Paesaggi di residenze creative_ Verdecoprente festival.01 – Rossella Viti

| 3 ottobre 2013

PAESAGGI DI RESIDENZE CREATIVE

Verdecoprente festival.01

A che cosa deve servire una residenza creativa, a chi si deve offrire la proposta, quali caratteristiche dovrebbe avere per ritenersi una proposta etica e professionalmente valida?
Le domande potrebbero prolungarsi in una lista lunga e particolareggiata, poiché ogni residenza, credo, non può che ritagliarsi negli spazi, che siano fisici o culturali, professionali o sociali, imprenditoriali o creativi, nei quali prende vita. Una vita che deve alimentare e nutrire, offrire possibilità, far procedere il lavoro e muovere energie, pensieri, sguardi. Nell’esperienza di Verdecoprente, seconda edizione di un festival che ora accoglie le residenze, siamo partiti da due necessità e tensioni fondamentali: Accogliere e Restituire.

Accogliere
Verdecoprente si basa su un sistema di promozione collettiva, di partecipazione e condivisione del progetto da parte di più promotori, artisti, cittadini, strutture, aziende, enti del comprensorio Amerino. Le risorse sono molteplici, ma ben più forti delle economie dirette sono le buone pratiche, con scambi di servizi, spazi, professionalità e competenze, cui prendono parte privati e pubblici, tutti ugualmente co-autori di un percorso di accoglienza. E’ in questo sistema che è nata l’idea delle residenze artistiche creative, tentativo di spostamento di senso e di visione dei luoghi geografici in spazi di vita e di lavoro artistico.
Il pensiero che ha guidato le scelte logistiche e organizzative è transitato dalla scelta dei luoghi dell’accoglienza dei percorsi quotidiani, quali mangiare e dormire, aver dimora, ai luoghi dove il processo creativo potesse aver luogo, spazi accessibili almeno otto ore al giorno, riservati agli artisti, adeguati anche alle esigenze tecniche del lavoro che vengono a sviluppare, e se possibile, combiniamo il calendario perché sia nello stesso spazio dove si presenterà lo studio al territorio. Evitare lo stress, il cambiamento repentino. Favorire invece l’abitare, come il fruitore nell’opera d’arte e lo spettatore sulla scena, lo farà l’artista in residenza nei luoghi che l’accolgono.
Il livello economico piuttosto contenuto del festival definisce da sé la tipologia di residenza, artistica creativa, non è possibile definirla come produzione. Puntiamo a rafforzare perciò quello che riteniamo più ‘nutriente’, l’incontro e lo scambio, il lavorare in un ambiente nuovo, tranquillo ma in sé portatore di cambiamenti e richieste, un contesto tangibile che si manifesta nelle forme di un paese e della sua gente, ospitale o inospitale, diffidente o curiosa. Sono sei i paesi coinvolti, e non sono tutti uguali. Per l’artista in residenza è anche questo il nuovo paesaggio da abitare, che lascerà tracce nel suo processo di lavoro.
E’ un paesaggio dinamico in costante evoluzione, e involuzione per certi versi, ma sembra fatto apposta per accogliere la creazione contemporanea, con le sue inconsuete modalità di attraversamento dei luoghi, la molteplicità dei linguaggi.
Ma ‘accogliere’ è rivolto anche verso l’interno, guarda al proprio essenziale e vitale, alla propria ricerca di senso che spinge a guardarti dentro, nella propria casa teatrale, nel territorio in cui hai scelto di vivere da 18 anni, che ti ha in parte deluso ma che non vuoi deludere. E allora la residenza creativa che stai costruendo è anche misurarsi sulla capacità di tessere rapporti, confrontarsi e costruire un pensiero collettivo dell’esperienza festival-residenze, è il piacere di aprire spazi di attraversamento, plurali e traccianti, per quanto temporanei.

Accogliere la propria idea di festival mentre si va formando intorno all’idea delle residenze creative, un’idea che appare visione ardita per il contesto, ma prende vita sempre più insistente. Analizzando e pianificando, coniugando il vissuto da artista con l’esperienza organizzativa. Nell’esiguità di risorse ci si abitua a leggere ogni occasione come spazio da esplorare, spesso fuori dalle strade codificate e dal marketing dello spettacolo. In ogni contesto si nascondono risorse, in una sorta di ri-generazione continua di possibilità. Sta a ognuno di noi scovarle, sfruttarle, trasformarle. Bisognerebbe essere sempre in cerca di un ‘paesaggio come teatro’, per dirla con il geografo Eugenio Turri, una direzione che ci suggerisce ancora l’incontro dello spettatore che abita l’opera insieme al suo autore, in un luogo performativo dove il ‘teatro si restituisce come paesaggio’. Un luogo – creazione rinnovato dal nostro percepire e interagire, specchio e traccia di micro drammaturgie animate anche dall’invisibile.

Restituire
Accogliere e restituire dunque si cominciano a mescolare, e in questo spazio di mezzo ci appare naturale e necessario condividere il pensiero di un’artista che si è amata, per la sua essenza, la sua coerenza e libertà ‘politica’, per la sua ricerca poetica. Si chiama Maria Lai, e a lei è dedicato il Verdecoprente.01. Nel momento in cui la incontriamo, a ottobre 2012, Maria non è più cosciente, la sua casa, il suo paese in Sardegna sono punto geografico e insieme paesaggio – opera testimone e memoria di una fantastica capacità di ri-scrittura creativa del territorio, una traccia rimasta anche dopo che l’artista si è spostata a lavorare ‘nel mondo’. Tutte le sue opere e il suo pensiero sull’arte portano il segno di una performance in cui trascina un’intera comunità, luoghi e persone, tutti uniti da chilometri di nastro azzurro che rappresenta creatività, capacità di stupirsi, di costruire legami. Maria Lai se ne va nell’aprile 2013, in quei giorni parte la prima tappa del festival, anche II Giornata nazionale C.Re.S.Co., costruita intorno al gioco delle sue Carte dell’arte. Ragioniamo sul mazzo dei ‘luoghi comuni’, dove le parole hanno un senso e ti invitano ad abitarle e giocarle, ri-scriverle.

Qui ‘restituire’ Maria Lai significa trovare una narrazione che la porti nel festival come soggetto di dialogo, a distanza, ma organicamente presente. Ci affidiamo a cinque donne, ognuna portatrice di una conoscenza e di un linguaggio diverso, un modo per confrontarsi con la sua figura seguendo le strade del festival e i toni del contemporaneo. E’ il suggerimento di un’apertura verso un mondo diverso, percepito inizialmente come lontano da sé e dal lavoro che si è venuti a fare nella residenza. Modificare il punto di vista, distogliere lo sguardo da sé in un’esperienza artistica dal valore anche antropologico, pensiamo sia importante per un artista.
Ma è una ricerca di senso o una ‘distrazione’, come vissuta da alcuni artisti in residenza?

Restituire può essere a volte ‘ingombrante’ per l’altro, può essere scontro tra più visioni, esigenze, percezioni, a volte legate alle diversità dei vissuti professionali e umani, ai contesti, a volte sembra segnalare un salto generazionale che coinvolge anche il modo di ‘vedere’ l’impegno sulla scena, la formazione, i rapporti.
Le residenze di Verdecoprente hanno seguito la determinazione di sostenere la ricerca delle generazioni, più o meno giovani, nella creatività, serietà e concretezza dei progetti presentati. In una personale visione che risiede in uno sguardo obliquo e divergente, e che com_prende lo spazio che un artista, un autore di drammaturgie e performances deve poter trovare, e deve cercare attivamente. Affrontando esperienze che viaggiano sui confini, in cerca di equilibri non comodi, su arterie che rischiano continuamente di interrompersi per rinascere, forse, altrove. Assumere i rischi che il processo creativo comporta.

Come artisti vediamo il processo creativo come un altrove in cui sostare, cercando, e questo cercare è cio che detta i tempi interni della residenza, per ciascuno diversi, e i tempi esterni, nella complessità dei rapporti. Interno ed esterno dovrebbero fluire organicamente, riunendosi nella performance che apre al pubblico il momento finale e che riunisce significativamente il lavoro di tutti. Un’esperienza che indica e segna per tutti strade future, tra l’accogliere e il restituire, strade intimamente percorse e collettivamente discusse. Le residenze creative, tessuto portante di Verdecoprente, sono tuttora trama di costruzioni future. Ricostruendo un ‘Ersilia’ contemporanea, quella città invisibile di Calvino che si continua nel suo abbandono e si riforma nelle relazioni, nell’attraversamento e nell’azione di uomini e donne, abitanti temporanei e fugaci, sempre in cerca di nuovi territori dove fondare una città da abbandonare. Sarà così che nascono i Paesaggi creativi di una residenza?

Rossella Viti

Verdecoprente Festival è un progetto di Rossella Viti, attrice regista fotografa formatrice, e Roberto Giannini, attore, artista visivo, formatore. Insieme dirigono l’Associazione Ippocampo, ente no-profit fondato nel 1994 a Roma, in cui Vocabolomacchia teatro.studio è il nome dedicato alla creazione teatrale e visiva nato dopo lo spostamento in Umbria.
Vocabolomacchia si occupa di produzione teatrale, performance e narrazioni multimediali, eventi e mostre-installazioni, videoart. Si dedica a percorsi educativi e di integrazione, realizzati in particolare con il mondo scolastico e le università sui temi del rispetto dei diritti dei bambini e delle diversità, operando nei diversi contesti sociali. L’associazione è ente accreditato alla formazione dal Miur e sviluppa percorsi di residenze formative sui linguaggi creativi.
‘Vocabolo’, che per la toponomastica è l’unità minima che definisce un luogo, è qui il laboratorio dove si organizzano e si mettono in forma le idee, grado zero della ricerca, sosta abitativa ai piedi della ‘macchia’ mediterranea, dispensatrice di energie. Un luogo fortemente condizionato dalla natura circostante che negli anni contribuisce a segnare l’identità del piccolo gruppo, solitario ma non isolato, immerso nella creazione ‘artigianale’ ma attento alle nuove tecnologie, il cui linguaggio trasversale e multidisciplinare, radicato nelle tradizioni teatrali e nelle spinte innovatrici delle arti del ’900, spinge il livello progettuale in direzione della qualità relazionale e della comunicazione efficace, privilegiando i processi sui prodotti, sostenendo la consapevolezza dell’artista e il valore dell’azione creativa collettiva e partecipata.

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Category: PROLOGO

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