ArteTransitiva – Gabriele Boccacini

| 14 settembre 2013

ARTE TRANSITIVA

Residenza Multidisciplinare condotta da Stalker Teatro a Biella

L’indirizzo artistico della compagnia Stalker Teatro che dirige la Residenza è determinato dal rapporto fra gli artisti, che intervengono nel sociale, e le persone che “abitano” quel sociale. Questo rapporto non è dato per scontato e risolto secondo modelli precostituiti, ma ogni volta scoperto secondo le possibilità di relazione: queste stanno alla base del processo creativo fondato sullo scambio e sulla conoscenza reciproca. Il teatro e la arti performative come occasioni d’incontro e di partecipazione e di elaborazione di forme espressive corrispondenti al vissuto, reale e immaginario, delle persone coinvolte nella creazione e nella fruizione. Un percorso di esperienze, impegno e sperimentazione, per la costruzione di linguaggi il cui esito consiste nella creazione di un’opera artistica, non come fine, ma come strumento per intervenire e modificare l’ambiente.

La definizione “Arte Transitiva” intende evidenziare quelle modalità creative, costituenti un processo artistico, il cui sviluppo è dato dalla particolare attenzione rivolta alla relazione fra più soggetti in uno specifico ambiente sociale. Crediamo a un lavoro artistico contestualizzato, che avviene consapevolmente in un certo ambiente e anche da questo trae ispirazione e ragione di essere. Il processo creativo nasce sempre per necessità individuale, necessità che può anche essere condivisa dagli appartenenti ad un collettivo, e già solo questa origine definisce una realtà specifica, un territorio di riferimento, costituito anche soltanto da un corpo e da uno spazio mentale, da un immaginario; ma se si vogliono considerare le relazioni e le interazioni come fattori importanti per la creazione di forme linguistiche complete, il soggetto artistico (l’artista) deve potersi collocare in un “suo” ambiente più ampio che contestualizza e rende evidenti gli effetti estetici e tutto quello che ne consegue. Se invece non ci si può rivolgere a un proprio ambiente, sia come origine sia come finalità del processo creativo, il lavoro artistico si riduce, nelle sue potenzialità, alla documentazione di quello che potrebbe essere o alla rappresentazione folcloristica di quello che è stato in un altro luogo, reale ma lontano, non condivisibile, o, come capita spesso, in un altro luogo supposto, ideale. Ci sembra urgente affermare il possibile spazio di una “vera arte” in un “vero sociale”, spazio da conquistare per la consapevolezza della gente e spazio da difendere anche in considerazione delle nuove generazioni di artisti che, a questo punto dello sviluppo delle esperienze maturate negli ultimi decenni, potrebbero investire nel sociale le loro energie creative, senza mezzi termini, con dignità e con un effettivo riscontro. Si tratta quindi di continuare ad affermare, alla peggio come movimento di opinione alternativa, la dignità artistica di progetti e interventi che trovano ispirazione e sbocco nei mille contesti del territorio; i luoghi in cui possono essere trovati, realisticamente, il senso di appartenenza e una naturale gratificazione.

Per prima cosa si tratta di recepire le istanze delle persone a cui ci si rivolge e con cui si opera. Queste persone, per la maggior parte dei casi non hanno alcuna esperienza diretta o conoscenza specifica, di qualsivoglia materia artistica. La mancanza di informazioni culturali, di per sé fattore limitativo, in un processo creativo condotto in modo sperimentale, permette spesso una maggiore libertà di spaziare nella ricerca dei modi espressivi più congeniali, al di là degli stereotipi rappresentati da certa professionalità artistica. Nei luoghi sociali non sono richieste le capacità artistiche tradizionali, oppure può avvenire una richiesta del genere, ma senza modelli precisi di riferimento, per cui, in quei contesti, è comunque possibile agire sperimentalmente con maggiore libertà di invenzione rispetto ai luoghi deputati all’arte. La qualità e la quantità delle energie investite sensibilmente nella proposta degli artisti che intervengono, sono facilmente avvertite dai referenti che partecipano o assistono al processo creativo, anche se non vengono utilizzate abilità artistiche convenzionali. In altre parole il rapporto di fiducia fra gli artisti, che intervengono nel sociale, e le persone che “abitano” quel sociale non è dato per scontato o risolto secondo i modelli delle prestazioni professionali standard, ma si tratta di inventare le possibili modalità di relazione: queste stanno alla base del processo creativo fondato sulla reciproca conoscenza, stima e fiducia. Quello che viene richiesto prioritariamente ha quindi a che vedere con la realtà sociale dove avviene l’attività artistica e, a parte le specificità del particolare contesto, la domanda principale a cui il teatro d’arte e di ricerca può dare risposta è la stessa che motiva l’esistenza, dalle prime forme delle origini a oggi, di un’arte con funzioni sociali. Occasioni d’incontro, di scambio, di partecipazione e di elaborazione di forme espressive tendenzialmente corrispondenti al vissuto reale d immaginario delle persone coinvolte nella creazione e nella fruizione; costruzione di un linguaggio il cui esito artistico consiste nella creazione di un’opera, nella misura in cui viene a crearsi un confronto collettivo. L’opera d’arte quindi non come fine, ma come mezzo, come strumento di intervento vitale. Non è prioritario utilizzare tecniche o strumenti artistici per realizzare opere, è invece importante creare opere come strumenti, veicoli di relazione interpersonale e quindi sociale. La multimedialità e la trasversalità dei linguaggi quindi, come naturale conseguenza di un operare artistico sensibile ai bisogni che emergono nel processo di intervento nei contesti del sociale. Proprio da queste esperienze sperimentali possono derivare nuove estetiche e nuove poetiche, in un’alchimia di elementi reali e immaginari difficilmente presenti nei luoghi astratti dal sociale, previsti abitualmente per l’arte. Considerando l’attuale sviluppo e la moltiplicazione di esperienze artistiche nei luoghi del disagio sociale, che ormai da diversi decenni avvengono su tutto il territorio nazionale (e non solo), risulta importante continuare a stimolare il dibattito, sostenere e diffondere l’informazione su tali esperienze che spesso non vengono riconosciute e considerate dall’ambiente culturale tradizionale.

Stalker Teatro
Direzione Artistica
Gabriele Boccacini

 Questo articolo è apparso sul Catalogo Residenza Arte Transitiva

Gabriele Boccacini è regista della Compagnia Stalker Teatro, attiva professionalmente da trentacinque nel campo dell’educazione e della ricerca, riconosciuta dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per il suo specifico indirizzo artistico di teatro d’innovazione e dalla Regione Piemonte come compagnia di ricerca, associata all’AGIS, settore TEDARCO – Teatri d’Arte Contemporanea. Stalker Teatro ha sede a Torino, dove ha creato le Officine per lo Spettacolo e l’Arte Contemporanea Caos e a Biella dove svolge il progetto pluriennale Arte Transitiva Residenza Multidisciplinare di Biella e Provincia.

 

Tags: , , ,

Category: PROLOGO

About the Author (Author Profile)

Comments are closed.