, fino a mettersi in ginocchio.

Se la contaminazione del territorio è un valore sostanziale delle Residenze, allora prima del numero di borderaux contano forse le giornate di apertura al pubblico, che si spera portino col tempo a un maggior numero di bordeaux, con grandi numeri.
Se per operare costantemente le Residenze hanno bisogno di un valido apparato amministrativo, forse è necessario che il lavoro di quell’apparato venga qualificato anch’esso dal contributo Ministeriale.
Se riconosciamo che le Residenze sono un modo differente di essere teatro, dobbiamo riconoscere che rispondono a un modo differente di guardare alla norma.

Stefania Marrone
Bottega degli Apocrifi per la rete di Residenze una.net una rete dei Teatri Abitati

Bottega degli Apocrifi nasce nel 2001 a Bologna dall’incontro di tre attori multitasking e un musicista, Stefania Marrone, Cosimo Severo, Iscra Venturi e Fabio Trimigno.
Tra gli artisti che gli Apocrifi considerano buoni maestri: il drammaturgo Gerardo Guccini, il regista Marco Martinelli, gli attori Marco Baliani, Laura Curino, Gabriella Bartolomei, Elena Bucci e Marco Sgrosso.
Con l’obiettivo politico di coltivare il deserto, e col desiderio di fare del teatro uno strumento di lettura del reale, a maggio 2004 la compagnia si trasferisce a Manfredonia, operando una ricerca sulla nuova drammaturgia e sulla drammaturgia musicale, contaminando l’attività di produzione con l’attività di formazione, attraverso Progetti Speciali che coinvolgono differenti fasce della Comunità: donne, adolescenti, rifugiati politici.
Dal 2008 la Compagnia rientra nel Progetto Teatri Abitati – Residenze Teatrali in Puglia, di cui oggi ci sentiamo di dire che una.net è il frutto più insperato.

Una.net è una rete di sei residenze teatrali inserite nel progetto Teatri Abitati della Regione Puglia, che attraversa il tacco da Nord a Sud. Ma, prima ancora, è una rete di 6 Compagnie teatrali, che si sono scelte prima di sapere chi di loro sarebbe stata riconfermata come residenza.
C.r.e.s.t. (Taranto) – Teatro Le Forche (Massafra) – Armamaxa teatro (Ceglie Messapica) – ResExtensa (Gioia Del Colle) – La luna nel letto (Ruvo di Puglia) – Bottega degli Apocrifi (Manfredonia)
Le compagnie hanno portato nella rete competenze ed esperienze artistiche, tecniche e organizzative, risorse umane ed economiche, servizi, spazi e materiali: il desiderio è che diventino una risorsa collettiva, capace di dare vita a processi gestionali e produttivi alternativi.
Il tempo formale che le 6 compagnie si sono date per questo esperimento di cooperazione è quello del progetto di residenza teatrale 2012/2014; l’obiettivo è che questo tempo sia trampolino di una progettualità capace di sopravvivere alle condizioni che lo hanno visto nascere.

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Category: PROLOGO

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