EQUILIBRIO DINAMICO: la residenza in movimento – Laura Valli

| 16 settembre 2013

EQUILIBRIO DINAMICO – LA RESIDENZA IN MOVIMENTO

Associazione Etre nasce nel 2008, su spinta di una fondazione di origine bancaria, e riunisce le Residenze Teatrali Lombarde.
L’approccio scelto da ciascuna Residenza è molto diverso l’uno dall’altro e assolutamente peculiare della realtà sociale e culturale in cui si trova a operare, ma il principale modello praticato vede compagnie di produzione gestire uno spazio e intrecciare una relazione col territorio di riferimento, nonché aprirsi in alcuni casi alle residenze creative; più di recente, entrano a far parte di Etre anche realtà la cui vocazione è volta solo all’ospitalità di queste ultime, senza che lo spazio sia direttamente gestito da un gruppo di artisti.

Allargando lo sguardo alle altre Regioni, è evidente come nel resto del sistema si siano affermate realtà similari o contrastanti a seconda delle esigenze dei diversi territori e delle politiche che gli Enti locali hanno scelto di portare avanti (Etre è l’unico caso in cui sia intervenuto un privato): il sistema residenziale che possiamo osservare oggi sfugge a una definizione univoca, e l’analisi tende anzi a sottolineare come ogni struttura/gruppo di artisti abbia creato un suo modello originale sui concetti cardine di spazio, produzione e territorio.

L’affermarsi delle Residenze Teatrali come “sistema alternativo” può essere ricondotto direttamente al mancato raggiungimento degli obiettivi dei Teatri Stabili d’Innovazione nel supportare l’attività di ricerca e produzione delle compagnie emergenti e indipendenti, specialmente nella crisi che il teatro italiano ha vissuto negli ultimi dieci anni. Le compagnie di produzione, e più in generale gli artisti, hanno cercato nuovi modi, economicamente più sostenibili, per portare avanti la loro attività in un momento in cui la consolidata tradizione della circuitazione veniva drasticamente a mancare: l’insediamento su un territorio, l’allargamento della visione artistica alla progettazione culturale a 360 gradi, l’esigenza di ritrovare tempi dilatati e protetti di creazione e un nuovo contatto col pubblico sono le principali cause dell’affermazione delle Residenze negli ultimi anni.

Di recente gli enti pubblici ed il Ministero le hanno portate al centro dell’attenzione e della discussione, quasi accorgendosi d’un tratto della loro esistenza: la loro caratteristica di presidio territoriale naturale ha fatto parlare molto, portando a considerarle come la panacea di tutti i mali e il nuovo soggetto su cui puntare per la rinascita di un sistema ormai in inevitabile decadenza. Con l’arrivo della normativa, giunge anche l’ “etichetta”: quale sia il concetto giusto di residenza, quali i parametri, i numeri, i borderò (ancora!), le attività ammissibili.

Le Residenze Teatrali si trovano quindi di fronte a un bivio: strutturarsi in una forma definita, e in qualche modo “istituzionalizzarsi”, oppure rivendicare la loro diversità, e cercare di restare attori mobili e in evoluzione all’interno del sistema.

La deriva istituzionale è un’opzione molto attuale e assolutamente possibile, ma se guardiamo alla realtà italiana di questi anni non possiamo che auspicare che la Residenza possa invece scegliere la seconda strada.
La dinamicità dimostrata finora dalle Residenze è infatti ciò che le ha fatte nascere, crescere e sviluppare positivamente, trovando soluzioni di fronte alla crisi economica e culturale italiana, rendendole adattabili alle diverse situazioni ed economicamente sostenibili: caratteristiche impossibili da abbandonare se vogliamo immaginare un nuovo e sano sistema teatrale per il nostro paese.

Le parole chiave per la Residenza del futuro sono quindi:
– FLESSIBILITÀ della struttura, che può essere sì una “stabilità leggera”, ma deve potersi continuamente riadattare ai progetti portati avanti;
– QUALITÀ delle produzioni e della politica culturale portata avanti sul territorio;
– SOSTENIBILITÀ delle attività grazie all’apporto di diverse forme di finanziamento e di introiti commerciali e da sbigliettamento;
– EQUILIBRIO DINAMICO fra la vocazione artistica della compagnia o degli artisti e ciò che il territorio richiede o necessita, in un continuo incontro e scambio di progettazione, ispirazione e possibilità creative.

Sembra utile ribadire che, in ogni sua forma, il centro pulsante della Residenza è la possibilità degli artisti di creare e sperimentare, cercando di fornire ogni supporto possibile e condizioni privilegiate per la produzione.
Non va però mai dimenticato quanto sia fondamentale e positivo il corto circuito fra artisti e territorio nella Residenza artistico/organizzativa: una compagnia incontra una realtà viva e in movimento, un suo pubblico a cui rivolgersi, e crea così attorno a sé una forma organizzativa unica e peculiare che ne rispecchia sia le esigenze pratiche ed economiche, che la poetica artistica e produttiva.

Le residenze creative e quelle artistico/organizzative disegnano un sistema organico che mette l’artista al centro di un percorso che va dalla sperimentazione e dall’innovazione, alla produzione e presentazione degli spettacoli, alla progettazione creativa e culturale che influenza un intero territorio.
E non è detto che l’artista che in un’occasione propone e sviluppa una sua idea in residenza, non ricopra altrove un’altra funzione: anche questa è dinamicità!

Un altro elemento da cui è ormai impossibile prescindere è il finanziamento. È ovvio che una struttura che si vede garantito un supporto economico pubblico importante e continuativo ha la possibilità di sviluppare un suo percorso indipendente e anche ambizioso, puntando tutto su scelte artistiche che non devono per forza avere una ricaduta commerciale (nel senso esclusivamente economico del termine, non certo dispregiativo).
Il panorama che ci si delinea purtroppo ci allontana da questa visione, che invece hanno potuto vivere artisti delle precedenti generazioni: il finanziamento pubblico è sempre più solo una parte, a volte anche piccola, di quanto è necessario per la sopravvivenza, e la progettazione e la produzione non possono che tenerne conto.
In particolare lo spettatore deve tornare centrale sia nel pensiero artistico, come destinatario della creazione, che nel ritorno economico, in qualità di pubblico pagante.

Il compromesso e l’incontro con la realtà sono un valore: se un progetto non riesce a ottenere i successi ed i risultati sperati, bisogna modificarlo, renderlo più fruibile ed efficace.
Questo non significa abbandonare contenuti di qualità, ma solo verificare grazie all’esperienza quale sia la situazione o il progetto a cui sono più adatti: non bisogna temere la propria evoluzione, ma avere il coraggio di “far morire” quei progetti che non sono più attuali, portandone le positività e le conoscenze acquisite altrove.
Lo stesso discorso si potrebbe fare per alcune istituzioni teatrali nazionali, ma anche alcune compagnie, che dopo aver dato tantissimo a livello artistico e culturale, sono ora imprigionate e imbrigliate in parametri ministeriali che appaiono come un limite e non più come uno specchio della propria attività.
Istituzioni e artisti che non hanno esaurito le loro potenzialità, ma che devono per forza reinventarsi per tornare a svolgere le loro funzioni, o trovarne addirittura di nuove.
È necessario uno sforzo del Ministero in questo senso, cambiando il proprio metodo di valutazione, aprendosi a un’analisi dell’attività complessiva di ogni struttura, fuori da una troppo rigida definizione e ponendo l’attenzione sulla qualità dei progetti.

Il sistema del futuro non può che indirizzarsi verso questa strada di continuo rinnovamento, auto analisi, riprogettazione: di certo le Residenze potranno esserne luoghi propulsivi, ma solo restando sempre pronte al cambiamento, esse per prime.

Laura Valli / direttivo Associazione ETRE

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Category: PROLOGO

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