Il lusso del tempo – Giorgia Cerruti/ Piccola Compagnia della Magnolia/Teatro Abitato

| 23 settembre 2013

Il lusso del tempo
Le residenze creative della  Piccola Compagnia della Magnolia e del Teatro Abitato

Sono Giorgia Cerruti, direttrice della compagnia di ricerca Piccola Compagnia della Magnolia (nata nel 2004) e portavoce in questa sede del progetto stanziale di residenza permanente Teatro Abitato, avviato nel 2013 in sinergia con le compagnie torinesi Crab Teatro e Officina per la Scena e diretto da quest’anno da Piccola Compagnia della Magnolia quale gestore unico del Teatro Comunale di Avigliana, cittadina lacustre ai piedi di Torino. Scrivo pertanto raccontando il doppio punto di vista di una compagnia che ha esperienze italiane e straniere di residenza nonché la recente prospettiva di un teatro che vuole strutturarsi come residenza, centro di produzione, di programmazione e di formazione teatrale. Teatro Abitato è dunque il nome del progetto sottoposto all’amministrazione comunale della città di Avigliana (To) per l’affidamento del Teatro comunale E. Fassino.
Si tratta anzitutto di un progetto di residenza per la mia compagnia la quale ha trovato casa presso il teatro, riuscendo così ad ottenere uno spazio scenico esclusivo dove creare i propri lavori e uno spazio organizzativo dove strutturare le proprie attività in maniera più efficiente. Ma questo progetto risponde anche in pari misura alla necessità di incrociare gli sguardi con altri artisti avendo a disposizione un luogo accogliente e ricco di potenzialità nel quale strutturare ampi progetti teatrali.
Il Teatro Fassino di Avigliana è un luogo dove l’”impresa teatrale” può definirsi “a conduzione famigliare” e dove ogni aspetto, artistico, organizzativo, tecnico è assunto e gestito direttamente dagli artisti membri della Piccola Compagnia della Magnolia.
Il progetto Teatro Abitato tenta di essere un terreno responsabile di idee e pratiche per riaffermare la necessità del teatro come medium di incontro tra le persone.
La residenza aviglianese identifica il lavoro di Teatro Abitato in tre punti centrali: il centro di produzione, il centro di programmazione e ospitalità, il centro di formazione.

Centro di produzione per la creazione degli spettacoli della compagnia: una casa – teatro esclusiva, un palco dove prendersi “il lusso” del tempo realmente necessario a ricercare, evolvere nel proprio percorso espressivo.

Centro di programmazione e ospitalità: per la stagione invernale (in serale, in matinée e per le famiglie) e per il festival transfrontaliero gemellato Primavera d’Europa > Lione-Avigliana, dedicato alla giovane scena contemporanea europea in lingua originale. A questo proposito mi piace sottolineare che tutta la città per il festival del 2013 – edizione zero – si è trasformata in residenza: molti cittadini hanno aderito come volontari, accogliendo nella propria casa ogni artista per tutta la durata del festival, abbattendo così quasi completamente gli enormi costi di ospitalità. Questo atto di grazia degli aviglianesi, politico e poetico, ci ha mostrato che “anche i cittadini vogliono un teatro che sia residenza, una città che sia residenza, che si fondi sul principio dell’ospitalità, senza il quale una società muore.
Voglio precisare che – da convenzione – Teatro Abitato non riceve contributi dall’amministrazione comunale ma ha la copertura delle utenze da parte del Comune. Nel 2013 i primi mesi di lavoro si sono sostenuti con un prestito bancario ad hoc (follia? Ai posteri la sentenza); d’ora in avanti le attività che riusciremo a strutturare dipenderanno dagli esiti dei bandi cui stiamo partecipando. Come dire? Citando De Gregori abbiamo tutto da vincere o tutto da perdere, perché questo teatro deve funzionare e bene.

Da quest’anno inizieremo a strutturare delle attività di residenza, offrendo alle compagnie lo spazio prove e l’ospitalità, ma chiedendo di strutturare un rapporto attivo con la cittadinanza nella relazione con la propria produzione artistica: si tratterà di realizzare azioni nelle scuole e con le varie associazioni locali, per permettere ai cittadini di compenetrare il lavoro artistico degli artisti e nutrire lo scambio.

Centro di formazione:
–  una piattaforma di alta formazione per l’arte dell’attore, attraverso progetti di accoglienza di artisti italiani e internazionali curiosi di incontrare giovani attori, confrontarsi con le compagnie nel pieno del lavoro di creazione e salvaguardare così la trasmissione dei saperi da maestro ad allievo.  Un lavoro “incrociato” tra artisti di differenti generazioni, per incrociare sguardi, raccogliere materiale umano (con cosa altrimenti fare uno spettacolo?), aprire prospettive magari nuove nella propria ricerca e infine restituire – in un dialogo aperto ai cittadini – l’evoluzione del lavoro, aprendo le porte del teatro.
– un luogo di formazione teatrale per la cittadinanza, un centro di aggregazione per il territorio, capace di far dialogare i cittadini, esortare alla cura del proprio teatro e fornire percorsi di formazione laboratoriale per grandi e piccoli, in accordo con le scuole e la biblioteca.

Questa è la scommessa.
Tempo fa la Regione Piemonte avrebbe classificato questo lavoro come “residenza multidisciplinare”; ed infatti con questo titolo ufficiale (e con il conseguente sostegno economico) il maestro Eugenio Allegri diresse il Teatro di Avigliana sino a tre anni fa.
Oggi non esiste più questo tipo di intervento ma tali siamo, una residenza! Un veicolo di relazioni culturali vicine all’individuo, radicate sul territorio, ma attente a non snaturare il carattere della propria personale e autonoma ricerca, che nulla ha a che fare con un rischioso populismo che cerca di ”adeguarsi” nei progetti (quale snobismo travestito!) al territorio, pericolo spesso occorso tra le antiche residenze multidisciplinari piemontesi…
Ospitalità a casa propria è cercare di offrire il tuo miglior caffè all’ospite, così è per un Teatro, dove ospiti sono il pubblico e gli artisti.

Questo pensiero al caffè mi permette di slegarmi da Teatro Abitato e spendere due parole sulle residenze che Piccola Compagnia della Magnolia ha fatto, in Italia e all’estero.
Parlo soprattutto della Francia, che dopo anni di lavoro conosciamo abbastanza bene. Lentamente ma in maniera tossica la crisi sta colpendo anche i francesi e si stanno assottigliando vistosamente le possibilità. Ciò detto posso raccontare di esperienze di residenza dove l’umano era al centro. Essendo instabile per eccellenza, una residenza  dovrebbe riposare sull’incontro fecondo tra il padrone di casa e l’ospite: questo perché il  lavoro artistico dipende invece sempre meno dal luogo geografico in cui risiede la compagnia. Anzi, credo che il lavoro artistico si nutra proprio dell’incontro con diversi luoghi fisici, mentali e sensoriali, dove l’artista può finalmente interrogarsi sulla propria ricerca, libero dall’aneddotica della “descrizione” e dall’obbligo del risultato.
Ebbene, per Magnolia le residenze – soprattutto all’estero – hanno significato evoluzione nella ricerca teatrale della compagnia grazie anche alle giuste condizioni di lavoro (sia per gli spazi a disposizione che per gli apprezzabili sostegni economici alla creazione); restituzione del lavoro alla comunità in maniera costante e sincera, attraverso prove aperte, laboratori specifici inerenti lo spettacolo, tavole rotonde, momenti conviviali all’aperto; scambio di pensieri e azioni con il teatro ospitante talmente proficuo da mantenere attivo il rapporto di collaborazione e dialogo a distanza di anni dalla prima residenza.
A volte però – poche – è capitato anche di perdere in itinere la ragion d’essere della residenza: subentrava un percorso frammentario, più legato a logiche di convenienza e immagine che non a reale partecipazione ai processi di costruzione del lavoro e di restituzione alla comunità. Il risultato in questi casi era un dispendio di energie e addirittura una dispersione del tempo di studio. Nel nostro caso, abbiamo sempre avuto il privilegio di possedere uno spazio prove, pertanto per Magnolia davvero la residenza era e resta non una richiesta di soccorso per provare, bensì una reale volontà di partecipazione, di condivisione di visioni tra artisti, di raccolta di “doni umani” in spazi geografici e umani diversi dal proprio, necessari alla costruzione dello spettacolo e all’esperienza umana e artistica della compagnia.
Il Teatro si salva solo se difende il valore del tempo che serve alla conoscenza.

Giorgia Cerruti
Piccola Compagnia della Magnolia/Teatro Abitato

Giorgia Cerruti è attrice e regista della Piccola Compagnia della Magnolia, nata nel 2004 e transitata dal Teatro comunale di Rivara al Teatro comunale di Bosconero fino al 2009. Oggi la Piccola Compagnia della Magnolia ha un proprio spazio teatrale a Carmagnola, distribuisce i propri spettacoli in Italia e all’estero, in lingua italiana e francese. Inoltre, è inserita nella rete di distribuzione della Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte, della Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani Piemonte, e della Fondazione Toscana Spettacolo. Dal 2007, la PCM è parte del progetto/vetrina “Rigenerazione”, nato per favorire la visibilità delle giovani formazioni teatrali torinesi e organizzato dal Sistema Teatro Torino.

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Category: PROLOGO

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