Residenza o resistenza? – Gloria Sapio / Settimo Cielo / Officina E.S.T.

| 23 settembre 2013

RESIDENZA O RESISTENZA?

LA NOSTRA ESPERIENZA NEL LAZIO

Dal 2006, con l’affidamento di un progetto di animazione culturale del territorio da parte di un consorzio di Comuni situati nella provincia laziale, a circa 60 km da Roma, e realizzato in collaborazione con l’Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio (A.T.C.L.) e il contributo dell’Assessorato alla Cultura  Regione Lazio, Settimo Cielo ha iniziato l’attività stanziale nella Valle dell’Aniene. Attività rinnovata anno dopo anno, cresciuta fino a diventare un laboratorio permanente e affermarsi come “residenza” nel 2010, vincendo con Il progetto Officina E.S.T. il bando per Officine Culturali della Regione Lazio.
La nostra zona di riferimento – che inizia a Tivoli e termina a Subiaco – è un tratto collinare, confinante con l’Abruzzo, rimasto immerso in un mondo agricolo-pastorale sino alle soglie degli anni ’60. Troppo vicina alla Capitale per non diventarne una sorta di estensione periferica, troppo ripiegata su se stessa per immaginare  le sue attrattive al centro di un rilancio economico del  territorio. Il patrimonio di monumenti che la  circondano (Villa Adriana, Villa d’Este da una parte e i monasteri Benedettini dall’altra), le Rocche, i Castelli e i nuclei storici dei paesi, sono a malapena percepiti come la ragione di un transito di visitatori che risale al Grand Tour ma che ha sempre e solo toccato in superficie i residenti.
Il territorio, nonostante includa beni sotto tutela dell’Unesco, è perlopiù culturalmente e di conseguenza, socialmente, depresso, povero di artigianato, di tradizioni, se non quelle legate alle feste religiose, incredibilmente scarso di luoghi, strutture – teatri, aule, centri polivalenti, persino palestre – adattabili all’accoglienza di spettacoli dal vivo. Da una rapida ricognizione, fatta al momento in cui abbiamo preso in carico il primo progetto, la percentuale di chi non aveva dimestichezza con nessun genere di teatro superava il 70% nei paesi della Valle. In seguito avremmo appurato che nelle cittadine di Tivoli e Subiaco la situazione era poco più confortante.
Le amministrazioni locali, a parte alcune volenterose e lodevoli eccezioni, nonostante le dichiarazioni d’intenti, seguono con scarso interesse la crescita culturale del territorio e, in generale, preferiscono creare consenso con eventi di basso, spesso bassissimo livello come i gruppi amatoriali vernacolari, le sagre, le feste di piazza a cui destinano le ultime risorse delle casse comunali.
Questo il quadro generale, certamente non diverso da altre analoghe situazioni, per molti versi esemplare dell’esistente, o meglio, del non esistente, in tante aree del Lazio, cronicamente sofferenti della forza accentratrice di Roma.
Il motivo per il quale ci soffermiamo nel descrivere il contesto in cui operiamo è che vorremmo contribuire al dibattito mantenendo viva la riflessione sulle eterogeneità dei territori e di conseguenza sulla necessità di mettere a punto strategie estremamente differenti affinché la permanenza in un luogo sia uno strumento efficace di crescita.

In quella che poi è diventata la  nostra zona di riferimento, la possibile funzione aggregante del teatro, la possibile positiva ricaduta sul contesto sociale, dagli anziani ai giovani, ci si è rivelata con un’intensità tale da soggiogare totalmente la nostra ricerca artistica. Non potevamo, in quella circostanza, tenerci da parte, né permetterci il lusso del distacco. Per coinvolgere dovevamo coinvolgerci, ascoltare, capire, mettere da parte le nostre pratiche e costruirne di nuove insieme a quelli che ci seguivano, i nostri gruppi di lavoro, i cittadini, andandoli a stanare casa per casa, giocandoci a carte, portando con noi un fiasco di vino. Reinventando per loro un teatro che li riguardasse che potesse raccontare le loro storie, storie popolari, archetipiche, facendoli recitare, tra loro, con noi, insieme ad altri colleghi che sposassero l’idea per poter progettare insieme. Dovevamo costruire un pubblico per noi, per loro, per i professionisti che avremmo accolto e per quelli che sarebbero venuti dopo. Dovevamo costruire un pubblico che potesse distinguere, scegliere e domandare. Soprattutto domandare.
Se non c’è domanda di cultura l’edificio crolla. Anzi non si edifica proprio, il che spiegava il vuoto di strutture che ci circondava: prima di riempire una platea, quella platea bisogna fisicamente averla, o almeno avere qualcosa che vi somigliasse.
Ecco, a proposito del nomadismo e della stanzialità:  noi siamo stati e siamo tuttora nomadi in un territorio. Abbiamo migrato ovunque, dall’Aula Consigliare, al Centro Anziani, dalla Biblioteca Comunale, al Teatrino, al Museo, alla Piazza, al Bar. Il movimento fa bene, fa venire idee. Il nostro spostarci non ci ha dato l’agio, la certezza di una casa – dire che ci piacerebbe tanto averla! – ma è stato creativo, salutare, faticoso ma importantissimo per il territorio.
Il futuro: un lavoro così non si riesce a sostenere da soli. Ha troppo a che fare con il sociale e poco con il commerciale, anche se i risvolti in termini di ricaduta per il turismo culturale nella zona, data la natura della zona, solo un’ostinata cecità li potrebbe sottovalutare. La maggior parte delle nostre iniziative sono state, per il momento, offerte  a titolo gratuito per i residenti. Da qui bisogna evolvere.

Il futuro: le attività delle Officine sono state chiuse il 31 dicembre 2011. Non possiamo credere, e non abbiamo ragione di farlo, che la Regione Lazio voglia rinunciare a una tale fonte di riequilibrio delle risorse territoriali, né di arretrare a tal punto rispetto alle  altre realtà italiane.
Il futuro: una nuova Legge Regionale che dia impulso e risorse a queste esperienze.
Ma entriamo più nello specifico.
Case: case gestibili (teatri) la cui regolamentazione non sia affidata esclusivamente all’estro, all’interesse spicciolo e alla gestione di amministratori locali. Tempo: progetti triennali e non biennali con ritardi accademici di almeno tre mesi. Il lavoro non è semplice, bisogna poter progettare. Visibilità: abbiamo bisogno che le Amministrazioni ci aiutino a diffondere le nostre esperienze, da soli non abbiamo abbastanza risorse e non ce la facciamo, siamo troppo piccoli, troppo invisibili, eppure la Regione ci ha definito “delle eccellenze”.
Rete: fare rete con le altre esperienze. L’Ente ci aiuti  a stare in rete, riconoscendo il nostro ruolo, certificando il nostro lavoro.
Contributi: non servono cifre astronomiche, ma serve che siano certe, erogate con scadenze regolari. Le officine del 2011, che hanno rendicontato nel 2012 hanno i mandati a rischio di perenzione, questo vuol dire estinguere un settore, a scapito delle professionalità e dei risultati ottenuti. Fondi: i famosi fondi europei, potremmo collaborare, renderci partecipativi, aspettiamo solo una chiamata.

Il presente: cerchiamo di resistere e non siamo in pochi a farlo. Ci inventiamo altre forme di interventi, interventi a costo zero. Diamo una mano ai Comuni a non ricadere in “estati karaoke”. Facciamo cene e aperitivi per i nostri gruppi di lavoro. Promettiamo incursioni nelle scuole. Non lasciamo delusi quelli che si deludono. È una sorta di ospedale da campo in chiave culturale. D’altra parte, mai sprecare energie per preparare  un terreno per poi lasciarlo incoltivato. Lo abbiamo imparato stando nella Valle.

Gloria Sapio
Settimo Cielo/Officina E.S.T.
Coordinamento delle Officine Culturali e Sociali della Regione Lazio

Settimo Cielo nasce dalla volontà di indipendenza operativa di un piccolo nucleo di artisti. Con il progetto Medaniene giovani/ESTensioni/innESTi e con Officina E.S.T. – Esperimenti Sul Territorio, l’Associazione si dedica da otto anni a progetti che animano culturalmente  il territorio a est di Roma (Tivoli, Subiaco e sette comuni della Valle dell’Aniene). I progetti hanno vinto bandi provinciali e regionali. Settimo Cielo è promotore C.Re.S.Co., fa parte del coordinamento Cultura Bene Comune e del Coordinamento Officine Culturali e Sociali della Regione Lazio.

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Category: PROLOGO

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