La casa teatro – Emilia Paternostro di Catalyst

| 16 ottobre 2013

LA CASA TEATRO

“Urge che il Teatro ritorni a essere qualcosa di vivo, di forte, che turbi i cuori inerti: una doccia al servizio dell’igiene morale, un esercizio, un combattimento”
José Ortega y Gasset

A volte mi chiedo se le leggi vengano emanate perché vogliono disegnare strade di futuri possibili o se, molto più semplicemente, tendano a organizzare e fotografare l’esistente. Ovvero, noi residenti-resistenti abbiamo occupato luoghi e ci siamo attrezzati alla stanzialità per vocazione o per sopravvivenza, per caso o per necessità? È evidente che in alcune regioni d’Italia il percorso sulle residenze teatrali ha origini lontane e ha trovato un connubio vincente tra linee guida degli amministratori e vocazione di artisti e organizzatori.

Quando abbiamo letto il bando per le residenze toscane, la nostra prima reazione è stata quella di sollievo: finalmente per ogni paragrafo della domanda, per ogni casella avevamo contenuti, numeri, esperienze da inserire. E la netta sensazione al momento dell’assegnazione dei contributi è stata quella di far parte di un progetto non casuale ma condiviso, preparato, discusso, sperimentato negli anni. Il passo successivo è che queste istanze che provengono dai territori e da alcune regioni trovino riscontro anche in una legislazione nazionale sullo spettacolo dal vivo.

A questo punto quindi, almeno in Toscana, alcuni di noi hanno una casa, molti l’hanno sempre avuta, qualcuno sta ancora imbiancando le pareti.

La casa a volte si sceglie, a volte si trova per combinazione, ma è la vocazione alla ricerca della casa che la fa trovare. Eppure non sono sicurissima che tra residenze e creatività ci sia un nesso così deciso; per alcuni la residenza è fondamentale per la creatività, quando la necessità di espressione artistica è connessa strettamente con la casa. Per Catalyst lo è sempre stata. La necessità di un luogo e in più di un luogo “tradizionale” come quello teatrale ha sempre caratterizzato il nostro lavoro. Mancanza di fantasia, anzianità di servizio, mancanza di risorse per trasformare spazi differenti: da sempre abbiamo privilegiato il teatro.

Ma la casa condiziona i suoi abitanti. La sua struttura, la strada, il quartiere, l’arredamento, tutto tende a scrivere una direzione nelle scelte. Qualcosa si può cambiare, migliorare, modificare, ma le case non si possono spostare.

Noi abitiamo da nove anni una casa con 450 sedie a Barberino di Mugello, dove ogni anno passano circa 20.000 persone (tra teatro serale, teatro per famiglie, produzioni, laboratori, matinée, corsi di teatro e circo, iniziative della comunità locale, cinema, progetti europei) con oltre 200 giornate di apertura al pubblico e con una media di presenze agli spettacoli teatrali che abbiamo trovato a 30 e portato a 250. La domanda è quanto la casa condizioni le scelte artistiche, non solo quelle della programmazione e delle attività, ma anche quelle della produzione.

Molti di noi tendono a fare una distinzione tra due tipi di residenza: quella creativa e quindi fatta da artisti, e quella “organizzativa” che presuppone una vocazione maggiormente rivolta al pubblico di riferimento. La sfida costante è riuscire a coniugare questi diversi aspetti. Non è semplice. Vero è che in un paese in cui abbiamo raggiunto un tale e imbarazzante livello di “analfabestismo” credo che la missione culturale si debba necessariamente trasformare in un lavoro che coinvolga il maggior numero di persone possibili, di fasce diverse d’età, di differente provenienza sociale, cosi che il teatro diventi finalmente, come sosteneva Paolo Grassi nel 1946, “un pubblico servizio alla stregua della metropolitana e dei Vigili del Fuoco”. E che la questione non sia ancora risolta lo dimostrano le linee dei nuovi programmi europei per la cultura che mettono al centro degli obiettivi strategici l’Audience development, ovvero l’accessibilità della cultura e la partecipazione del pubblico e soprattutto del “non pubblico” alla cultura, in tutte le sue sfumature.

Questa direzione comporta un rischio: diventare l’entità di riferimento culturale per l’intero territorio può trasformarci in una sorta di Pro Loco. Niente di male, ma quello è un altro lavoro. Sulla sponda opposta l’altro rischio è l’isolamento nell’autoreferenzialità creativa.

Forse una soluzione potrebbe stare nel prendersi cura della casa, nell’aprire la casa anche agli altri. È un processo naturale: vanno invitati gli amici a cena altrimenti dopo un po’ non si sa più né con chi né di che parlare.

In questo senso le residenze possono e devono essere la nuova struttura dello spettacolo dal vivo in Italia. Sono strutture che al loro interno hanno alte professionalità, adatte alla trasformazione e alla flessibilità, soggetti creativi pronti al cambiamento, alla progettazione costante, anche a cambiare casa perché hanno ormai creato una prassi di lavoro; sono i manovali del teatro quelli che abitano le case.

Le residenze possono diventare così il nuovo modello gestionale del teatro italiano, o almeno l’unico per noi interessante in un momento in cui il teatro di giro appare un lusso o quanto meno un ricordo del passato. Nuovi modelli, più efficienti, più dinamici, più veloci, più elastici. Perché elastico è quello che ci circonda.

La vocazione alla residenza implica un pensiero a tutto tondo, ed è così che non si è più interessati a ospitare una replica di uno spettacolo ma si diviene interessati al processo creativo, alla condivisione; i luoghi di residenza diventano luoghi di vera formazione, diventano spazi di pensiero, di creazione. Gli altri luoghi teatrali sono edifici, non case. Gli edifici hanno più comfort, si cena ancora con posate e bicchieri tutti uguali, hanno camerieri efficienti, ma spesso non hanno cuore.

Emilia Paternostro
catalyst – direzione teatro corsini barberino di mugello

Catalyst
Attiva dal 1998 sul territorio regionale toscano, Catalyst affianca all’attività di produzione nel campo del teatro di prosa e teatro ragazzi, la gestione, la direzione artistica e organizzativa del Teatro Comunale Corsini di Barberino di Mugello e di diverse manifestazioni e rassegne realizzate sul territorio. Ha una propria sede organizzativa all’interno del Teatro Puccini di Firenze dove dirige la Scuola di Teatro per adulti e ragazzi CRF Centro Ricerca e Formazione, con sedi anche al Teatro Corsini di Barberino di Mugello e al Teatro Giotto di Vicchio.
Negli anni Catalyst ha consolidato i propri settori di attività grazie alla costante collaborazione con Enti pubblici e privati (Regione Toscana, Comune di Firenze, Comune di Barberino, Provincia di Firenze, Comunità Europea, Ente Cassa di Risparmio etc.) che ha dato vita tra gli altri a tre diversi Progetti Europei.
A partire dalla Scuola di Teatro CRF e da collaborazioni con altre realtà artistiche, Catalyst ha creato un nucleo artistico-organizzativo stabile che conta in maniera continuativa su circa 20 elementi che operano nel campo della produzione di spettacoli, nella formazione e attività laboratoriale per le scuole, nella gestione di spazi teatrali e rassegne estive e invernali, progetti internazionali, gestione della stagione cinematografica, sviluppo di progetti sul territorio. Negli ultimi l’attività della compagnia si è svolta principalmente nei seguenti settori: produzioni e coproduzioni di spettacoli dal vivo; attività di gestione del Teatro Corsini; direzione artistica delle rassegne di Teatro Ragazzi La Domenica dei Piccoli; ideazione e realizzazione del Festival Estivo Senza Frontiere Barberino Estate; progettazione e realizzazione della stagione di matinèe La Scuola va a Teatro aperta a tutte le scuole del Mugello; realizzazione dei laboratori all’interno delle scuole del Mugello; sviluppo e realizzazione di percorsi artistici e di avvicinamento al teatro per le scuole; attività di residenza all’interno del Teatro Puccini di Firenze / Puccini Micrò; direzione della scuola di teatro CRF Centro Ricerca Formazione; progetti per le Scuole di Firenze e Provincia (La scuola va a teatro, Festival il Fiorentino etc.); progetti speciali / progetti europei e scambi internazionali.

Elemento fondante del progetto artistico della compagnia è l’attenzione per l’innovazione, intesa anche come confronto con autori di generi differenti, che si realizza attraverso la diffusione della drammaturgia contemporanea, la messa in scena di testi originali, la drammatizzazione di testi poetici e letterari, la realizzazione di stagioni teatrali per adulti e ragazzi che favoriscano la diffusione dei diversi linguaggi della scena: teatro, danza, musica e video-arte. Una dimensione che individua nella forma spettacolo il cardine di un’attività che si sviluppa lungo due linee guida: produzione e ospitalità.

Category: PROLOGO

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