Pensieri sull’idea di Residenza – Labros Mangheras

| 28 settembre 2013

PENSIERI SULL’IDEA DI RESIDENZA

Cos’è una Residenza?
Una Residenza teatrale è un soggetto imprenditoriale, i cui oggetti di produzione sono i progetti culturali. Essa si configura nel rapporto tra uno spazio e un progetto, che lo abita, in grado di unire vocazioni artistiche produttive e modalità organizzative inedite in ragione del miglior utilizzo dello spazio stesso, inteso quale “bene comune” per la / della comunità di riferimento con la quale la residenza sviluppa una relazione partecipe e dialettica. Essa si caratterizza per un alto contenuto di professionalità e specializzazioni diverse, per una determinante incidenza del fattore umano e per un alto orientamento alla qualità del prodotto finale. In quanto impresa, la Residenza teatrale, pur non rinnegando l’artigianalità dei sistemi di un tempo e il naturale spirito di inventiva e creatività, ha dovuto sviluppare e affinare, specie negli ultimi anni, una cultura organizzativa che deve saper tener conto sia delle proprie linee artistiche – cioè della propria poetica ed etica – sia di altri fattori quali: aspetti finanziari, amministrativi, fiscali, rapporto con il territorio e con il mercato; questioni inerenti la sicurezza, tecnologia di produzione, potenzialità dei sistemi di comunicazione. I progetti culturali teatrali si configurano infatti quali progetti organici e integrati di attività di produzione, formazione, ricerca, ospitalità e promozione del pubblico.

Perché una Residenza teatrale è una risorsa per il territorio?
Una Residenza teatrale rappresenta per il territorio di riferimento una rilevante risorsa su più piani: culturale, sociale ed economico. La Residenza teatrale è garante, infatti, di un’attività stabile e continuativa. Una Residenza teatrale, infatti, programma e organizza la propria attività attraverso l’elaborazione di progetti che si articolano almeno per un triennio a garanzia dello sviluppo del rapporto con il territorio di riferimento e della costante ricaduta delle attività sul territorio stesso, che beneficia di una progressiva crescita culturale, con conseguente fidelizzazione e incremento del pubblico. Una struttura con queste caratteristiche deve dotarsi di strumenti gestionali, deve contemplare la presenza di quadri organizzativi altamente professionali, oltre che artistici, in grado di confrontarsi in maniera diversa con la funzione pubblica del teatro nei due sensi del termine: sul versante della progettualità (e dunque sul senso del proprio fare teatro rivolto alla collettività), e nel rapporto con le istituzioni. Anche le Università Italiane si sono dotate nel tempo di corsi specifici in Economia dello spettacolo, come la cattedra di Economia e organizzazione dello spettacolo al DAMS di Bologna, i corsi di Management dello spettacolo alla Bocconi di Milano, alla Luiss di Roma, Fondamenti di economia per le arti all’Università Ca’ Foscari e IUAV di Venezia, e tanti altri.
Il mondo dell’economia ha cominciato a rivolgere la sua attenzione alla cultura in generale sottolineandone il valore aggiunto, il concetto di patrimonio, il riflesso diretto e indiretto sulla società e sul Paese. Molto prima dell’Italia alcuni paesi europei hanno maturato una consapevolezza nei confronti di questo settore economico: nel mondo anglosassone la gestione della cultura e delle attività no-profit ha metodologie e una filosofia consolidata; in Francia esistono addirittura corsi universitari di Ingegneria culturale (la definizione forse più bella per chi fa il nostro mestiere). In questa direzione gli organismi teatrali hanno acquisito la consapevolezza della necessità di qualificare le proprie risorse umane con un’alta professionalità e di dotarsi di strumenti operativi nuovi, validi ed efficaci. Una Residenza teatrale sviluppa la propria attività grazie a competenze specifiche e variegate: ci sono all’interno registi, attori, scenografi, drammaturghi, danzatori, musicisti, fonici, datori luci, scenotecnici, macchinisti, costumisti, organizzatori, addetti stampa, grafici, amministratori, eccetera. Un universo lavorativo altamente specializzato che può sembrare eterogeneo, ma che trae da questa sua peculiarità e dall’incontro di diverse competenze le risorse necessarie alla creazione del prodotto artistico. Molte grandi invenzioni teatrali sono anche insieme soluzioni organizzative inedite; una Residenza teatrale stabile è un datore di lavoro in quanto crea occupazione in un settore produttivo che è da intendersi in tutto e per tutto alla pari di altre imprese, e inoltre è un organismo che sviluppa al suo interno attività di formazione del personale impiegato sia per la necessità di un ricambio generazionale, sia in quanto sistema che, per la particolarità della materia teatro, deve essere dinamico e creativo. Per paradosso, la stabilità del sistema in questo ambito è data proprio dalla sua capacità di movimento. L’attività teatrale stabile si avvale inoltre di mezzi, materiali, risorse umane, professionalità diffuse, e non solo teatrali. Una residenza teatrale è pertanto destinata inevitabilmente a creare un indotto nel territorio di appartenenza per le tante attività produttive di cui si avvale per la realizzazione dei suoi progetti, e per la ricaduta che i progetti culturali hanno sulle attività produttive e commerciali del territorio. L’attività teatrale stabile è anche una risorsa sul piano dello sviluppo turistico, in quanto contribuisce a richiamare l’attenzione sui territori in cui viene esercitata donando loro visibilità e valorizzandone il patrimonio storico e ambientale. Il Ministero stesso promuove e sostiene la valorizzazione dei luoghi, anche non originariamente destinati all’attività di spettacolo, e l’integrazione con il patrimonio storico e architettonico e tra le diverse arti sceniche.

La Residenza Teatrale e il legame con il territorio
Una Residenza teatrale deve sviluppare un pensiero artistico che si accompagni a una visione e a una conoscenza dettagliata del territorio specifico in cui opera, delle sue abitudini culturali e sociali, delle sue non abitudini, delle sue risorse e delle sue mancanze. Nello specifico essa deve essere in grado, mettendosi in ascolto del territorio, di sollecitare nuovi bisogni culturali. Dire teatro è come dire Italia, che si compone di tante Italie disseminate nelle sue province. Ogni territorio esprime ed è espressione di una storia differente, ogni provincia con la sua specificità evidenzia un’identità che va poi a comporre quella macroidentità che chiamiamo Italia. Lo stesso accade per il teatro: esistono i teatri e le tante differenti identità teatrali e le tante modalità differenti di fare teatro, non solo dal punto di vista estetico, ma anche a seconda dei contesti, i contesti amministrativi così come geografici modificano e reinventano le tante operatività teatrali diffuse sul territorio nazionale. L’esistenza di una Residenza Teatrale che elabori i progetti sul territorio e per il territorio è fondamentale per esprimere la propria identità, per creare un rapporto costante con il pubblico considerandolo non come un mero consumatore, ma anche principale interlocutore del processo creativo. Laddove un operatore teatrale e un amministratore pubblico misurano il raggiungimento dei propri obiettivi solo in termini economici di presenze e di incassi, esiste un vuoto progettuale che non tiene conto della propria reciproca funzione pubblica; essa deve essere esercitata con la finalità di promuovere uno sviluppo culturale graduale e composito, che possa creare le condizioni affinché gli spettatori sappiano leggere le diverse proposte e scegliere cosa e se consumare. Attori del sistema teatrale non sono infatti solo gli operatori teatrali ma anche le istituzioni pubbliche e gli amministratori locali, così come gli spettatori, i critici, eccetera…
Ed è inevitabile che per accrescere il consumo culturale sia necessario operare con continuità. Pertanto, un progetto organico pensato per il territorio deve avere l’obiettivo di far conoscere e frequentare lo spazio e il linguaggio teatrale da fasce sempre più estese di spettatori attraverso percorsi differenziati e integrati di produzione, formazione e programmazione.

Il teatro va abitato da un pensiero artistico in funzione di un territorio assumendosi delle responsabilità per una comunità…
…e di conseguenza esso deve essere gestito: questa è una cosa importante, importante ancora di più in un momento in cui e le risorse sono sempre meno. Le Residenze rappresentano una opportunità di innovazione nel sistema teatrale, bisogna prendere coscienza di questo, non solo da parte di chi già si sente Residenza, ma lo stesso sistema teatrale italiano deve riconoscerle, creando rapporti coerenti e funzionali con quello che abbiamo chiamato stabilità in tutti questi anni, con quello che abbiamo chiamato circuito, con quello che abbiamo chiamato produzione, eccetera. Il sistema, deve cogliere questa opportunità come sua. Le Residenze non devono essere viste come una contrapposizione o come un’altra stabilità all’interno del sistema, infatti, quando si parla di stabilità per le Residenze, non s’intende fare riferimento ai parametri ministeriali, bensì a una forma di operatività circoscritta in un territorio ben definito. Bisogna uscire, da questo tipo di mentalità legata ai parametri ministeriali, andare oltre: le residenze questo oltre lo stanno indicando. Lo stanno indicando nel lavoro quotidiano, lo stanno indicando nei territori, lo stanno indicando lì dove stanno mettendo in atto le buone pratiche di un lavoro. Cosa sono le Residenze se non degli organismi leggeri? Intendo che nel proprio bilancio hanno dei costi contenuti per il funzionamento della struttura, perché sono costituiti da un apparato leggero e funzionale. La Residenza, è un organismo snello, gestionalmente agile, che rimodula il rapporto tra il teatro che abita e la comunità di riferimento. Ecco un’altra cosa da chiarire con i nostri amici della stabilità, sempre ministeriale intendo: la Residenza, quando rivendica una stabilità sta rivendicando una stabilità in quel teatro, nel suo territorio a cui quel teatro appartiene. Di conseguenza le sue funzioni sono lì, e sono lì perché la Residenza è in grado di fare un lavoro approfondito in quel territorio. Non bisogna aver paura di cercare di definire cosa è una Residenza. Mi spaventa molto di più l’idea di mettere paletti, definizioni, recinti, mentre ritengo necessario tracciare regole nuove che sappiano leggere il nuovo, già in atto, nelle diffuse esperienze di Residenze Teatrali nel nostro Paese.

Labros Mangheras
TIB Teatro / PPTV

Labros Mangheras, laureato in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Bologna è il fondatore e Presidente di Tib Teatro di Belluno, Coordinatore Regionale dell’Associazione Nazionale Compagnie e Residenze Teatrali (ANCRIT) e Presidente dell’Associazione Produttori Professionali Teatrali Veneti (PPTV).
È il promotore del Festival del Teatro Veneto “Sguardi” nonché ideatore del Convegno SGUARDIlab (“Teatri e Territori: etiche ed estetiche” Verona, 2013; “Residenze Teatrali: dalla specificità dei territori uno sguardo al futuro” Belluno, 2012; “Il teatro del territorio: scenari nuovi e sinergie possibili tra Pubblico e Privato (a prescindere dalla “crisi”)” PPTV – Venezia, 2011; “Le Residenze Teatrali nel Veneto: come abitare il territorio” PPTV – Padova, 2010).

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Category: PROLOGO

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