Il teatro italiano ha fegato ma non ha cuore – Massimiliano Civica

| 26 agosto 2013

IL TEATRO ITALIANO HA FEGATO
MA NON HA CUORE

Il mio amico e serio organizzatore teatrale Fabio Biondi mi ha chiesto di scrivere qualche pensiero sulle residenze creative, per un momento di riflessione pubblica dal titolo Nobiltà e Miseria – presente e futuro delle residenze creative.
Dirò subito che penso tutto il bene possibile delle residenze creative: la mia carriera di regista ha avuto inizio e deve molto a una delle prime e più longeve di esse, quell’Armunia creata e voluta da Massimo Paganelli.

E qui mi fermo per quel che riguarda la “nobiltà”. Mi fermo perché, da un lato, sono certo che altri illustreranno al meglio l’importanza fondamentale che hanno le residenze creative per il teatro italiano e, dall’altro, perché sono anche sicuro che (almeno tra i partecipanti alla discussione) questa importanza sia giustamente data per acquisita e scontata. Parlerò dunque di “miseria”.

Il Teatro è un corpo vivo, la cui salute è assicurata solo a patto che i suoi vari organi lavorino in sinergia tra di loro, ciascuno svolgendo lo specifico compito che gli è assegnato per il bene dell’intero organismo. Per il Teatro tutto ciò che è nuovo, artisticamente rischioso, culturalmente stimolante va considerato come sangue pieno di ossigeno, necessario per mantenere il corpo vivo e dinamico.

Le residenze creative e i festival di ricerca sono un osservatorio e un’incubatrice del nuovo e di ciò che non è commercialmente appiattito verso il basso: alle compagnie le residenze creative offrono uno spazio e un tempo protetti per lo studio o la produzione di uno spettacolo, spesso un iniziale contributo alle spese e una piccola prima visibilità del prodotto finito. E qui finisce tutto.

Finisce tutto perché il corpo del teatro italiano è malato, e i suoi vari organi lavorano ognuno per conto proprio, indipendentemente e spesso in antagonismo l’uno con altro.
Non so perché mi sono invischiato in questa metafora organico-sanguigna, io che sono totalmente ignorante in fisiologia, ma visto che mi ci trovo dentro continuo, chiedendo subito scusa per le eventuali bestialità che potrò dire. Diciamo dunque che il fegato è l’organo che produce il sangue. Le residenze creative sono il fegato del teatro italiano, e fanno bene il loro lavoro. Ma il cuore non pompa.

I teatri stabili e i grandi circuiti regionali sono il cuore del teatro italiano, e devono pompare il sangue ossigenato dal centro dell’organismo fino ai suoi arti periferici, dalle grandi città metropolitane ai piccoli teatri comunali. Ma il cuore non mette in circolo il sangue del fegato, anzi, negli anni ha imparato a sintetizzarlo da solo, si è voluto esso stesso fare fegato, ma proprio per questo il suo sangue nasce già vecchio.

Se mi sono, in qualche modo, rifiutato di parlare della “parte” (le residenze creative) per dedicarmi invece al “tutto” (il teatro nell’insieme delle sue componenti) è perché credo che la segmentazione o lo spezzettamento del pensiero e dello sguardo siano il male principale di cui è afflitto il nostro mondo. E le residenze creative corrono il rischio di snaturare la loro funzione e di trasformarsi esse stesse in un organo malato e mostruoso, un organo che non svolge il suo compito specifico ma che vuole farsi “corpo intero”: un corpicino, gracile e indifeso.

È sotto gli occhi di tutti che è già nato “un sistema circolatorio” interno al fegato: ormai molte compagnie fanno tournèe unicamente tra le varie residenze creative e festival di ricerca, senza riuscire ad immettersi in una circolazione più ampia. Ma è un arrendersi, e un arrendersi al non-professionismo. Perché le residenze creative hanno a mala pena le forze e le economie per offrire un opportunità di “partenza” alle compagnie, ma non hanno le energie per supplire alle funzioni che dovrebbero svolgere altri organi del teatro italiano. Con questo fegato che, coraggiosamente e per il mal funzionamento del cuore (ovvero, fuor di metafora, dei Teatri Stabili e dei Circuiti Teatrali Regionali), cerca di farsi organismo intero noi rischiamo solo di continuare a lavorare senza pagare né le prove né i contributi agli attori.

Auguro ogni bene alle residenze creative, ma per svolgere bene il loro compito e la loro funzione, per non snaturarsi e degenerare, devono lottare per un sistema teatrale integrato, devono avere il coraggio di fare una battaglia a viso aperto, col cuore.

Massimiliano Civica

Massimiliano Civica, regista diplomato alla Silvio d’Amico, è stato Direttore Artistico del Teatro della Tosse di Genova nel 2007, anno in cui ha vinto il Premio Lo Straniero e il Premio Hystrio-Associazione Nazionale Critici Teatrali. Nel 2008 ha vinto il Premio UBU per la miglior regia con Il Mercante di Venezia e il Premio Vittorio MezzogiornoCome studioso ha collaborato con la cattedra di Metodologia della Critica dello Spettacolo della Sapienza e tenuto nel biennio 2007/09 la cattedra di Regia presso l’Accademia di Belle Arti di Genova. Insegna Recitazione agli allievi del terzo anno dell’Accademia D’Arte Drammatica Silvio D’Amico.

Category: PROLOGO

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