Teatri Abitati in Puglia – Clara Cottino

| 7 ottobre 2013

Siamo nel pieno della seconda annualità del progetto Teatri Abitati (bando per “Innovazione nella rete delle Residenze Teatrali”) finanziato dalla Regione Puglia con fondi FESR, che oggi ha il merito di tenere aperti al pubblico 11 nuovi spazi teatrali nell’intera regione.
L’esperienza delle Residenze pugliesi è dappertutto considerata una sorta di punta di diamante relativamente ad un più largo desiderio di innovazione delle politiche teatrali nel panorama nazionale.
Infatti, la “residenza” che il progetto Teatri Abitati esprime è fortemente connotata da un intervento su e con un dato territorio – fino ad abbracciare il territorio regionale – per mettere in campo relazioni con e tra istituzioni, operatori e pubblici. Questo pensiero marca la regia del progetto, già dal momento della sua “incubazione e successiva gestazione”. Di fatto, la mappa degli incontri ovvero abbinamenti tra operatori ed enti locali è stata – se non interamente – per la gran parte pronosticata, favorita e, vorremmo dire, apparecchiata dal circuito regionale. Poco merito, quindi, degli operatori, almeno alla partenza. Grande capacità di progettazione e concertazione del TPP, almeno alla partenza.

In questa particolare modalità della nascita degli 11 nuovi Teatri Abitati risiede la forza di un pensiero innovatore che vuol provare a far nascere proprio qui una prima forma di vera stabilità diffusa e leggera, capace di produrre enzimi di crescita nei diversi livelli: artistico e soprattutto gestionale, con l’obiettivo dichiarato di formare al tempo stesso un nuovo pubblico e un pubblico nuovo per lo spettacolo dal vivo tout court, e non una cortigianeria per questa o quella pratica teatrale.
Agli operatori, che non sono stati scelti a caso – sicuramente in Puglia ce ne sono tanti altri e diversi – è stato affidato un compito arduo, e forse non a tutti ancora chiaro nei suoi presupposti di politica culturale. Più semplice è, infatti, abbracciare una logica meramente produttiva che fa da traino ad altre attività che sono di servizio alle proprie esigenze di crescita qualitativa e quantitativa nel panorama teatrale nazionale. Nulla di disdicevole, può essere considerato un bene anche la conquista di una migliore qualità delle produzioni e di una maggiore visibilità. Certo, non è disdicevole, ma non corrisponde alla mission per cui siamo nati. E, soprattutto, ripercorre quelle modalità già note e già perseguite, ad esempio, dagli Stabili di Innovazione, cresciuti perlopiù all’interno di un panorama autoreferenziale.
Anche per la sola logica causa/effetto, la situazione di impasse odierna, ossia di povertà diffusa, di mercato inflazionato, di crescita scomposta di nuovi e tanti soggetti, di distanza menefreghista delle amministrazioni prima e della politica dopo è un po’ figlia anche della mancata lungimiranza delle penultime creature del sistema teatrale italiano – gli Stabili di Innovazione – e poi certo in fila dei tanti e diversi primogeniti: stabili pubblici e privati, circuiti regionali, cooperative teatrali, ecc. La storia degli ultimi 60 anni, da Paolo Grassi in poi, la storia di un tradimento.
È evidente che difetta al carattere degli italiani l’affezione per il cosiddetto “bene comune”, come testimonia lo stato in cui versa ogni settore e a tutti i livelli della vita pubblica nel nostro Paese. È altrettanto evidente che averne consapevolezza ancora non basta, come dimostra l’incapacità di mettere in pratica gli appelli a vario titolo per invertire la tendenza di quella corsa che ci vede sempre impegnati a difenderci, a difendere noi soli.
Dobbiamo imparare a tessere rapporti di tipo orizzontale, dove tu e io siamo diversi e ciò non sottostà a un giudizio di merito. Dove il grande e il piccolo si confrontano e il grande non considera la crescita del piccolo un pericolo per sé. Dove non prevale la tentazione di arrivare primi e soli, ancora più sciocca quando a correre sono i piccoletti. Dove il vero tesoro di un teatro è il suo pubblico e non i propri spettacoli. Dove il regista sia dramaturg di una comunità e non di se stesso e pochi altri adepti. Non si tratta di semplificare appiattendosi in una visione di tipo paritario o veterocomunista, si tratta di vivere le differenze avendo il desiderio e la capacità di guardare più in là del proprio naso, esercitando il beneficio del dubbio più che il potere della verità, la propria.

Le ultime nate, le Residenze, possono giocare un ruolo utile ai fini di una rivitalizzazione del sistema teatrale, in virtù della loro leggerezza, della disseminazione sul territorio, degli enti locali coinvolti e, soprattutto, per quel nuovo pubblico che portano in dote.
Senza gratuiti ottimismi, l’esperienza in atto in alcune delle città dei Teatri Abitati ha prodotto una crescita dell’offerta di spettacoli e di eventi, favorendo nuova consapevolezza culturale e politica delle forze in campo sul ruolo e la funzione del teatro; sono aumentati i luoghi di spettacolo legati a una loro necessità e identità; è stata favorita la mobilità degli artisti e le produzioni sono cresciute in qualità. Forse perché centri piccoli o perché nuovi all’esperienza di un teatro similpubblico e similstabile. Forse perché i legacci, le regole del bando pubblico segnano la strada. È un fatto che qualcosa si muove nella nostra regione già da due anni, e che siano maturi i tempi per costruire una relazione con i due Stabili preesistenti.
Certo nel nostro caso di operatori culturali e teatrali, ponti, reti o sinergie che dir si voglia, possono basarsi su una schietta condivisione di valori più che di interessi economici, sulla motivazione positiva a condividere desideri e progetti, sulla concretezza di un mestiere prima che su astratte poetiche. Le buone pratiche, talvolta, le cerchiamo nei convegni o nel cassetto dei desideri… che fatica è praticare bene oltre che predicare.

Clara Cottino
Teatro CREST – rete una.net

 

Una.net, una rete dei Teatri Abitati
Una.net è una rete di sei residenze teatrali inserite nel progetto Teatri Abitati della Regione Puglia, che attraversa il tacco da Nord a Sud.
Ma, prima ancora, una.net è una rete di 6 Compagnie teatrali – a cui quelle residenze fanno capo – che si sono scelte a prescindere, cioè prima di sapere chi di loro sarebbe stata riconfermata come residenza.
Queste compagnie sono, in ordine ascendente: C.r.e.s.t. (Taranto) – Teatro Le Forche (Massafra) – Armamaxa teatro (Ceglie Messapica) – ResExtensa (Gioia Del Colle) – La luna nel letto (Ruvo di Puglia) – Bottega degli Apocrifi (Manfredonia).

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Category: PROLOGO

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