Residenza Resistenza – Maurizio Lupinelli

| 11 settembre 2013

Residenza Resistenza

 

Ho sempre guardato alla residenza creativa come a un momento fragile e vitale. L’ho sempre concepito come un punto per instaurare un dialogo non solo con l’opera a cui si sta lavorando ma con l’essere in un luogo, per sostare, guardare, percepire, dialogare.

La residenza rimane per me un luogo di frontiera, dove poter incontrare persone, creare dei legami, condividere un pezzo di strada, accompagnare un pensiero non necessariamente legato all’atto creativo.

In questi ultimi anni sta crescendo l’esperienza delle “residenze creative”. Si offrono spazi ad artisti e compagnie in un momento così difficile per il teatro. Mi sembra una buona cosa, ma, d’altra parte, mi faccio molte domande sul valore e la necessità di tutto ciò. Mi domando se per residenza si intenda veramente investire sui percorsi degli artisti che abbiano come primo obiettivo quello di creare relazioni con il luogo e le persone che lo vivono, per poi trarre possibili relazioni con il percorso artistico.

Talvolta, invece, percepisco il rischio che le residenze si riducano a dei contenitori, o mascherino l’impossibilità a sostenere fino in fondo un percorso produttivo mancando la vocazione di “ospitare la perdita di tempo”.

Sono domande che mi pongo costantemente e se devo trovare una risposta adeguata mi sento in difficoltà. Credo, in verità, che siano problematiche legate al senso del “fare teatro” oggi, e questo non solo dal punto di vista degli artisti ma anche dei luoghi istituzionali e non. È necessario, a mio parere, che tutti si pongano delle domande a riguardo.

Per il mio lavoro la residenza è un modo per dar vita a una necessità: trovare un luogo dove si possa “perdere del tempo” per interrogarsi e condividere pensieri, corpi, luoghi, illusioni, inciampi, cadute, dove la creazione sia una chiave per dialogare con l’antichità del presente, che per il mio lavoro si traduce in una parola: “resistenza”. Fortunatamente nella mia esperienza ho trovato luoghi, pur diversi, che avevano per vocazione l’utopia del resistere. Penso a luoghi come l’ex Manicomio Paolo Pini di Milano, Armunia a Castiglioncello, L’arboreto di Mondaino, dove prima di tutto ci sono persone che sentono il bisogno di ascoltarsi.

Maurizio Lupinelli
Nerval Teatro

Maurizio Lupinelli, attore e regista, lavora in teatro dal 1986. Dal 1990 al 1996 fa parte del Teatro delle Albe ed è membro di Ravenna Teatro. Nel 1991 fonda, insieme a Marco Martinelli, la non-scuola, esperienza teatrale all’interno degli istituti superiori di Ravenna, tuttora in atto. Nel 1999 a Lerici inaugura una collaborazione con il centro disabili Pl.e.ia.di, che prosegue fino al 2007, con la realizzazione del MARAT, liberamente tratto da Marat-Sade di Peter Weiss, all’Armunia Festival Costa degli Etruschi. Spettacolo che segna il debutto di Nerval Teatro, compagnia fondata – nello stesso anno – insieme a Elisa Pol.

Category: PROLOGO

About the Author (Author Profile)

Comments are closed.