Residenze, gang, e lunghe notti da attraversare – Daniele Villa | Sotterraneo

| 30 settembre 2016

Residenze, gang, e lunghe notti da attraversare

Per parlare di residenze mi servo del film I guerrieri della notte, ambientato a New York. Trama; una gang – i Warriors del titolo – rimane vittima di un complotto e deve attraversare l’intera metropoli mentre tutte le altre gang della città gli danno la caccia. I Warriors partono dal Bronx e devono sopravvivere a decine di quartieri ostili fino a raggiungere Coney Island, sede del Luna Park di Brooklyn – circa 50 chilometri di strade pericolose.

Dal punto di vista che voglio adottare, l’elemento più affascinante del film non sta tanto nella dimensione narrativa col suo taglio action, quanto nell’attraversamento del territorio di New York in termini simbolici: ogni quartiere che i Guerrieri attraversano ha una gang residente – diciamo così – che porta con sé un specifico immaginario: costumi, colori, linguaggio e atmosfere circostanti. Le stesse gang assumono spesso toni surreali che disegnano un orizzonte poetico sovrapposto come una pellicola alla morfologia cittadina, basti citare i Baseball Furies di Riverside Park (fra la 96esima e Central Park) che sono vestiti da giocatori di baseball, hanno il make-up dei KISS e combattono con regolari mazze da gioco. Il film insomma trasfigura la questione del controllo violento del territorio in una mappa di differenze estetiche e comportamentali, facendo di New York uno zoo di forme oltre che di bande armate.

Mi piace pensare che al territorio comunemente noto come Italia si possa sovrapporre una mappa di residenze di questo tipo: spazi diversi fra loro, dove il rapporto col territorio influenzi le modalità di lavoro e di incontro/scontro, dove le specificità degli artisti entrino in relazione con le specificità degli operatori e dove quindi si esprimano tutte le diverse possibilità di questa relazione: ricerca su una produzione in corso, incontro con altri artisti e/o specialisti per approfondire determinati campi d’indagine, allestimento e verifica di esigenze tecniche, percorsi di formazione per professionisti e/o pubblico di diverse fasce d’età, interventi site-specific, lecture e conference aperte al pubblico… la lista potrebbe continuare. E dato che a muoversi tra le residenze sono Artisti e non Guerrieri siamo per così dire al sicuro dalla minaccia continua di un’aggressione fisica a opera di gang ostili, ma proporrei di conservare comunque un certo grado di concentrazione, reattività e dinamismo, nel senso che a mio parere la residenza deve essere sempre produttiva: per dirla alla Guerrieri della notte, ogni residenza dovrebbe essere un quartiere a cui sopravvivere, ovvero dovrebbe costituire una qualche prova da superare: che sia per sviluppare una parte di spettacolo, trasmettere o lasciarsi trasmettere specifiche conoscenze, attuare modalità d’incontro col pubblico, formare un gruppo di persone – insomma, qualsiasi strategia si adotti per concretizzarla, la residenza deve impegnare gli artisti nello sviluppo di un progetto che sia destinato a una ricaduta concreta, fruibile, condivisibile col pubblico. Rispetto al sistema teatrale le residenze devono essere una parte differenziata ma integrata, parte iperattiva e sperimentale di una mappa più ampia, che viene a sua volta influenzata dalle pulsazioni dei centri residenziali. Non credo insomma nella dimensione puramente contemplativa della residenza, né investirei nel farne una parentesi rispetto al tempo produttivo: se vogliamo sopravvivere alla nostra “notte”, cioè all’epoca di impoverimento culturale in cui ci è dato di vivere, allora l’urgenza è totale, i pericoli imprevedibili e il Luna Park di Coney Island ancora molto, molto distante.

Daniele Villa
Sotterraneo

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Category: figurine

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