Fondazione Cariplo e il progetto ETRE – Alessandra Valerio, Andrea Rebaglio, Mimma Gallina

| 11 settembre 2013

MATERIALI DAL QUADERNO DI PROGETTO DI FONDAZIONE CARIPLO
DEDICATO AL PROGETTO ÊTRE esperienze teatrali di residenza

Fondazione Cariplo sta preparando un quaderno dedicato all’esperienza di ÊTRE, che sarà pubblicato per fine ottobre, inizio novembre e presentato nel corso di un’iniziativa pubblica in data da definire nel mese di novembre 2013.
Il progetto comprende contributi della Fondazione, del comitato scientifico, dell’associazione ÊTRE, schede su tutte le residenze (con elementi informativi e report dell’esperienza) e feed back degli enti che le hanno accolte.
Si anticipano qui alcuni stralci dai contributi di Alessandra Valerio e Andrea Rebaglio di Fondazione Cariplo e di Mimma Gallina del Comitato.

IL PROGETTO ÊTRE NEL QUADRO DELLE POLITICHE DI FONDAZIONE CARIPLO
di Alessandra Valerio
Fondazione Cariplo, Coordinatrice Progetto ÊTRE

1.1 ALLE ORIGINI DEL PROGETTO: Le politiche di Fondazione Cariplo nell’area Arte e Cultura nel 2006 (linee e modalità di intervento consolidate), le possibili modalità di sostegno alle nuove generazioni e il dialogo con i gruppi.

Il progetto si inserisce nell’ambito del Piano di azione “Promuovere l’accesso allo spettacolo e alle arti dal vivo” che ha definito le linee programmatiche entro cui collocare tutti gli interventi operati dalla Fondazione Cariplo nel settore delle arti performative, con l’obiettivo di promuovere il miglioramento dell’accesso alla cultura (segnatamente allo spettacolo dal vivo, di tipo musicale e teatrale) sollecitando le organizzazioni operanti sul territorio lombardo a programmare iniziative maggiormente fruibili e sostenibili.
(…)
Il progetto Être nasce dall’ascolto dei bisogni delle compagnie emergenti lombarde, che stentavano a trovare spazi e finanziamenti per produzioni di qualità e faticavano ad entrare nei circuiti teatrali tradizionali, prevalentemente a causa della scarsità di risorse, dell’alta impermeabilità del settore e della bassa visibilità dei giovani gruppi.
Il progetto ha rappresentato un’opportunità di confronto aperto e continuo con le nuove leve del teatro lombardo (nelle fasi di ideazione e di realizzazione del progetto), facilitando l’ingresso e l’affermazione delle più promettenti e capaci nel settore dello spettacolo dal vivo in primo luogo a livello regionale e poi nazionale ed internazionale nel tentativo di scardinare le resistenze di soggetti già affermati titolari di rendite di posizione e di relazioni privilegiate con le istituzioni. La partecipazione alle attività del Comitato scientifico e agli incontri con le potenziali residenze e con quelle selezionate ha dato modo alla Fondazione di migliorare le propria conoscenza del settore, di integrare le proprie competenze con quelle di esperti del settore e di individuare e favorire la sperimentazione e l’adozione di buone pratiche, al fine di stimolare l’imprenditorialità dei soggetti coinvolti (…).

1.2 IL PROGETTO prende forma: gli obiettivi e gli elementi di innovazione, l’attuazione e le erogazioni

Il progetto si propone, favorendo la qualificazione dei processi di produzione e di organizzazione e attivando meccanismi di ricambio generazionale, di realizzare l’affermazione di compagnie professionali emergenti di teatro contemporaneo in un contesto di avvio di un sistema regionale di residenze teatrali. Il sostegno quindi è finalizzato non solo alla buona riuscita di singole iniziative di residenza (una compagnia di produzione che gestisce i contenuti culturali di uno spazio ottenuto in convenzione) ma anche allo sviluppo di una rete tra residenze che migliori e amplifichi l’azione dei singoli nodi.
Nel triennio di vita del bando, lo strumento di erogazione specifico del progetto, sono stati deliberati 22 contributi a sostegno di progetti di residenza triennale per un importo complessivo di poco superiore ai 3 milioni di Euro; 9 le province lombarde coinvolte direttamente con spazi teatrali e non, di produzione e di rappresentazione (…).

Gli elementi costitutivi e distintivi del bando (in allegato) e del progetto sono:
• Accesso consentito alle sole compagnie professionali “emergenti” di produzione teatrale (non formalmente costituitesi prima del 1995) con esperienza almeno biennale;
• Triennalità della residenza (almeno 3 mesi di utilizzo esclusivo dello spazio per le residenze individuali all’anno – 9 mesi su 3 anni – e di 5 mesi per quelle multiple – 15 mesi nel triennio);
• Convenzione pluriennale per l’utilizzo gratuito di uno o più spazi (ammesso il pagamento di una quota ragionevole dei costi di funzionamento);
• Cofinanziamento al 50%, contributo massimo richiedibile pari a 150.000 € per le residenze individuali e a 300.000 € per le residenze multiple (di conseguenza i costi di progetto ammontano almeno al doppio del contributo richiesto);
• Creazione e messa in scena di almeno una produzione all’anno (almeno 66 produzioni in totale previste) in prima assoluta negli spazi della residenza;
• Multidisciplinarietà e contemporaneità dei linguaggi in un’ottica di coinvolgimento di pubblico giovane;
• Sostenibilità del piano di gestione;
• Coinvolgimento degli enti locali e culturali di base del territorio e del pubblico locale;
• Affiancamento di esperti del settore (3) ai funzionari della Fondazione (3) in fase di selezione dei progetti, di accompagnamento delle residenze e di monitoraggio delle attività per un’integrazione ottimale delle competenze a servizio del progetto e delle residenze;
• Attività di rete (tra compagnie, tra residenze, tra sistemi di residenze, …), di tutoraggio e di accompagnamento (artistico, organizzativo e di comunicazione principalmente ad opera del comitato di progetto e di professionisti incaricati ad hoc);
• Monitoraggio delle attività, artistiche ed organizzative (incontri periodici, formazione su tematiche specifiche, …) ad opera del comitato di progetto (3 esperti del settore e 3 funzionari della fondazione);
• Rendicontazione delle attività e degli oneri sostenuti (elementi qualitativi e quantitativi).

Questa combinazione di elementi ha messo le residenze lombarde (compagnie che gestiscono uno spazio in convenzione e la sua offerta, selezionate nell’ambito del bando Être) nelle condizioni di investire di più e meglio nella produzione (risorse umane ed economiche), di dedicare energie e competenze specifiche all’organizzazione e alla promozione, di sperimentare la gestione di uno spazio e di percorsi di programmazione dei contenuti e di dar vita ad una rete inizialmente informale e successivamente costituitasi in associazione di II livello finalizzata all’ideazione e alla realizzazione di servizi e di iniziative comuni, l’Associazione Être (www.etreassociazione.it).

L’EREDITÀ DI ÊTRE
di Andrea Rebaglio
Fondazione Cariplo, vice-direttore Area Arte e Cultura

L’attività della Fondazione Cariplo a sostegno del teatro è stata sin dalle origini molto rilevante, in continuità con l’attività filantropica svolta dalla Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde che ha storicamente sempre dedicato ai beni e alle attività culturali un posto di particolare rilievo.
Da un decennio a questa parte, con il lancio di bandi e progetti specifici destinati allo spettacolo dal vivo, si è ridotta progressivamente la platea di soggetti del mondo del teatro beneficiari di un sostegno istituzionale cui attualmente hanno accesso solo il Teatro alla Scala e il Piccolo Teatro di Milano.
Pertanto, la stragrande maggioranza delle realtà teatrali (teatri, compagnie, festival) che operano in Lombardia e nelle province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola, si sono abituate a confrontarsi con i bandi della Fondazione, sottoponendosi a una valutazione di merito, sia dal punto di vista della qualità dell’offerta culturale e delle capacità organizzative e gestionali (tra cui l’adozione di una corretta politica del lavoro e l’osservanza di una certa “sobrietà”, a maggior ragione in questi ultimi anni), sia naturalmente dal punto di vista dell’aderenza alle sfide lanciate dai singoli bandi.
La scelta di abbandonare il sostegno all’attività ordinaria degli enti, in questo come negli altri settori di attività della Fondazione, e di concentrarsi invece su obiettivi più ambiziosi da perseguire anche attraverso specifici progetti “targati” Cariplo, è andata nella direzione di marcare in modo sempre più deciso la differenza con gli enti pubblici del territorio, affermando così il ruolo sussidiario e innovatore che spetta a soggetti come le fondazioni di origine bancaria.

A grandi linee, si può affermare che nel corso dell’ultimo decennio – e più in particolare negli ultimi sei anni – l’attività della Fondazione Cariplo nel campo specifico del teatro si è orientata al perseguimento di tre obiettivi fondamentali:
1) il miglioramento organizzativo e gestionale degli enti del settore;
2) la promozione della creatività giovanile/emergente;
3) la formazione di un pubblico più competente e consapevole.
Il progetto Être ha recepito, e per certi versi anticipato, tutti questi elementi e, in un certo senso, può rappresentare la sintesi delle strategie della Fondazione nel campo del teatro (…).

A partire dalla fase di selezione, il peso dell’elemento organizzativo-gestionale è stato quindi estremamente rilevante. L’attività di valutazione non ha quindi preso in esame unicamente la qualità dei singoli progetti artistici e i curricula delle compagnie candidate e dei loro componenti, ma anche l’adeguatezza dei piani di gestione, che si chiedeva fossero coerenti, convincenti ed economicamente sostenibili e anche il grado di coinvolgimento, a livello organizzativo e finanziario, degli enti locali e culturali presenti sul territorio. È stata così considerata premiante la presenza di accordi formalizzati con gli enti pubblici di riferimento, in grado di garantire un sostegno economico – finanziario e/o in servizi – alle nascenti residenze (su questo progetto la Fondazione Cariplo ha investito circa 5 milioni di euro ma altrettanti sono arrivati dal cofinanziamento del territorio).
Se è vero che negli anni più recenti, gli strumenti della Fondazione dedicati al consolidamento gestionale delle organizzazioni culturali hanno assunto un forte ruolo “anticrisi”, permettendo a molti soggetti già affermati nel settore di attrezzarsi meglio e di affrontare con minori difficoltà la progressiva contrazione dei contributi pubblici al mondo dello spettacolo dal vivo, si può affermare che il progetto Être, anche grazie al suo particolare taglio, ha garantito il consolidamento di un’area e di una generazione del teatro lombardo la cui attività, e forse la stessa esistenza, sarebbe stata in gran parte compromessa.

Altro tema affrontato dal progetto Être e organico agli obiettivi generali della Fondazione, è quello della crescita della domanda di cultura, attraverso iniziative dedicate a specifiche fasce di utenza (…).
In linea con questo approccio generale della Fondazione Cariplo, il progetto Être ha posto una particolare enfasi sul tema del rapporto della compagnia con le comunità di riferimento. Diversamente da altre operazioni di sistema sulle residenze (si pensi per esempio a quella piemontese) che hanno provato a insediare sul territorio compagnie provenienti da altre aree geografiche, il progetto Être ha in generale cercato di premiare e valorizzare – in presenza di esperienze qualificate o promettenti – relazioni già esistenti tra operatori e pubblico. Sempre nella prospettiva di favorire il miglior rapporto possibile con le comunità di riferimento, il bando stesso indicava come premianti le modalità di consolidamento del rapporto con il territorio tramite, a titolo esemplificativo, la definizione di un minimo di giornate di apertura al pubblico, l’avviamento di collaborazioni con gli enti locali, oltre che con le scuole, le università e le altre istituzioni, ecc.

Infine si arriva all’elemento che indubbiamente ha più connotato il progetto Être, sia in relazione ai rapporti con l’esterno, sia relativamente alle dinamiche interne alla stessa Fondazione Cariplo: la promozione delle realtà giovani ed emergenti anche nella prospettiva di favorire il ricambio generazionale e l’innovazione culturale.
In questo momento storico si può probabilmente affermare che la Fondazione Cariplo è divenuta forse l’unico interlocutore delle realtà teatrali (e culturali in genere) giovani ed emergenti che operano in area lombarda. Negli anni, infatti, la Fondazione ha lanciato un bando destinato alla promozione della creatività giovanile in campo artistico e culturale, che ha rappresentato il trampolino di lancio per molte compagnie teatrali lombarde, giovani e giovanissime. E anche altri bandi, non espressamente dedicati alle nuove generazioni, hanno cercato di intercettare e promuovere organizzazioni e progetti di e rivolti a giovani. Infine, più recentemente la Fondazione ha condiviso la propria esperienza sul fronte dalla promozione della creatività giovanile, lanciando insieme ad altre 9 fondazioni di origine bancaria, un progetto di respiro (quasi) nazionale, “fUNDER35 – il fondo per l’impresa culturale giovanile” che mira a dare sostenibilità ogni anno a un gruppo di organizzazioni culturali a carattere giovanile sia attraverso un contributo a fondo perduto, sia attraverso un percorso di accompagnamento mirato.

Ma Être ha rappresentato senza dubbio la prima vera esperienza strutturata della Fondazione Cariplo a sostegno della produzione culturale giovanile ed ha aperto il varco a tutte le iniziative successive (…).
Vale forse la pena di segnalare il significato simbolico che questa operazione ha assunto: in un sistema praticamente immobile, caratterizzato da strutture nate negli anni ‘70 e ‘80, il progetto Être ha consentito di trovare casa a 24 compagnie teatrali. Il “sistema” (inteso come insieme delle istituzioni, delle organizzazioni e degli operatori), non ha, almeno inizialmente, percepito il progetto come un’ulteriore ricchezza per il territorio, come un investimento e un contributo alla “rigenerazione” del teatro lombardo. Le prime pesanti contrazioni dei contributi pubblici e del mercato, hanno comprensibilmente portato molti a ritenere che le risorse disponibili dovessero concentrarsi sulle organizzazioni già consolidate, ed Être – come altri interventi di Fondazione Cariplo – è stato visto come una forma di dispersione, non sufficientemente selettiva.

Il progetto Être non hai mai avuto l’obiettivo di rappresentare un premio in denaro alle migliori compagnie di produzione teatrale o alle migliori produzioni, ma un sostegno a progetti, produttivi e organizzativo-gestionali di residenza presentati da realtà emergenti e operanti in maniera professionale. E risultati a consuntivo sono all’altezza delle aspettative: le residenze del progetto Être, pur in un momento di grande crisi del settore, hanno imparato a gestire spazi e attività con risorse scarse, sono riuscite a consolidare i loro rapporti con il territorio, a costruire progetti ambiziosi e, in alcuni casi, a ottenere prestigiosi riconoscimenti. Hanno inoltre dato vita a un sistema vero e proprio, anche grazie alla nascita di un’associazione di secondo livello, l’Associazione Être, che rappresenta forse l’eredità più importante del progetto poiché si tratta di un soggetto che opera con compiti di rappresentanza ma soprattutto con l’idea di supportare l’attività delle compagnie, organizzare iniziative comuni, erogare servizi; in questo senso, le compagnie del progetto Être sono fino ad oggi riuscite là dove molte generazioni precedenti di teatranti avevano fallito.

SELEZIONI e ACCOMPAGNAMENTO (Scheda)
Il metodo di selezione e le modalità di supporto e accompagnamento sono fra gli elementi costitutivi del progetto ÊTRE. Queste funzioni sono state affidate a un COMITATO composto da 3 esperti del settore con competenze complementari (Gaetano Callegaro, Mimma Gallina e Renato Palazzi) e 3 funzionari del settore Arte e Cultura di Fondazione Cariplo (Cristina Chiaravino, Andrea Rebaglio e Alessandra Valerio, project leader/ coordinatore delle attività di progetto).

LA SELEZIONE
Il bando è stato lanciato per tre anni (nel 2007 per il triennio 2008-9 e 10, nel 2008 per 2009-10 e 11 e 2009 per 2010-11 e 12), si sono quindi analizzati tre gruppi di proposte, e il metodo si è perfezionato in corso d’opera anche alla luce dei primi passi delle residenze avviate.

Il processo di selezione (che ha visto il comitato analizzare 39 progetti), si è caratterizzato per le seguenti tappe:
a) Analisi della documentazione (…)
b) Approfondimenti: incontri e sopralluoghi (…)
Questa fase ha consentito: di conoscere personalmente i gruppi, o almeno i responsabili, verificare sul campo le relazioni con gli enti, valutate le caratteristiche e le potenzialità degli spazi, e individuare un elenco più ristretto di soggetti.
c) Valutazione dei progetti/soggetti alla luce delle due fasi precedenti, (…).

L’ACCOMPAGNAMENTO
Il concetto di “accompagnamento” è sostanzialmente estraneo al sistema teatrale italiano. Uno studio preliminare sui bisogni e sulle modalità di attuazione di questo “pratica”, su alcuni casi a livello internazionale e su qualche significativa esperienza nazionale (curata da Mimma Gallina nel 2007), ha contribuito a suggerire contenuti e forme delle funzioni di “servizio” – non solo monitoraggio e verifica dell’attuazione dei programmi quindi – che il progetto ÊTRE intendeva offrire tanto a livello collettivo (al complesso delle residenze), che individuale (alla singola residenza).

ACCOMPAGNAMENTO COLLETTIVO
Sul piano collettivo, il sostegno si è orientato sui seguenti ambiti: PROMOZIONE del progetto nel suo complesso e della sua evoluzione (…), FORMAZIONE, orientata agli aspetti amministrativi e gestionali (…), CONFRONTO NAZIONALE per attivare e favorire lo scambio di esperienze e strategie comuni con altre aree territoriali e sistemi di residenze (…), apertura INTERNAZIONALE (…), “FARE RETE”, considerando che la disponibilità delle singole residenze a collaborare con le altre era una delle condizioni poste dal bando. Con una serie di incontri preparatori, si è spinto per la creazione dell’ASSOCIAZIONE ETRE (…).
Il Comitato ha successivamente seguito l’evoluzione dell’Associazione, che si è progressivamente fatta direttamente carico degli aspetti di sostengo collettivo precedentemente descritti (formazione e livello nazionale e internazionale).

ACCOMPAGNAMENTO alle singole RESIDENZE
Sul piano individuale, la funzione dell’accompagnamento si è rivelata una pratica più complessa e sperimentale, con esigenze diverse caso per caso, ma si è strutturata in linea di massima come segue: PROMOZIONE della residenza: si è valorizzato ciascun progetto attraverso l’inaugurazione, intesa non solo come momento di partenza del percorso, ma come occasione per mettere a fuoco e comunicare obiettivi e finalità. (…), LA DISCUSSIONE DEGLI SPETTACOLI ha rappresentato un momento di confronto costante fra comitato e residenze e ha riguardato le produzioni principali per gli aspetti tanto artistici che produttivi (…), un punto periodico sull’ANDAMENTO DELLA RESIDENZA nel suo complesso, e confronto su temi o problemi specifici quando richiesto.
Si stabilisce un rapporto ancora più ravvicinato fra comitato e residenze con la scelta (subentrata nel 2009), di affidare ai tre componenti esterni una sorta di di tutoraggio.
LA FUNZIONE DI TUTOR comporterà per il successivo periodo di residenza: un confronto costante artistico organizzativo, la verifica dei problemi operativi: rapporti economici, con gli enti etc. il monitoraggio, l’eventuale adattamento dei progetti (…).

ÊTRE una storia lombarda
di Mimma Gallina

LE ORIGINI E LE ALTRE RESIDENZE

Il progetto ÊTRE comincia a prendere forma fra il 2006 e il 2007, anche in risposta alle sollecitazione a Fondazione Cariplo da parte dei gruppi riuniti nell’associazione FAQ. Il modello organizzativo della “residenza” aveva già una storia di oltre dieci anni a livello nazionale (…).
Oggi per “residenza” si intendono in Italia modelli diversi di rapporto fra una compagnia e uno spazio/territorio, che è possibile ricondurre essenzialmente a due tipologie distinte: le “residenze artistiche”, progetti di ricerca stabilizzati presso strutture che li accolgono e sostengono (centri, festival), e quelle artistico-organizzative, che vedono le compagnie impegnate tanto in ambito produttivo, che (con diverse modalità possibili), della gestione degli spazi e promozione del pubblico. Tutte e due queste tipologie – che siano o meno regolamentate o sostenute da Regione e Enti Locali – costituiscono una sfida agli attuali assetti della “stabilità “ (pubblica, privata e soprattutto di innovazione), come al modello classico dei teatri comunali e dei circuiti di distribuzione: insomma, le residenze sono state e sono ipotesi travagliate, ma fertili e ricche di prospettive.

LE SPECIFICITÀ LOMBARDE E IL “MODELLO ÊTRE”

La forma della residenza è quindi sembrata anche a Fondazione Cariplo la migliore per avviare un intervento che abbracciasse tutto il territorio regionale, finalizzato a migliorare la produzione dei gruppi emergenti e rafforzarne l’organizzazione, ma anche a formare e allargare il pubblico, a sensibilizzare gli enti e le comunità locali, e assieme interpretarne i bisogni. Nel prefigurare un possibile sistema di residenze lombarde e nel disegnare le regole per il bando, si è tenuto conto delle altre esperienze alla luce di alcune specificità della storia e degli assetti del teatro nella regione:

– la rilevanza storica di istituzioni teatrali stabili (dal Piccolo Teatro in giù), cui si sono affiancante nel tempo forme di “stabilità diffusa” e “stabilità leggera”, non sempre riconosciute dalle istituzioni e decisamente sotto-finanziata;
– la posizione dominante della città di Milano, e le sperequazioni territoriali (per quanto attiene all’insediamento di organizzazioni culturali, agli spazi, a domanda e offerta);
– un sistema distributivo diffuso ma inadeguato, tanto sul piano della qualità tecnica delle sale che della qualità e diversificazione delle programmazioni;
– la presenza vivace di operatori giovani e di giovani imprese del settore con scarsi sbocchi professionali.
In un contesto così caratterizzato, si è ritenuto che una “via lombarda” alle residenze, avrebbe potuto introdurre forti elementi di novità e trasformazione.

Ne è risultato un modello originale, con alcune particolarità – a cominciare al fatto che sia stata una Fondazione Bancaria a promuoverlo – che lo distinguono dalle altre esperienze nazionali. (…):
– Compagnie emergenti: il bando si rivolgeva a organizzazioni nate non prima del 1995, quindi anche, ma non necessariamente “giovani” (sul piano anagrafico). Tendenzialmente “emergenti”, per la rigidità del sistema teatrale, che si è caratterizzato per un sostanziale immobilismo negli ultimi 15/20 anni, che ne ha di fatto bloccando lo viluppo naturale e la potenziale affermazione (…);
– Spazi: (…) non limitare le possibilità a teatri tradizionali, ma di considerare (ammettere, quindi valorizzare) spazi non teatrali, luoghi di lavoro, foresterie, sedi di programmazione diffuse;
– Pubblico/Privato: si è previsto inoltre che a concedere gli spazi in forma non onerosa, non fossero necessariamente enti locali ma anche privati (in questo stimolando insediamenti che non si sarebbero altrimenti verificati);
– Durata: l’impegno di almeno tre mesi di permanenza per tre anni, apriva a sua volta a ipotesi più “leggere” dei modelli affermatisi altrove e meno rigide (…);
– Residenza multipla: riconosciuta in un solo caso (tre quelli pervenuti), ma ugualmente forte come richiamo all’aggregazione e indicazione organizzativa;
– Cofinanziamento al 50%: ha stimolato i gruppi e indirettamente gli enti e, ha indicato nuove dimensioni e traguardi organizzativi e di bilancio;
– “Diversità”: tutto questo apriva alla pluralità, o più precisamente corrispondeva alla consapevolezza che ciascun progetto sarebbe stato “unico” (…);
– il ruolo del comitato e la funzione di accompagnamento (a parte descritti) rappresentavano infine un’opportunità e un valore aggiunto.

SEI ANNI DOPO

Ora è tempo di bilanci. I risultati artistici di ciascuna residenza possono essere valutati molto diversamente. Entra nel merito Renato Palazzi, tirando le fila di un pensiero critico che ha accompagnato tutto il percorso. Si sono raggiunte, anche a mio parere, alcune punte di alto livello e non sono mancate alcune cadute, o delusioni. Una riflessione personale sull’insieme: le differenze regionali nel nostro teatro sono importanti, i vantaggi e gli svantaggi dell’essere un gruppo lombardo hanno ricadute organizzative, ma anche riflessi estetici e poetici. Le nostre residenze non rappresentano una “tendenza” (e pagano certamente l’handicap dell’assenza di una lingua regionale che proietti la tradizione nella contemporaneità), ma mi sembra che esprimano una sorta di “lombarditudine”, che si è potuto cogliere soprattutto nelle occasioni in cui si sono visti più spettacoli consecutivamente (penso ai festival “luoghi comuni”).
(…)
Un elemento forte di ispirazione artistica sono stati gli spazi – come si coglie nei report delle residenze – e il pubblico: è certamente una premessa dell’idea di residenza che l’incontro ravvicinato del gruppo (nel nostro caso almeno triennale) con uno – o più – luoghi e con un territorio offra stimoli creativi e diventi elemento costitutivo del lavoro teatrale, ma il livello di “profondità” di questa relazione non è scontato. Nel quadro del progetto ÊTRE, la condizione residenziale ha impresso nella ricerca di alcuni gruppi svolte fondamentali.
Anche per un bilancio organizzativo bisogna considerare luci ed ombre.
Il miglioramenti degli assetti e delle prospettive sarebbe un dato acquisito e generale, se i percorsi delle residenze non si fossero svolti nel contesto di una situazione segnata pesantemente dalla crisi economica e politica che il paese ha attraversato e attraversa: così che –in molti casi- il sostegno della Fondazione, da strumento di start-up o di sviluppo, ha finito per assumere la funzione di áncora per resistere ai tempi (il che peraltro non è poco).

I problemi maggiori si sono verificati con gli Enti locali (contrazione di contributi – per necessità o per scelta – cambi di amministrazione, conseguente messa in discussione di convenzioni) e per la latitanza della Regione Lombardia, particolarmente sorda nei confronti delle Residenze (nel quadro di una politica comunque non lungimirante – e poco generosa – rispetto al teatro e alla cultura in generale). Aspettative deluse anche per la maggior parte delle compagnie che puntavano alla conquista di un mercato nazionale più vasto (o semplicemente ad affacciarsi sul mercato): alcuni “prodotti” avrebbero meritato maggiori riscontri, ma la contrazione in atto nel sistema distributivo ha penalizzato organizzazioni ben più solide. Più gratificante per alcuni la scelta di rivolgersi all’estero, e lungimirante da parte della Fondazione aver contribuito ad orientare i gruppi e investito risorse in questa direzione (e da parte dell’associazione Etre aver individuato il fronte internazionale come uno dei terreni operativi principali).

Quasi ovunque risulta soddisfacente e crescente la risposta del pubblico, quindi la soddisfazione degli enti locali (anche quando al gradimento non ha corrisposto il riconoscimento). (…) Ce lo dicono in parte i numeri, e lo confermano i portavoce degli enti che abbiamo interpellato, entusiasti soprattutto nelle situazioni più periferiche e nuove al teatro, anche o soprattutto quando le proposte erano decisamente innovative, o comunque poco convenzionali. (…)
Tutti i gruppi hanno inteso la residenza anche come un’opportunità per migliorare, consolidare (o creare) un’organizzazione efficace, il che non significa solo avere un organico dedicato, ma acquisire competenze, elaborare strategie, darsi un “pensiero” organizzativo ed economico coerente. (…)
Mantenendo l’equilibrio fra programmazione e flessibilità, sviluppo e contenimento, utopie e realismo, più d’una residenza ha puntato a soluzioni complesse, ha setacciato tutte le opportunità locali, creato legami nazionali, investito nella differenziazione dell’attività e guardato all’estero. (…)
L’associazione ÊTRE ha messo a fuoco fin dalle origini alcuni obiettivi: iniziative comuni promozionali (il festival Luoghi Comuni), servizi, formazione, potenziamento dei rapporti internazionali, rappresentanza politica e relazioni nazionali. Si sta avviando a diventare una realtà forte e riconosciuta, aperta anche a nuovi soggetti, negli anni ha perfezionato la propria funzione nelle direzioni indicate, si è affermata come uno strumento essenziale per l’insieme delle residenze e ha prospettive di crescita molto ampie. Ha inoltre, è non è l’ultimo merito, creato le premesse per collaborazioni fra i gruppi e per la circolazione di artisti e tecnici all’interno della rete, rendendola un ambiente anche professionalmente e umanamente solidale e coeso.

Il progetto ÊTRE è stato insomma uno dei fenomeno più significativi nella storia organizzative recente del teatro lombardo, e può dare ancora molti frutti, a livello regionale (con l’augurio che gli operatori da un lato, le istituzioni dall’altro ne colgano e raccolgano la portata innovativa), e nazionale dove – senza la presunzione di porsi come modello – costituisce un caso con cui misurarsi e cui guardare per il rapporto operatori/ pubblico/ privato, per chiarezza di obiettivi e flessibilità di attuazione, rispetto e valorizzazione dell’indipendenza e unicità dei progetti e assieme monitoraggio e accompagnamento (…).

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Category: PROLOGO

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