Un’esperienza di stanzialità – Settimio Pisano

| 20 maggio 2014

Un’esperienza di stanzialità

Il territorio in cui viviamo e operiamo è da sempre la ‘lucida ossessione’ che alimenta il nostro lavoro. Le contraddizioni della nostra terra hanno nutrito la poetica e il lavoro creativo della compagnia e, allo stesso modo, hanno profondamente condizionato e stimolato il nostro approccio ai progetti di ospitalità sul territorio. È stata questa lucida ossessione a farci pensare che un progetto come “Primavera dei Teatri” potesse nascere e avere un futuro, che potesse col tempo diventare un avamposto a sud per la creazione contemporanea, che si potessero coinvolgere nel nostro percorso altri artisti, critici, operatori, studiosi, per rafforzare il bisogno di comunicazione e confronto che in questa terra è sempre stato primario. Anche, forse, con l’inconscia volontà di ridurre le distanze, geografiche ma soprattutto cognitive, col resto del paese.
Il nostro modo di fare famiglia ha dato l’ossatura ad un progetto che nonostante si sia ingrandito continua ad avere un tipo di conduzione familiare che fa sentire tutti, artisti, operatori e spettatori, a casa propria. Abbiamo coltivato un pubblico vero, fatto di gente comune e non semplicemente di addetti ai lavori, che è diventato sempre più numeroso. Questo fa bene alla fruizione e anche alla resa dello spettacolo stesso. La nostra attenzione all’ospite si manifesta nei confronti dell’operatore, dello spettatore e soprattutto nei confronti delle compagnie. Ogni artista deve sentirsi tutelato e sentire che c’è una macchina organizzativa che si muove per lui, per la migliore resa possibile del suo progetto.
Abbiamo scritto più volte che con Primavera dei Teatri «volevamo una cosa, anche piccola – meglio piccola se volevamo coltivarla bene – che parlasse di noi, che avesse un pensiero che fosse anche il nostro, e che facendola interagire cambiasse noi stessi insieme agli altri. Perché volevamo qualcosa che esprimesse un mondo, una qualità delle relazioni fra le persone, fra gli artisti e il pubblico. Volevamo che ogni cosa presentata, qualsiasi cosa, contribuisse nel percorso umano di ciascuno. E che questo magma – articolato in sezioni e approfondimenti di vario genere – desse impulsi alla nascita di vocazioni nuove: critici, giornalisti, operatori, organizzatori, artisti, e spettatori, con un potere di irradiazione a trecentosessanta gradi. In questo processo ritenevamo irrinunciabile il coinvolgimento dei giovani, sulla scena e in platea: con il loro entusiasmo perché contagiassero, la loro generosità perché occorreva lavorare in condizioni di ‘spreco’, la loro disponibilità perché ascoltassero. Si trattava di creare un clima formando nel tempo una cellula sana, una piccola cellula di civiltà, contro le banalità, contro i luoghi comuni, contro le disuguaglianze sociali, economiche e culturali. Una cellula di civiltà in un territorio dove i valori dell’uomo sono umiliati giorno dopo giorno. Un teatro, quindi, che si interrogasse quotidianamente sulla propria necessità e sul proprio senso».
Quella di “Primavera dei Teatri” non è una vera e propria esperienza di residenza, anche perché a Castrovillari non possediamo una casa teatrale, ma certamente è una forte esperienza di stanzialità.
La casa teatrale l’abbiamo (temporaneamente?) trovata a Cosenza da un paio d’anni circa. Sulla scia del progetto pugliese di Teatri Abitati, la Regione Calabria ha fatto partire un analogo progetto finanziando, attraverso fondi comunitari, la nascita di dieci residenze.
Fino a maggio 2015, con possibilità di rinnovo per il prossimo triennio, gestiremo le attività del Teatro Morelli. Si tratta di una residenza ‘artistico – organizzativa’ all’interno della quale si collocano la programmazione di una stagione di contemporaneo, l’allestimento delle nostre produzioni, un progetto formativo molto articolato e un percorso di ‘tutoraggio’ e accompagnamento artistico rivolto ad alcune giovani formazioni del territorio.
Un progetto ambizioso, almeno per le nostre ridotte risorse umane e finanziarie, il cui primo obiettivo e stato quello di restituire un’identità precisa ad uno spazio che gli stessi cittadini non conoscevano affatto.
Dopo i primi due anni di lavoro, però, mi sento di dire che la nostra ambizione e le nostre belle speranze non avranno un futuro se le condizioni burocratiche – gestionali imposteci dalla Regione Calabria non cambieranno. Condizioni che ci costringono a piegare e adattare forzosamente le nostre idee e il nostro progetto alle (spesso incomprensibili) regole di un gioco che rischia a breve di portarci alla paralisi delle attività.
L’unica via d’uscita da questa situazione, la intravediamo in un cambio di ruolo e di atteggiamento da parte delle istituzioni pubbliche che sostengono il nostro e in generale tutti i progetti di residenza. Siamo infatti convinti che le pubbliche amministrazioni dovrebbero limitare il loro compito al disegnare e impostare una sorta di “cornice” all’interno della quale lasciare il più ampio spazio di azione possibile ai soggetti attuatori, mettendoli nelle condizioni di pensare e realizzare i propri progetti sulla base delle proprie vocazioni e su quelle dei loro territori.

Settimio Pisano
Scena Verticale / Primavera dei Teatri

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Category: figurine

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