“Il pensiero laterale” del sistema dello spettacolo in Italia – Luisella Carnelli

| 23 settembre 2013

LE RESIDENZE CREATIVE: “IL PENSIERO LATERALE” DEL SISTEMA DELLO SPETTACOLO IN ITALIA

 

Le Residenze in Italia, nate per rispondere in modo propositivo ai vincoli del sistema teatrale attuale, ingessato in logiche ministeriali ormai incapaci di leggere la realtà creativa e organizzativa della contemporaneità – ciò indipendentemente dalla loro differente natura e genesi, veicolata dalla lungimiranza di alcune amministrazioni regionali o Fondazioni di origine Bancaria o nata dalla urgenza artistica di alcuni singoli soggetti (Compagnie, organizzatori teatrali, festival) -, danno luogo a un paesaggio caratterizzato da alternanze di luci e ombre. È indubbio, come afferma Franco d’Ippolito, che “la residenzialità sia una scelta inedita (dal punto di vista regolamentare) verso un nuovo impianto (regolamentare) della produzione/programmazione/formazione, tesa a superare l’obsoleta articolazione ministeriale, responsabile di rendite di posizione e inutili dispersioni e sovrapposizioni, e a raccordare finalmente gli interventi dello Stato e delle Regioni”, con grandi potenzialità verso un’interpretazione innovativa del fermento artistico oggi presente. Tuttavia, è altrettanto vero che, nonostante le esperienze pregresse e in atto, in Italia non si è ancora giunti all’elaborazione di una definizione né tantomeno a una regolamentazione condivisa delle Residenze.
Se questo può essere in parte letto come un limite, può anche essere interpretato come un’opportunità. La forza propositiva delle Residenze sembra essere allo stato attuale, proprio la sua gassosità, la libertà da elementi definitori e classificatori che la costringerebbero in forme almeno in parte cristallizzate. Questo non comporta automaticamente che non vi debba essere un impianto normativo di riferimento, né tanto meno che non si debbano avere modelli gestionali e organizzativi o finalità artistiche e sociali proprie di presidi culturali e artistici quali le Residenze sono. Piuttosto la situazione attuale è conseguenza delle modalità di sviluppo delle Residenze stesse, che rientrano con difficoltà in precise dinamiche definitorie perché nascono da esigenze contestuali e a partire da tali esigenze si modulano e modellano, sia che scaturiscano dalla volontà di “dare una casa” a nuclei artistici, che si connotano per una presenza continuativa sul territorio (modello della Puglia, Lombardia, Piemonte, ecc.) sia che nascano come spazi aperti a ospitare artisti per specifici periodi di prova o per attività di formazione (Dro, Bassano, Rubiera, Mondaino, ecc.).
Osservando le recenti vicende delle Residenze appare quasi inevitabile analizzare cicli d’esperienza, relativi a sistemi regionali, evidenziandone punti di forza e di debolezza, elementi innovativi e resilienti. Tuttavia, a prescindere dalle diversità che caratterizzano i singoli sistemi locali, si può evidenziare una tendenza alla stagnazione nel momento in cui i singoli sistemi residenziali si sono spinti verso un inserimento legittimato all’interno del sistema teatrale così com’è strutturato a livello ministeriale.
A titolo esemplificativo, si potrebbe pensare alla tensione di alcune esperienze di residenza verso la forma della stabilità, seppur leggera. Credo tale pulsione si possa leggere comprensibilmente come una ricerca di stabilità e legittimazione, sentita come urgenza da molti operatori teatrali.
Se dal punto di vista artistico le Residenze tout court si mostrano in grado di leggere i bisogni della contemporaneità (siano le urgenze artistiche più innovative o le necessità nate “dal basso, dal profondo dei territori”), forse possono essere in grado anche di sperimentare nuove modalità gestionali e organizzative.
In Italia, ora come ora, le Residenze sono fra i soggetti portatori delle istanze più innovative sotto il profilo della sperimentazione e ricerca, facendosi spesso portavoce della mescolanza e ibridazione di diverse forme espressive dello spettacolo, fondendo teatro, musica, danza, dando luogo a questa strana creatura la “performance”, così lontana dal linguaggio ministeriale. Ma le Residenze stanno innovando anche dal punto di vista organizzativo: nate da bisogni e urgenze spesso contestuali, hanno mostrato una forte dinamicità dando il là a forme gestionali e organizzative nuove, anche se la loro economia allo stato attuale è ancora lontana dal raggiungere soglie di sostenibilità o di far riferimento a un vero e proprio mercato.
La strada verso la sostenibilità economica per le Residenze è ancora in salita e da tracciare compiutamente. Il particolarismo non ha aiutato: ciascun sistema territoriale ha fino ad ora cercato la soluzione all’interno del proprio “ecosistema regionale”. La legittimazione dello status di residenza, indipendentemente da una comune definizione ministeriale, può essere ottenuto allorché il brand delle Residenze raggiunga una maggiore riconoscibilità non tanto a livello regionale, quanto nazionale; pertanto, necessita di un ulteriore lavoro di sinergia tra i soggetti coinvolti per porre le basi utili ad attivare articolate e differenziate strategie di fund raising, strutturate in modo tale da coinvolgere più e differenti attori territoriali.
La strada in direzione della sostenibilità deve pertanto continuare a muoversi su un doppio binario. Da un lato, l’affermazione del brand a livello territoriale per alimentare progettualità che creino strette relazioni con il territorio locale, ma che evidenzino anche le potenzialità connesse alla capacità che ciascuna Residenza ha di sensibilizzare il proprio territorio. Dall’altro, la capacità di avviare progetti artistici inclusivi delle differenti discipline dello spettacolo dal vivo, in grado di attirare le emergenze artistiche sia locali sia internazionali, favorendo ibridazioni artistiche capaci di valicare i confini del proprio territorio, avviando sinergie a livello nazionale e progetti capaci di coinvolgere soggetti in ambito europeo.
Non si tratta, pertanto, di cercare e individuare un’unica via o un unico modello da perseguire con caparbia ostinazione, quanto di comprendere le alternative possibili da percorrere congiuntamente; l’arcipelago delle Residenze trae la sua forza proprio dalle peculiarità di cui è espressione, e ciascuna di esse può essere messa a sistema, come a sistema possono essere messe competenze, conoscenze, abilità e strategie che possono trovare elementi di consonanza e affinità pur con declinazioni peculiari. Se le Residenze sono in grado di uscire dagli schemi della “tradizionale” produzione artistica, a maggior ragione lo possono fare per quanto attiene il sistema di gestione e organizzazione. La scommessa sta nel trovare le strade per la definizione di modelli di sostenibilità che escano dalle logiche del sistema teatrale così com’è cristallizzato, per aprirsi alle logiche di una maggiore imprenditorialità e costruzione di modelli per l’innovazione artistica. Pensiero laterale, non solo per quanto concerne la creazione artistica, ma anche la sua sostenibilità: un invito e un augurio.

Luisella Carnelli / Fondazione Fitzcarraldo

Fondazione Fitzcarraldo è un centro indipendente che da più di vent’anni si occupa di progettazione, ricerca, formazione e documentazione sul management, l’economia e le politiche della cultura, delle arti e dei media. Fitzcarraldo è una fondazione operativa riconosciuta che lavora al servizio di chi crea, pratica, partecipa, produce, promuove e sostiene le arti e le culture.
Per quanto attiene il tema delle Residenze, Fitzcarraldo si è occupata del Monitoraggio delle Residenze multidisciplinari in Piemonte (2006-2008) e del Monitoraggio delle residente teatrali in Puglia (2011-2012).

Luisella Carnelli è dottore di ricerca in Teoria e storia della rappresentazione drammatica, ha conseguito un Master in Imprenditoria dello spettacolo e attualmente è ricercatrice presso Fondazione Fitzcarraldo. In qualità di ricercatrice e consulente si occupa di studi e ricerche operative volte a soddisfare bisogni conoscitivi legati agli aspetti salienti della creatività, della produzione, dell’organizzazione, della valutazione e del consumo di cultura.

 

 

 

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Category: PROLOGO

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