Residenze e nuovo Decreto Ministeriale per l’assegnazione del FUS – C.Re.S.Co.

| 29 luglio 2013

Residenze e nuovo Decreto Ministeriale per l’assegnazione del FUS
un documento di CreSCo

1. Lettura del quadro di riferimento

Nel sistema teatrale nazionale e nel sistema della danza, le residenze rispondono a un duplice problema:
1 – sostanziale inefficacia delle azioni sin qui sviluppate dagli organismi deputati alla distribuzione, circuitazione e formazione del pubblico (manca un vero e specifico lavoro sui differenti territori, manca un vero progetto di valorizzazione degli artisti, le azioni di formazione del pubblico sono episodiche e spesso inefficaci);
2 – sviluppo esponenziale del numero delle compagnie teatrali e di danza, a fronte di un sempre minore numero di risorse e di spazi a loro disposizione (mancano i luoghi per fare prove e allestimenti, e quando ci sono risultano spesso troppo costosi, mancano i passaggi di testimone generazionali attraverso i quali i teatri e le compagnie di produzione esistenti e finanziate dovrebbero accompagnare la crescita di nuovi percorsi professionali).

Molto spesso le uniche realtà che hanno cercato di dare risposte a queste criticità sono stati i Festival che hanno perso il loro ruolo di “vetrina delle nuove produzioni” e per gli artisti sono diventati luoghi di affiliazione, nonché centri di sostegno alla produzione. Insomma, i Festival hanno rinunciato alla loro natura di evento episodico e hanno sviluppato sempre più un’attività continuativa.
Tutto questo non è però sufficiente a rispondere ai problemi e alle istanze emerse.

Le Residenze sono nate in risposta a queste difficoltà, e hanno interpretato in maniera creativa un fermento artistico presente nella società italiana.
Gli accordi locali tra artisti/organizzatori e enti di prossimità hanno fatto nascere percorsi di vero radicamento territoriale per i quali i gruppi di artisti/organizzatori si sono insediati in determinati territori sviluppando azioni di promozione di spettacoli, distribuzione, formazione del pubblico, creando così una sorta di sistema teatrale alternativo che ha risposto alle lacune di quello ufficiale.
Questo modello spontaneo di auto-organizzazione dal basso è il nucleo fondante del percorso che oggi chiamiamo Residenze.

Negli ultimi anni, alcune Regioni hanno normato questa situazione, in alcuni casi fotografando l’esistente, in altri casi favorendo questo tipo di processi in aree dove tali processi erano auspicabili. Ci riferiamo ai casi di Piemonte, Veneto, Toscana, Puglia e Calabria, dove le legislazioni regionali riconoscono la specificità delle residenze, ma ci riferiamo anche al caso del Lazio (che ha poi interrotto questo intervento col cambio di maggioranza politica), nonché all’azione che un istituto bancario privato ha promosso in Lombardia.
La natura difforme e “spontaneista” di questo fenomeno, legato a modelli regionali diversi l’uno dall’altro, è una caratteristica storica dalla quale non si può prescindere.

2. Due modelli di residenza

Attualmente chiamiamo col nome di Residenza due istanze abbastanza diverse tra loro:
1 – i centri che dispongono di strutture teatrali e di alloggio e che si aprono alla presenza creativa di artisti per specifici periodi di prova o per attività di formazione legate al coinvolgimento del territorio (è questo il modello di Rubiera, Mondaino, Castiglioncello, Dro, Bassano del Grappa, ecc)
2 – i nuclei di artisti (sono spesso compagnie di produzione) che si sono insediati in un territorio e lì svolgono attività di produzione, ospitalità e formazione: si tratta di progetti in base ai quali la relazione tra un nucleo di artisti e un luogo si fa continuativa; sono processi che partono dal “dare una casa” a una specifica istanza poetica e poi prevedono anche la presenza e l’incontro con altri nuclei artistici (è questo il modello presente in Puglia, in Piemonte, in Lombardia, ecc, pur se ci sono specifiche differenze tra quanto viene sviluppato nell’una o nell’altra regione – in Puglia, ad esempio, il ruolo del circuito regionale è centrale in questo processo, mentre non si può dire lo stesso altrove).

2.1. Punti in comune e ipotesi di definizione

I due modelli possono essere raggruppati in alcuni elementi comuni:
– una convenzione o anche più semplicemente un atto di deliberazione formale con uno o più enti territoriali;
– la gestione o la disponibilità in uso di uno o più spazi teatrali, siano essi privati o pubblici (ma in tutti i casi è riconosciuta la funzione pubblica dell’attività promossa);
– la relazione continuativa col territorio di riferimento;
– la presenza di una struttura organizzativa, amministrativa e tecnica;
– l’offerta agli artisti di un tempo per la creatività e per lo sviluppo di opere artistiche;
– azioni di organizzazione di spettacoli, prove aperte, promozione e formazione del pubblico, formazione professionale, attività con le scuole e le realtà del territorio;
– la possibilità di misurare l’attività svolta attraverso il criterio delle “giornate di apertura” e non semplicemente attraverso i soli borderò Siae delle giornate di spettacolo.

Da questi punti in comune la definizione che C.Re.S.Co. ha elaborato è la seguente:
«Per Residenza si intende un progetto culturale che prevede la presenza di un nucleo artistico e organizzativo in un tempo definito, all’interno di uno spazio o di un territorio dove si costruisce una relazione reciproca tra artisti e spazio/territorio, finalizzata alla produzione e all’ospitalità di opere artistiche, nonché alla formazione e alla promozione del pubblico.
Prerogativa di una residenza è la stipula di una convenzione o di una determinazione formale con un ente locale per la messa a punto di un piano organico funzionale alla gestione di uno o più spazi e/o all’interazione con un territorio, con il fine di favorire la massima possibilità di attraversamento degli stessi, sia da parte degli artisti, sia da parte dei cittadini.
Le residenze garantiscono un calendario di appuntamenti continuativi  all’interno del quale gli spazi si aprono alla presenza creativa di artisti in ospitalità, siano essi formatori professionali o imprese di produzione».

2.2. Elementi di differenza

Le differenze tra i due modelli sono evidenti, a partire dalla più macroscopica: in un caso si ha una direzione artistica che è retta dalla stessa compagnia di produzione, cosa che non avviene nell’altro caso. Le ovvie conseguenze hanno a che fare con la possibilità di attraversamento di questi spazi da parte di una pluralità di artisti e con lo spacchettamento delle risorse economiche da gestire.
È dunque giusto chiamare con lo stesso nome due cose che sono comunque diverse tra loro?
Probabilmente no.

3. La proposta di C.Re.S.Co. al MIBAC

La proposta di C.Re.S.Co. al MIBAC è dunque la seguente:
1 – Che lo Stato offra un quadro generale di definizione dei due modelli di Residenza, magari attribuendo a ciascuno di essi un nome differente, per evitare equivoci e sovrapposizioni.
L’obiettivo di questa proposta è evitare l’errore che si fece venti anni fa quando si crearono i Teatri Stabili d’Innovazione e si assegnò a singole istanze poetiche portate avanti da una compagnia di produzione il compito di promuovere azioni di sostegno al sistema dell’innovazione sul territorio di riferimento. È un compito che solo in alcuni casi ha dato risultati positivi, probabilmente per l’equivoco insito nel chiedere a una compagnia di produzione di diventare altro da sé.
Non vorremmo che col sistema delle residenze si ripetesse l’errore di cui sopra, creando nuove stabilità, certo più leggere di quelle di allora, ma non meno equivoche nella loro missione.
2 – Alla luce della novità rappresentata dalle Residenze (e dalla nuova funzione dei Festival), che lo Stato si occupi piuttosto di un’azione di riordino che ridefinisca le funzioni e gli obiettivi delle altre strutture esistenti.
Il riferimento è ai Teatri Stabili a Iniziativa Pubblica, Teatri di Tradizione, Teatri Stabili a Iniziativa Privata, Teatri Stabili d’Innovazione, Gestori di sale, Circuiti.
Chiediamo che si riducano gli obiettivi di queste strutture prendendo atto del fatto che molte di esse non hanno potuto svolgere il ruolo che si era immaginato potessero avere. Non si tratta dunque di smantellare un sistema, ma piuttosto di garantirne la sopravvivenza, semplificandone le funzioni.
3 – Che lo Stato, una volta dettate le linee guida in cui riconosce la necessità di un sistema nazionale delle Residenze, incoraggi le specifiche competenze regionali a legiferare nel merito.
4 – Che assieme alla Conferenza Stato-Regioni si apra una Consulta operativa che, tenendo conto delle specificità regionali, contribuisca a immaginare una modalità in base alla quale lo Stato possa trasferire alle Regioni le risorse utili a intervenire in maniera ancora più efficace sulle Residenze che sono e devono restare un’azione autonoma delle Regioni.

C.Re.S.Co. (Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea) è un organismo che raggruppa 120 strutture italiane, soprattutto gestori di teatri e spazi, organizzatori di festival, residenze, compagnie di produzione. L’elenco completo degli aderenti a CReSCo è sul sito www.progettocresco.it/

 

Category: PROLOGO

About the Author (Author Profile)

Comments are closed.