MORE. La residenza di Scena Verticale a Cosenza – Dario De Luca

| 2 ottobre 2013

MORE. LA RESIDENZA DI SCENA VERTICALE A COSENZA

Ci sono alcune cose che già pensarle diventa impresa. Cose su cui nessuno scommetterebbe un centesimo. Una di queste è quella di decidere di far teatro in Calabria. Nuova drammaturgia e ricerca; l’organizzazione di un festival della scena contemporanea. E invece a volte può accadere che fai nascere una compagnia e che diventi, col tempo, riconoscibile; che la tua poetica sia in grado di raccontare un territorio oscuro e inedito come la Calabria; che un dialetto sconosciuto e complicato diventi lingua teatrale; che organizzi un festival che diventa un luogo apprezzato e importante per il dibattito teatrale nazionale.
A questi tasselli, che la compagnia Scena Verticale ha col tempo e la caparbietà messo insieme nella propria personale storia, se ne aggiunge un altro: la gestione di una casa teatrale.

PREMESSA INDISPENSABILE
La prima cosa che mi preme sottolineare è che spesso una gran quantità di piccole realtà indipendenti ha sopperito, con il proprio operato, a quello che per decenni non hanno fatto le stabilità e le stagioni dei grandi teatri, tranne in rari e isolati casi; dando visibilità a tutto un movimento teatrale scaturito negli ultimi 20 anni che altrimenti non avrebbe avuto spazio. Il sistema teatrale istituzionale (e metto dentro il calderone Stabili Pubblici, Stabili Privati, Stabili d’Innovazione e Circuiti) non ha voluto, e ancora non vuole, vedere che ci sono fior di artisti e un numero incredibilmente vasto di pubblico che si confronta sull’oggi, parlando la stessa lingua e che ha sancito un rinnovamento e un ricambio generazionale nel panorama teatrale italiano che – come giustamente dice Renato Palazzi – non ha eguali in Italia perlomeno da quarant’anni. Vogliamo prenderne atto? Vogliamo aprire le porte degli Stabili a questi artisti, che sono i protagonisti del nostro tempo, decretandone una volta per tutte il meritato riconoscimento? E ancora: vogliamo spostare questi operatori attenti e innovativi (che guarda caso spesso sono artisti) dalle situazioni di nicchia ai teatri istituzionali? Vogliamo rinnovare un repertorio che si è cristallizzato in una sorta di fermo-immagine perenne su titoli e autori consolidati, che non convince e intrattiene più neanche lo stanco pubblico degli abbonati?

Nell’attesa che questo avvenisse/avverrà, in giro per l’Italia si sono creati dei luoghi della creazione artistica e del confronto aperto e ricettivo con un territorio di appartenenza che, sotto il nome di Residenze, col tempo sono diventate buone pratiche artistico-gestionali da prendere a modello, in alcuni casi rimanendo singole esperienze, in altri riuscendo a svilupparsi come vero e proprio sistema.
Ma possibile che festival indipendenti e tanti spazi di residenza creativa sparsi nello stivale, debbano farsi carico dell’opera che spetta agli Stabili senza però averne né i mezzi finanziari adeguati né nessun altro tipo di tutela per il “rischio d’impresa” che si accollano?

LA NOSTRA RESIDENZA
In Italia le esperienze di residenza teatrale hanno 1000 sfaccettature diverse. Come sintetizza in maniera egregia Mimma Gallina: «Oggi per residenza si intendono in Italia modelli diversi di rapporto fra una compagnia e uno spazio/territorio, che è possibile ricondurre essenzialmente a due tipologie distinte: le “residenze artistiche”, progetti di ricerca stabilizzati presso strutture che li accolgono e sostengono (centri, festival), e quelle artistico-organizzative, che vedono le compagnie impegnate tanto in ambito produttivo, che (con diverse modalità possibili), nella gestione degli spazi e promozione del pubblico».

La nostra Residenza appartiene alla seconda tipologia delle due individuate da Mimma Gallina. Nasce da un progetto triennale, rinnovabile, della Regione Calabria, fortemente spinto da un gruppo di strutture teatrali calabresi, che ha inteso utilizzare un fondo europeo POR FESR 2007-2013 per dar vita a un sistema teatrale di residenze regionale. Tra il 2012 e il 2013 sono nate in Calabria 10 Residenze Teatrali. Noi, da poco più di un semestre, siamo titolari di una Residenza Teatrale nella città di Cosenza, e per almeno un triennio (maggio 2015) gestiremo le attività di un teatro, il Morelli, di 700 posti. Sentivamo il bisogno di dare al nostro percorso artistico, ma anche organizzativo e gestionale, una casa che ci potesse rappresentare, che ci potesse somigliare, che ci potesse raccontare per quello che siamo e che pensiamo sia il teatro, che abbiamo finora costruito con i nostri spettacoli e con la creazione del festival Primavera dei Teatri.

Uno spazio da gestire, dunque, come prosecuzione e ampliamento del percorso artistico della compagnia, che in fondo si è sempre posta nei confronti del proprio territorio nella forma di “residenza leggera”, intendendo per leggera un’attitudine, riscontrabile sia nelle produzioni (che dal punto di vista poetico hanno sempre avuto un forte legame con il luogo in cui operiamo), che nel modello festival, finalizzato a migliorare e rafforzarne l’organizzazione del gruppo, ad avvicinare il mondo teatrale italiano alla Calabria, a formare e allargare il pubblico, ad avere un confronto-scontro con il proprio territorio, a sensibilizzare gli enti e le comunità locali, e assieme interpretarne i bisogni.

La nostra compagnia, con il sostegno del Comune di Cosenza e della Regione Calabria, ha dato il via al Progetto MORE. Si chiama MORE e si pone l’obiettivo di dare di più!
Più teatro contemporaneo d’autore nazionale e internazionale (i venerdì della scena contemporanea), ma anche più attenzione per i giovani artisti del territorio capaci di sviluppare i linguaggi del contemporaneo (focus Calabria). Più investimento sulla nuova drammaturgia e sull’evoluzione dei linguaggi scenici. Più energia nella formazione di un nuovo pubblico, di un ricambio generazionale: una platea interessata a una scena più aderente ai temi, ai codici e alle contraddizioni dei tempi in cui viviamo.
Teatro da vedere ma anche più teatro da fare in prima persona. Una scuola di teatro per giovanissimi e adulti, ma anche altri percorsi di formazione per il pubblico (corsi di fotografia di scena, laboratori di educazione all’immagine) e per gli addetti ai lavori (corsi di scrittura critica e di editoria).
Un teatro più vicino alle associazioni impegnate nel sociale e che si caratterizzi per uno sguardo sulle produzioni nate nei luoghi del disagio (rassegna TeatrAbile). Nell’ottica della multidisciplinarietà, tipica di molte residenze, riserveremo attenzione anche ad altre forme d’arte, prima fra tutte la musica, con una predilezione per i progetti sperimentali e di ricerca. Un teatro che prova a vivere anche di notte, con degli extra contest a cavallo tra deejay-set e performing arts.

Un progetto insomma che abbia le nostre caratteristiche, nel quale sia riconoscibile il nostro modo di creare confronto tra la scena e la platea, ma anche una casa che possa diventare riferimento per una città e la sua comunità.
L’ennesimo nostro tentativo di aggredire positivamente un territorio.

DOLENTI NOTE
Non mancano d’altra parte le note dolenti, che afferiscono naturalmente agli aspetti finanziari e burocratici e al rapporto con gli enti sostenitori del progetto. A fronte dei risultati che il progetto ti impone di raggiungere la dotazione finanziaria è, neanche a dirlo, insufficiente; la conduzione dell’iter burocratico da parte della Regione Calabria è stata finora inadeguata sia in termini di tempi che di modalità di gestione: la carenza di personale all’interno degli uffici amministrativi e l’insufficiente competenza delle problematiche specifiche del settore hanno creato processi farraginosi e lungaggini burocratiche che potrebbero a breve portare a una paralisi dei progetti di residenza.
Si è venuta così a creare una situazione molto pericolosa nella quale le compagnie titolari dei progetti sono costrette ad anticipare decine di migliaia di euro (in alcuni casi centinaia di migliaia), per portare avanti le attività in attesa che la Regione Calabria sia in grado di provvedere all’erogazione dei contributi che, si badi bene, non gravano sui fondi ordinari dell’Ente (ma su quelli straordinari provenienti dal POR FESR) e sono dunque svincolati dal Patto di Stabilità. Questa situazione sta portando all’indebitamento crescente delle compagnie, alcune delle quali sono piccoli gruppi che provano a darsi una prima dimensione aziendale, e al conseguente fermo delle attività.

 

Dario De Luca
Scena Verticale

Scena Verticale nasce nel 1992 a Castrovillari per opera di Saverio La Ruina e Dario De Luca, direttori artistici del gruppo. Nel 2001 si aggiunge alla compagnia Settimio Pisano che ne cura l’aspetto organizzativo. La compagnia debutta nel ’96 con La Stanza della memoria, testo e regia di Saverio La Ruina e Dario De Luca. Tra gli spettacoli realizzati si ricordano: de-viados (1999) per la regia di Saverio La Ruina e Dario De Luca; Hardore di Otello (2000), Amleto ovvero Cara mammina (2002), Kitsch Hamlet di Saverio La Ruina. Nel 2006 Dario De Luca dirige Elettra. Tre variazioni sul mito, nel 2007 debutta Le tre malebestie – Luigi Sturzo, mentre nel 2009 U Tingiutu. Un Aiace di Calabria, dello stesso De Luca. Per l’interpretazione e la drammaturgia di Dissonorata (2006), Saverio La Ruina riceve due Premi UBU 2007 nelle categorie “Migliore attore” e “Migliore testo italiano”, mentre con lo spettacolo La Borto (2009), l’autore, regista e interprete La Ruina riceve il Premio UBU 2010 per il “Migliore testo italiano”. Nel giugno 2010, per il percorso drammaturgico di Dissonorata e La Borto, Saverio La Ruina riceve inoltre il Premio Hystrio alla Drammaturgia 2010. Ancora La Ruina riceve il Premio UBU 2012 come “Migliore attore” con lo spettacolo Italianesi (2011), mentre il testo dello spettacolo riceve una nomination nella categoria “Migliore testo italiano”. Lo spettacolo Morir si giovane e in andropausa (2012) di Dario De Luca e Giuseppe Vincenzi, per la regia di Dario De Luca, vince il Premio RomaRipArte 2013.
Dal 1997 Scena Verticale è riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Nel 2001 riceve il Premio Bartolucci “per una realtà nuova”, presieduto da Franco Quadri. Nel 2003 ottiene il Premio della Critica Teatrale, assegnato dall’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro. Per il festival Primavera dei Teatri, giunto alla quattordicesima edizione, di cui è ideatrice e organizzatrice, nel 2010 riceve il Premio Speciale UBU e nel 2013 il Premio Kilowatt-Titivillus. Negli ultimi anni i suoi spettacoli sono presentati anche all’estero con tournée in USA, Argentina, Russia, Inghilterra, Francia, Germania, Belgio, Irlanda, Croazia, Bosnia, Svizzera.

Tags: , , , ,

Category: PROLOGO

About the Author (Author Profile)

Comments are closed.