A proposito di residenze – Francesco D’Agostino

| 4 ottobre 2013

A PROPOSITO DI RESIDENZE

1. DIGRESSIONI SEMANTICHE
Il termine Residenza negli ultimi tempi è diventato di moda e, come sovente succede, quando una parola viene usata e abusata, ecco che assume valenze molteplici e definisce realtà ben diverse tra loro; così avviene che una Residenza possa essere creativa, nel momento in cui la si immagina come l’opportunità di offrire a degli artisti (attori, performer, musicisti, danzatori…) un luogo protetto in cui fare ricerca ed eventualmente produrre; possa diventare artistica se invece è un artista o un gruppo di chiara fama a eleggere quel dato luogo come suo spazio di creazione; possa caratterizzarsi come una sorta di palestra formativa se viene immaginata come un luogo in cui giovani compagnie, sotto tutoraggio di altri soggetti “adulti” (Circuiti, Teatri stabili pubblici o privati, Teatri stabili di innovazione…) provano a sperimentarsi per crescere in termini non solo artistici, ma anche strutturali.
Pur non togliendo nulla a queste diverse accezioni, ci sembra che negli ultimi dieci anni in Italia si sia delineata e si sia sperimentata con successo un’idea diversa di Residenza che potremmo definire teatrale, perché rappresentativa di una forma specifica del Teatro italiano.

2. RESIDENZE TEATRALI
Grazie a specifiche normative regionali o a forti investimenti progettuali da parte di alcune fondazioni bancarie, nel corso del primo decennio di questo secolo si sono andati affermando progetti di residenza teatrale in diverse regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Toscana, Puglia e Calabria); pur nella pluralità delle modalità e delle forme, questi progetti hanno in comune alcuni elementi strutturali importanti che tratteggiano un modello che potrebbe essere riassunto nel seguente modo: la Residenza teatrale è un progetto culturale, artistico e sociale che una Compagnia teatrale di produzione con adeguata capacità strutturale in un rapporto di convenzione con uno o più enti locali avvia su un dato territorio; tale progetto si protrae nel corso degli anni e prevede attività diversificate ma strettamente coniugate tra loro che compenetrano la produzione, la formazione del pubblico, la programmazione, la ricerca, la formazione delle nuove generazioni di artisti e di tecnici, in una logica di sinergia con il territorio ospitante.

3. RIEQUILIBRIO DELL’OFFERTA CULTURALE
I progetti di Residenza, dislocati comunemente in aree periferiche, decentrate o sub-regionali, rispondono a un’esigenza di riequilibrio e di nuova distribuzione sui diversi territori dell’offerta di Cultura e impegnano le Compagnie titolari a un lavoro di rete con i diversi elementi del sistema teatrale (Circuiti regionali, Stabilità, altre Residenze); infatti grazie a un’attività che prevede una pluralità di funzioni (dalla produzione alla programmazione) e operando su un territorio ristretto, le Residenze hanno l’opportunità di rinnovare i pubblici, costruendo con essi rapporti fidelizzati, e possono diventare presidii territoriali che facilitano l’operatività degli altri elementi del sistema.

4. RAPPORTO TRA RESIDENZA E PRODUZIONE
Una Compagnia di produzione che ha la Residenza come modalità di lavoro, necessariamente si trova a dover coniugare la propria poetica artistica con la cultura, le istanze, i bisogni del territorio che la ospita; e come il suo progetto influenza la comunità, quest’ultima influenza la Compagnia e in qualche modo ne condiziona il pensiero e la creazione artistica. Per questa ragione con convinzione sosteniamo che la Residenza è una forma della Produzione.

5. TEMPORALITÀ E DIFFUSIONE
Va da sé che non tutte le Compagnie di produzione per essere tali debbano attuare progetti di Residenza, ma allo stesso tempo diventa fondamentale per chi sente affinità con un’idea di Residenza come forma della Produzione, poter immaginare progetti non occasionali, duraturi nel tempo e diffusi in modo capillare sui territori; perché solo così si può sostenere una ricerca artistica fondata sulla crescita di rapporti vitali con le comunità dei cittadini.

6. MULTIDISCIPLINARIETÀ
Alcune annotazioni vanno fatte in merito al carattere multidisciplinare dei progetti di Residenza, anche in funzione dell’innovazione operata dal Ministero che prevede un unico decreto con la parte generale comune sia per il Teatro, che per la Danza, che per la Musica.
Preferiremmo però nel caso delle Residenze Teatrali parlare più che di multidisciplinarietà, di pluralità dei linguaggi espressivi, comprendendo in essi le diverse forme delle Arti performative, figurative e delle Arti connesse alle nuove tecnologie.

7. NUOVI DECRETI ARTICOLO O COMMA
L’apprendere che all’interno dei nuovi decreti ministeriali si andranno a comprendere le Residenze, non può che riempirci di orgoglio: questo testimonia il valore di un processo decennale portato avanti con impegno da tante imprese teatrali.
Ma come sempre al momento in cui si vanno a definire criteri e modalità sorgono i dubbi e ci si rende conto di come una volta scritte, le regole possano diventare macigni che bloccano i processi creativi e innovativi.
Ci chiediamo dunque in che forma le Residenze andranno a essere normate e, ancora prima, se è meglio immaginare un articolo specifico che in qualche modo le consacri o piuttosto, più semplicemente, un comma incluso nell’articolo riguardante le imprese di produzione: l’una e l’altra scelta comportano vantaggi e inconvenienti ben immaginabili e implicano prese di posizione e alzate di scudi anche all’interno del sistema teatrale nazionale.
Da parte nostra forse ci sentiamo in questo primo passaggio di propendere per un comma che per agilità e semplicità, consentirebbe l’avvio di un maggior numero di esperienze diffuse sul territorio; ciò che è chiaro, comunque, è che i tempi sono maturi per giungere a una definizione e a un riconoscimento nazionale di questa nostra esperienza, che, crediamo a buon diritto, può essere definita la novità del Teatro di questo inizio di terzo millennio.

Francesco D’Agostino
Presidente di ANCRIT – Agis

Francesco D’Agostino è Socio, Vice Presidente, Amministratore Delegato, Direttore Organizzativo della Compagnia Teatrale Quelli di Grock e del Teatro Leonardo da Vinci di Milano.
Dal 1988, anno del suo ingresso a socio della Cooperativa Quelli di Grock, assume la direzione organizzativa della Società. Dal 2008 Presidente dell’Associazione ANCRIT (Associazione Nazionale Compagnie e Residenze di Innovazione Teatrale) in seno all’AGIS e aderente alla Federazione delle Arti Sceniche d’Innovazione. Dal 2012 ha assunto la carica di Presidente dell’Associazione Teatri per Milano

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Category: PROLOGO

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