Il senso di un teatro – Laminarie

| 17 ottobre 2013

L’esperienza di DOM La cupola del Pilastro ha solo quattro anni, ma affonda le radici in un percorso più lungo che è quello della compagnia teatrale Laminarie. Una compagnia nata anche grazie a una residenza a Longiano nel 1994, nell’ambito della programmazione del Teatro Petrella allora diretto da Sandro Pascucci. Una compagnia che ha attraversato il “sistema delle residenze”, in Italia e all’estero, innanzi tutto dal punto di vista degli artisti che hanno potuto mettersi alla prova grazie all’ospitalità in luoghi rispettosi delle loro specifiche modalità operative.
Laminarie, nel momento in cui ha avviato la gestione di DOM, ha provato a immaginare uno spazio che ha al centro la ricerca teatrale, ma è in costante dialogo con altre discipline artistiche, con le scuole, le biblioteche, le associazioni culturali, i gruppi informali, gli studiosi e i critici, con i cittadini del quartiere e il pubblico di ogni età. E in questo contesto ha avviato una relazione con alcuni artisti che, a loro volta, abitano DOM secondo le loro necessità e i loro desideri, ma anche tenendo salda una relazione con le specifiche caratteristiche dello spazio.

1. Che senso dare agli spazi che abitiamo?

Questa domanda ci accompagna fin dall’inaugurazione di DOM nel novembre 2009.
Oggi, a distanza di quattro anni dalla sua apertura, pensiamo che abitare un teatro significhi agire con il territorio con l’obiettivo di sviluppare un progetto culturale rigoroso.
Occorre essere in grado di cogliere la natura di ogni luogo (la sua struttura architettonica, la sua collocazione geografica, le pratiche quotidiane che mette in atto e, non ultimo, il suo pubblico) e poi creare una relazione basata su un oggetto. Nel nostro caso l’oggetto è il teatro e il valore distintivo della nostra esperienza sta nella ricerca teatrale.
Un teatro così inteso tende naturalmente a diventare un centro che raccoglie e attiva il fermento diffuso delle esperienze che si manifestano in un territorio. Tuttavia, la disposizione immaginativa che vede un luogo capace di generare continue relazioni non è separabile dalla ricerca e quindi dall’opera, perché significa coniugare ogni autentico richiamo sociale con l’attività artistica che si svolge. Non si tratta dunque di scendere a compromesso sull’opera, ma di cercare forme di avvicinamento tra il pubblico e i linguaggi artistici basati sull’accostamento di proposte diverse e molteplici.
Questa ottica non è un obiettivo, è una necessità.
Laminarie ha scelto questa modalità per abitare il teatro DOM, in un equilibrio tra il rapporto con il territorio (che richiede tempo e stanzialità) e la consapevolezza della natura nomade di Laminarie.
Stanziali, ma sempre pronti a partire.

2. Qual’è il valore dell’ospitalità di altri artisti in questo progetto complessivo?

Per noi le residenze degli artisti a DOM sono inserite in un lavoro d’insieme che riguarda la ricerca di un senso progettuale complessivo per il teatro che gestiamo. Pensiamo, cioè, che le residenze non possano essere trattate come un tassello a sé stante ma che apportino ricchezza al nostro progetto teatrale, se guardato nel suo insieme organico.
Ospitare un artista per un periodo in teatro è un’attività vitale innanzi tutto per il teatro che noi stessi abitiamo. Si tratta di riconoscere che quel particolare artista, la sua opera e il suo metodo di lavoro contribuiscono a dare un senso al progetto di DOM, perché sono in grado di arricchirlo con la forza dell’incontro, si spera fortunato, con una visione. Tutto questo corrisponde anche alla richiesta precisa che si fa all’artista ospite, di essere parte di un progetto unitario e di attraversarlo, rafforzandolo con la propria prassi e il proprio pensiero sulla realtà. Si può dire che la residenza è il risultato di una reciproca scelta di DOM e degli artisti che lo abitano.
Non c’è quindi alcuna accondiscendenza in questo atto di “concedere” lo spazio per un periodo a un altro artista perché non sa dove andare a provare. Non si entra in alcun rapporto di “credito/debito” con l’artista in questione (noi abbiamo uno spazio e lo “concediamo” a qualcuno tra i tanti che lo chiedono per poi avere qualcosa in cambio). E non c’è nemmeno un interesse, viziato da esigenze di mercato, a ospitare per forza di cose le cosiddette giovani compagnie o a sostituire i cachet di un cartellone con l’offerta di una residenza.
Il rapporto con l’artista in residenza dovrebbe sfuggire a logiche di mercato pre-confezionate.
La residenza serve invece per accogliere un progetto di produzione che ha tempistiche sue proprie (l’artista può lavorare una settimana al mese oppure quattro mesi continuativi, ad esempio) e che deve prevedere anche la possibilità dell’imprevisto, dell’errore, o la richiesta di un tempo necessario aggiuntivo per la ricerca. La residenza è per l’artista lo spazio in cui mettere alla prova un progetto di produzione, e potrebbe anche, al limite, portare all’abbandono del progetto stesso o a un suo radicale cambio di rotta.

Una modalità di lavoro come quella che abbiamo sinteticamente cercato di tracciare in queste note non ha attualmente riscontro nei parametri della legislazione sullo spettacolo da vivo, per la sua trasversalità, per la sua specificità territoriale e per il suo porsi al di fuori del tradizionale circuito teatrale.
Occorre che il sistema delle residenze veda riconosciuta la sua originalità e carica innovativa, nel rispetto delle varie forme attuali e delle complessità locali, attraverso una normativa in grado di quantificare l’esistente senza svilirne le qualità relazionali.

 

LAMINARIE è una compagnia teatrale fondata nel 1994 da Bruna Gambarelli e Febo Del Zozzo, che opera dal 2009 presso il DOM la cupola del Pilastro, gestito in convenzione con il Comune di Bologna.
Il principale obiettivo dell’attività verte sullo studio di linguaggi originali nell’ambito del teatro contemporaneo. Oltre alla produzione di spettacoli rivolti a un pubblico composto da adulti, Laminarie dedica una parte della propria attività alla ricerca teatrale dedicata all’infanzia.
Nel 2012, per l’attività svolta a DOM, vince il Premio Speciale UBU.

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Category: PROLOGO

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