La difficile convivenza tra teatro e geografia – Luca Ricci

| 9 settembre 2013

La difficile convivenza tra teatro e  geografia 

Così CapoTrave / Kilowatt si legge e si pensa, ora che è diventata una Residenza

 

Dieci anni fa, nel 2003, quando sono nati sia la compagnia CapoTrave, sia il festival Kilowatt, abbiamo cominciato a costruire una Residenza, ma non sapevamo ancora che si chiamasse così. Ad agosto 2013 la Regione Toscana ha riconosciuto al nostro progetto questo “status”. Adesso siamo ufficialmente una delle 21 Residenze toscane. Due domande.
La prima: ora che il nostro percorso è approdato verso questo esito, come e perché abbiamo costruito una Residenza?
La seconda: verso cosa guarderà il nostro progetto, da ora in poi?

Per rispondere alla prima domanda, devo tornare a quel 2003, a quali erano le idee, le speranze e le prospettive su cui stavamo basando la nostra azione. Devo ritrovare le visioni di allora, che poi ci hanno portato a costruire una “cosa” adesso ufficialmente chiamata Residenza.
La risposta alla seconda domanda (quella sul futuro), se ci riesco, la troverò alla fine, spiegando prima quello che è successo sinora.

Nel gennaio 2003, Lucia Franchi, Mirco Ferrara e io, il nucleo fondatore di CapoTrave, venivamo fuori – in malo modo – da un’esperienza associativa che si chiamava Antiche Prigioni. Per dieci anni avevamo partecipato alla gestione di un teatro a Pieve Santo Stefano, un paese di 3.000 abitanti, in provincia di Arezzo. Quando era iniziata l’attività di Antiche Prigioni noi avevamo 16 anni e il nucleo più forte di quell’associazione erano una decina di trentenni (che a noi allora sembravano vecchi): nella vita facevano i più svariati lavori e avevano tutti una passione per il teatro sperimentale. Quegli anni furono belli e faticosi: non facevamo altro che stare in teatro, intere giornate e notti, e poi i fine settimana, le estati. Organizzavamo laboratori in cui artisti dell’area fiorentina venivano a formarci: c’erano gli attori dell’Arca Azzurra, poi Marco Natalucci, Marco Giorgetti, successivamente divenuto direttore dell’ETI, Cristina Rizzo, che stava per fondare Kinkaleri, Cinzia Cascianini, allora danzatrice per Virgilio Sieni. Negli anni, cominciammo a diventare noi stessi docenti in altri laboratori, per bambini e adulti, nel frattempo facevamo i nostri spettacoli che giravano nelle zone limitrofe, e intanto, in varie rassegne, invitavamo Alessandro Benvenuti, Teatro delle Ariette, Franco Di Francescantonio, gli stessi Sieni e Arca Azzurra, e molti altri. Nel teatro di Pieve Santo Stefano, noi stavamo imparando a fare una Residenza.

Quando quell’esperienza per noi si concluse, ci spostammo a Sansepolcro, che è a 12 km da Pieve Santo Stefano e di abitanti ne fa 16.000. Lì ricominciammo da capo, e volevamo ricostruire quella stessa cosa che avevamo appena perduto. Solo che a Sansepolcro non c’era un teatro pubblico del quale chiedere la gestione, né noi – che a quel punto avevamo 26-27 anni – potevamo affittare o comprare una sala. Abbiamo fatto una compagnia di produzione, CapoTrave, e un festival, Kilowatt, due cose che a nostro avviso potevano stare in piedi anche senza un teatro da cui partire.
La compagnia è sempre stata il nostro spazio “privato”, dove andare a indagare i temi che ci stavano a cuore e sperimentare i linguaggi, dovendone rendere conto solo a chi negli anni ci è venuto a vedere e a chi ha deciso di comprare i nostri spettacoli per le proprie programmazioni. Non abbiamo mai legato l’attività di CapoTrave a Sansepolcro: la compagnia era (ed è) una compagnia italiana che faceva (e fa) i propri spettacoli ovunque, senza alcun vincolo o legame col territorio da cui proviene. Spesso abbiamo fatto prove e allestimenti a Roma, o in altri spazi che ci sono stati offerti. Quasi mai abbiamo provato o debuttato a Sansepolcro (anche perché non c’era un posto dove provare).

Invece, il festival è stato da subito un progetto che abbiamo costruito insieme alle amministrazioni pubbliche che si sono succedute a Sansepolcro in questi anni. L’abbiamo realizzato a piccolissimi passi, come gocce che scavano la roccia, insistendo sempre sulla dimensione pubblica e politica dell’azione, non concependolo mai come un’iniziativa privata, ma sempre come un progetto della comunità. Tanto che adesso, dopo 10 anni di insistenze continue (non saprei come altro definirle), inauguriamo il primo teatro pubblico della città, del quale abbiamo una convenzione triennale per la gestione, insieme all’associazione Laboratori Permanenti, anch’essa di Sansepolcro.

In questi anni noi siamo stati molto radicali nel tenere separati i due ambiti di lavoro. Il nostro mondo creativo che si esplicava nel lavoro di produzione della compagnia non doveva spingersi sino a condizionare il nostro progetto pubblico, quello del festival, dei laboratori, della concessione di sostegni economici ad altre compagnie o delle varie azioni di formazione fatte con la città di Sansepolcro. Viceversa, neppure la nostra azione legata alla collettività doveva togliere spazio, tempo e autonomia all’attività poetica e creativa. Per anni abbiamo fatto le domande di finanziamento al Ministero, alla Regione o alla Provincia, tenendo totalmente distinti i due ambiti.
In maniera plasticamente evidente, abbiamo sempre avuto due contabilità separate, due conti in banca, e molte delle persone che hanno lavorato con la compagnia non c’entrano nulla col festival o con le attività di formazione fatte a Sansepolcro, e viceversa.
Ad aprile 2013, quando abbiamo compilato la domanda regionale per le Residenze, è stato un pò strano, per noi, mettere tutto assieme, cioè rendicontare i nostri due tipi di attività come un unico progetto.

Questi sono i fatti.
Ora torniamo alle due domande iniziali.

Oggi, guardando alla nostra piccola e parziale storia, ci viene da dire che una Residenza è un insieme di azioni: alcune di queste hanno una prospettiva tutta privata, afferente al mondo della creazione, che è dunque interiore, da proteggere, ed è libero, fuori dalle geografie e dai luoghi fisici; altre di queste azioni, invece, hanno un orientamento tutto pubblico, politico, sociale, da condividere con la collettività e con i luoghi di riferimento, e di cui rendere conto ad altri artisti e colleghi.
Una Residenza ci appare dunque come un processo di protezione dell’introversione e nel contempo di totale estroflessione. Il particolare e il collettivo messi insieme, l’interiore e l’esteriore che trovano una modalità per nutrirsi l’uno dell’altro.
La Residenza è una sorta di contraddizione, in fondo, è un tentativo di mettere assieme tendenze opposte tra di loro. Ma è su questa serie di antinomie che il nostro nuovo status ci chiede di operare.

Per quanto ci riguarda, nella parola Residenza si sommeranno il nostro essere una compagnia di produzione e il nostro promuovere una serie di attività con l’ente locale e con il nostro territorio, nonché la nostra vocazione a concedere spazi ed economie ad altri artisti perché sviluppino i loro progetti produttivi.
Riusciremo a fare in modo che l’una cosa riesca a interagire con l’altra senza sporcarla, condizionarla, piegarla? A noi sembra questa la sfida che abbiamo davanti, adesso. Dobbiamo fare in modo che, tra altri dieci anni, quando guarderemo a quello che saremo diventati, il nostro essere stati “battezzati” come Residenza, nell’anno 2013, abbia significato nutrire in maniera più organica l’una cosa con l’altra, senza però sciuparne nessuna delle due.
Non so se ci riusciremo, ovviamente.
Intanto, il nostro prossimo spettacolo si chiamerà Piero e sarà dedicato a Piero della Francesca, il figlio più celebre della città di Sansepolcro. Già questo ci sembra un modo per far crescere il dialogo tra creazione e luogo. Forse, è una maniera per festeggiare la nostra nuova condizione di Residenza.

Luca Ricci

 

Luca Ricci è regista teatrale e fondatore della compagnia di produzione CapoTrave. È direttore artistico di Kilowatt Festival e condirettore del progetto Dominio Pubblico (Teatri Argot e Orologio, a Roma). Dal novembre 2010 a novembre 2012 è stato presidente di C.Re.S.Co.– Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea.

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Category: PROLOGO

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