Home is where the heart is – Riccardo Fazi | Muta Imago

| 30 settembre 2016

Home is where the heart is

La residenza, dice l’enciclopedia, è “un concetto del diritto civile, legato al luogo in cui una persona ha la dimora abituale”.
Quindi, innanzitutto, è casa.
E, in teoria, è un diritto.
L’enciclopedia continua: “non bisogna però confonderla con la dimora che, invece, rappresenta il luogo in cui un soggetto si trova occasionalmente (…) è possibile avere più di una dimora di fatto, anche se per qualificare un’abitazione come dimora è necessario un minimo di stabilità.”
Tutti i luoghi che in questi anni abbiamo attraversato con il nostro lavoro: luoghi più o meno istituzionali, più o meno vicini, immersi nei boschi o tra le montagne, nel centro di grandi città o nelle loro periferie; luoghi nati per svolgere la funzione che gli conferisce il nome o che conservano ancora le tracce di quello che erano in passato; luoghi freddi, caldi, accoglienti, scomodi, sporchi, puliti, silenziosi, tutti questi luoghi pur nella loro incredibile varietà, sono tutti caratterizzati da una stessa capacità fondamentale: sono dimore che per un tempo particolare diventano residenze.
Sono luoghi quindi (o dovrebbero essere tali) dell’accoglienza, dell’ascolto, dell’incontro, della concentrazione, della disciplina.
Nel nomadismo che contraddistingue le nostre vite, sono, ogni volta, casa. Ci andiamo con le persone a cui vogliamo più bene. Ci andiamo per costruire insieme pezzetti di futuro, per fare, insieme, quello che non c’era prima.
Ci sono due tipi di nomadismo:

quello che porta la propria casa nel mondo
quello che porta il mondo nella propria casa

In quanto artisti ci troviamo costretti a muoverci in continuazione tra questi due tipi di nomadismo. La nostra vita, quella di Claudia Sorace, regista di Muta Imago, e di tutti gli altri membri della compagnia, fino ad ora, è stata un continuo attraversare questi due stati.
Questo doppio movimento è il movimento vitale che ha bisogno di attivarsi per poter arrivare a creare. L’arte è soprattutto uno stato di incontro. Tra persone che si trovano insieme per fare qualcosa. Tra queste persone e lo spazio abitato dal loro fare; tra questo spazio e la città che lo ospita; infine tra la città e chi la abita; infine tra chi abita la residenza e chi abita la città. Se non si attiva in continuazione questo movimento, secondo me c’è un problema.
Le residenze, queste case temporanee, permettono di scoprire qual’è la propria casa nel mondo, e allo stesso tempo di capire quale mondo può diventare la propria casa.
Insegnano ad abitare il mondo invece di cercare di costruirlo a partire da un’idea preconcetta.
Sono innanzitutto spazi liberi, ogni volta vissuti nella maniera e con lo scopo che più aggrada chi li abita e che non andrebbero mai caricati di caratteristiche o significati di straordinarietà ma che piuttosto devono essere considerati pratica, norma, garanzia che va salvaguardata e protetta.
Spazi interstiziali, ovvero spazi di relazioni umane, “spazi che pur inserendosi più o meno armoniosamente e apertamente nel sistema globale, suggeriscono altre possibilità di scambio rispetto a quelle in vigore nel sistema stesso.” per utilizzare le parole di Nicolas Bourriaud.
Dietro ad ognuna di queste dimore che diventano residenze, ci sono delle persone che svolgono il lavoro più importante e difficile: quello di far nascere nuove forme, a partire dalla deviazione e dall’incontro tra due elementi che fino a quel momento scorrevano paralleli: il mio lavoro personale e le loro idee, il mio fare e le loro necessità, il mio nomadismo e la loro casa.

Riccardo Fazi
Muta Imago

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Category: figurine

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