Centralità e crisi della creazione – Giorgio Zorcù

| 27 agosto 2013

Accademia Amiata Mutamenti
Residenza artistica Maremma Amiata – Moving Factory

 

Centralità e crisi della creazione

Venti anni fa sull’Amiata erano in molti a non aver mai visto uno spettacolo di teatro; oggi la comunità, nonostante la crisi, non vuole fare a meno delle stagioni teatrali, dei laboratori di cultura teatrale nelle scuole, di un festival, tutte attività che prima non esistevano ed ora rappresentano le concrezioni, i punti di riferimento stabili intorno a cui hanno ruotato decine di progetti, processi educativi e creativi rivolti al territorio. Sono i risultati di un presidio di cultura (teatrale) attiva.

Tutto è nato dalla scelta di fondare un luogo di lavoro, un centro stabile di riferimento artistico, in questo territorio meraviglioso e appartato; ed è stato qui che ho maturato nuove scelte, tra cui quella di fondare una compagnia insieme all’attrice Sara Donzelli. Ci ha unito il piacere di creare e “girare” con spettacoli e progetti, ma anche di tessere relazioni – attraverso il teatro – con la gente che abita intorno a noi, con una comunità meno effimera di quella che trovi sera per sera nei teatri. In un equilibrio dinamico tra stabilità e nomadismo.

La vita della compagnia e il suo carattere creativo hanno sempre rappresentato il motore della Residenza, la sede di ideazione di progetti nel territorio, dell’invito ad altri artisti a lavorare su temi indicati da noi o individuati insieme. Eppure è proprio la vita della compagnia, e la capacità di produzione artistica, ad essere a rischio di estinzione. Perché, nonostante tutto, non si è ancora capito che senza quella non sarebbe successo nemmeno l’altro. Passo dopo passo, negli ultimi anni, i risultati ottenuti si vanno smembrando, frantumando, stanno perdendo di organicità e di valore. Si sottraggono risorse alla produzione – ormai sono azzerati i contributi dei Comuni e della Provincia intitolati specificatamente alla produzione artistica – oppure si sottraggono risorse al festival estivo chiedendo semplici repliche e meno “progetti speciali”, per favorire altre operazioni di vetrina; oppure ancora si assegna la gestione del Teatro ad una compagnia amatoriale – tanto c’è il circuito regionale! Ormai nella nostra provincia ci sono solo compagnie amatoriali che gestiscono i teatri, oppure direttamente i Comuni stessi; non c’è ombra di compagnia professionale o di Direzione artistica locale, tranne noi con la nostra casa/sala prove del Teatro Amiatino di Castel del Piano, condiviso con associazioni, scuole e contrade.

Cioè accanto ad un riconoscimento di valore per quello che si è fatto e si fa, e ad una collaborazione sostanzialmente “tecnica”, la comunità locale e le sue istituzioni sembrano non comprendere che accaparrarsi piccoli pezzi di un mosaico delicato, costruito negli anni, rompe l’intero giocattolo. Che le risorse, soprattutto in un territorio così marginale, sono potute arrivare solo grazie al carattere di forte identità culturale, di originalità soggettiva, di cultura attiva che irradia e contagia, secondo una logica e un disegno, una necessità e un’urgenza. Vengono invece premiati gli opposti del mainstream e dell’amatorialità, o la pura occasionalità di eventi, scovando improvvisamente risorse inaspettate. Come se la radicalizzazione della crisi avesse annebbiato gli intenti più nobili e lungimiranti e portato allo scoperto una pochezza di fondo, un fare di corto respiro. Anche il mercato non è da meno, e segue logiche simili.

Per cui è benemerito il ruolo e il tentativo della Regione Toscana con il nuovo bando sulle Residenze artistiche; anche se, proprio noi che nel nostro territorio ne incarniamo il senso, siamo arrivati ad affrontarlo con il fiato corto, lambiti dalle fiamme della casa che brucia.

 

Moving Factory: alla ricerca di un luogo

Da due-tre anni ci stiamo interrogando come difendere e rilanciare i risultati della nostra Residenza artistica in questo mondo nuovo. Se incendio ci dev’essere, che almeno infiammi le fantasie verso una terra incognita, senza attaccarsi alle forme del passato e anzi rilanciando. Per esempio: perché non siamo riusciti finora ad attuare il sogno di un nostro “edificio teatrale”, che contenga una bella foresteria e luoghi di lavoro? Proviamo a mettergli le ruote ed inventarcene uno semovente? Diffuso? Abbiamo quindi approfittato del bando della Regione Toscana per mettere alla prova un nuovo progetto: Moving Factory, in attesa di nuovi risultati.

Contraddicendo la parola “Residenza”, che sa di stabilità “statica”, abbiamo introdotto due nuovi livelli di nomadismo, accanto a quello abituale della compagnia: uno locale, interno al nostro stesso territorio; l’altro internazionale, su cui stiamo lavorando già da qualche tempo.

A livello locale abbiamo esteso il territorio della Residenza all’intera provincia di Grosseto. Abbiamo iniziato a ricomporre un tessuto di relazioni con i tre teatri dell’Amiata (Arcidosso, Castel del Piano e Cinigiano) e attivato nuove condivisioni d’intenti con i Comuni di Castiglione della Pescaia (Teatrino Comunale di Vetulonia) e Orbetello (Auditorium). Ma abbiamo anche attivato colloqui con altri Comuni, a partire dal capoluogo Grosseto fino a Pitigliano, Roccastrada e Scansano, sedi di teatri storici disabitati per gran parte dell’anno; non con l’intento di “gestire”, ma di trovare insieme soluzioni economiche ed interessanti per dare nuova vita ai teatri, anche per brevi periodi, magari insieme a giovani compagnie che hanno bisogno di spazi. Per esempio con la Fondazione Grosseto Cultura abbiamo iniziato un progetto per l’incontro tra giovani artisti visivi maremmani e giovani compagnie nazionali che praticano forme di teatro vicine alle arti visive.

A livello internazionale abbiamo fondato a Lecce alla fine del 2011, con altri teatri e artisti, il Centro italiano dell’I.T.I. – International Theatre Institute, affiliato all’UNESCO, il più vasto organismo teatrale mondiale, con una grande ricchezza di contatti sia europei che extraeuropei. Poi, insieme ad altre 7 realtà europee omologhe, abbiamo ideato il progetto europeo PAiR – Performing Arts in Residence, di cui siamo leader: due anni di “visite di conoscenza” e di scambi artistici nei vari territori, da Atene a Berlino, da Lubiana a Liegi. Un primo risultato lo si è potuto vedere il 3 agosto scorso a Castel del Piano, nel simposio “Le Residenze artistiche di teatro nel mondo”, i cui interventi saranno messi in rete nella seconda metà di settembre, cui hanno partecipato le varie esperienze di PAiR insieme alla rete asiatica ARTEN e al La MaMa E.T.C. di New York, testimoniando una diffusione non solo italiana ma planetaria di una pratica nuova con radici antiche.

L’articolazione di questo doppio movimento locale-internazionale è uno degli aspetti che più ci appassiona in questo periodo e gli abbiamo dato nome Moving Factory: sono sempre stato affezionato al termine Factory come luogo di incontro e produzione tra artisti di diversi linguaggi e diverse generazioni. Ho aggiunto Moving perché significa sia Nomade che Emozionante. Moving Factory: tanti luoghi alla ricerca di un luogo, per attivare energie in un momento di depressione diffusa. Significa – artisticamente – deporre le armi note e partire da un azzeramento, una spedizione di attori nel loro proprio territorio, in connessione con le comunità che lo abitano, primi tra tutti i giovani creativi, e in relazione con una vasta rete di realtà omologhe a livello regionale, nazionale e internazionale.

Negli ultimi anni della sua breve vita Thierry Salmon elaborò il Projet Nomad e il Progetto Feuilleton: ne voglio ricordare alcuni punti perché per me sono riferimenti di un pensiero teatrale in movimento:
Nomadismo: come possibilità essenziale di apertura e di permeabilità alle differenti radici;
Mixité: mescolanza di provenienze, generazioni e linguaggi artistici;
Movimento verso il pubblico e con il pubblico: le ricerca di modi e possibilità di incontro oltre la convenzione teatrale;
Continuità e ricostituzione di una memoria vivente: come preservare e aprire il patrimonio di lavoro e di relazioni, una tradizione di comunicazione e di esperienze;
Teatro come fonte di relazioni: relazione con il pubblico e tra diversi soggetti artistici;
Autonomia dell’attore: intesa come capacità di reagire a situazioni diverse a partire dal bagaglio tecnico e di esperienze maturate nel corso del lavoro;
Territorio come luogo di azioni tra passato e futuro: in stretta connessione con i portatori della memoria storica del territorio e dei suoi saperi.

 

I progetti in campo

L’attività di produzione di spettacoli della compagnia si apre alla sperimentazione – a partire dal territorio – di nuovi modi di relazione con il pubblico e nuove forme di distribuzione “leggera”, a costi ridotti: miniprogetti produttivi site-specific, creazione di luoghi di ascolto per la parola poetica, di contesti di rodaggio e sperimentazione di nuovi spettacoli, anche attraverso le forme della lettura e della mise-en-éspace.

Il cuore artistico e produttivo della Moving Factory sarà Paesaggi teatrali – Comunità, Teatro, Paesaggio, un progetto di Arte pubblica a partire dalle comunità residenti e dal coinvolgimento di artisti di diverse discipline, sia maestri che giovani creativi locali, ma anche di altre competenze che il tema del Paesaggio ha il potere di coinvolgere: ambientalisti, storici, architetti, amministratori. La sfida di Paesaggi teatrali è quella di attivare la creazione di Campus creativi, ambientati in angoli diversi della Maremma, dove gruppi di artisti lavorano a fianco per un periodo limitato alla creazione di un’opera. Vogliamo far nascere una sorta di Bottega permanente di sperimentazione sui nuovi modi di Narrare/comunicare se stessi e il territorio.

Più orientato ad una ricerca interna al linguaggio teatrale è il Progetto Neiwiller – Visioni d’attore: gesto spazio e poesia, scambi e approfondimenti su temi e tecniche del lavoro dell’attore tra artisti di diverse compagnie e provenienze teatrali; al centro della ricerca sta la capacità dell’attore di reagire a situazioni diverse a partire dal bagaglio tecnico e dalle esperienze maturate nel corso del lavoro.

Su queste linee fondamentali verteranno gli incontri e i progetti con Giovani artisti, con diversi modi di affiancamento, sostegno o tutoraggio: individuazione e pratica di un progetto comune, affidamento di progetti studiati ad hoc, attivazione di spazi di lavoro, riscontro critico, sostegno pedagogico. Nella mia pratica recente di incontro e scambio con i giovani artisti il “paradosso” da esplorare è quello tra la perdita generalizzata di qualità del lavoro dell’attore e l’apparire della potenza del teatro nelle forme più inaspettate, in un’articolazione vasta del tempo/spazio e delle modalità stesse della rappresentazione.

È rispetto all’insieme di queste nuove linee guida della nostra antica Residenza artistica che si dovranno reinventare e reinterpretare le modalità più tradizionali di lavoro, ormai in crisi: le stagioni teatrali e il festival estivo, la scuola di teatro e le rassegne. Siamo noi i primi ad essere molto curiosi degli esiti.

Giorgio Zorcù
Agosto 2013

Le città industriali sono sempre meno vivibili, la comunità civica al loro interno si è dissolta, stanno riemergendo nella psiche e nell’esperienza delle aggregazioni spontanee, la nostalgia del villaggio.
Il momento che viviamo ci obbliga sempre più a cercare il senso dell’esistenza in due orizzonti, quello del villaggio e quello del pianeta.
L’umanità di domani dovremo immaginarla non come una megalopoli tecnocratica, ma come un’oceanica federazione di villaggi, di comunità umane, dotate ognuna di una propria memoria e cultura e tutte collegate al senso di una medesima responsabilità.
Il linguaggio dell’uomo nuovo è quello della poesia e della profezia, quello che denuncia l’inaccettabilità della città presente e descrive la città futura nella quale si sarà avverata la coincidenza tra il possibile e il reale.
Solo la poesia ci svela il mondo come dovrebbe essere, è una voce dell’utopia.
Ci sono nelle città, nei villaggi spazi riservati ai poeti che ci guidino lungo i sentieri delle memorie fiabesche, dei sogni proibiti?

Ernesto Balducci
La terra del tramonto – saggio sulla transizione (1992)

Giorgio Zorcù è direttore artistico di Accademia Amiata Mutamenti di Grosseto, compagnia nella quale confluiscono la sua esperienza di direttore artistico, regista e produttore – dal Festival di Santarcangelo alla direzione del CRT di Milano all’insegnamento alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi – e quella dell’attrice milanese Sara Donzelli – da Toni Comello a Flavio Ambrosini, da Mauricio Paroni de Castro a Jurij Alschitz.

Category: PROLOGO

About the Author (Author Profile)

Comments are closed.