Un Barbone Teatrale e i Teatri Abitati – Ippolito Chiarello

| 4 giugno 2014

Un BARBONE Teatrale e i Teatri ABITATI,
ovvero la storia di un contrasto semantico che diventa collaborazione artistica

Cosa ci fa un barbone, seppur teatrale, tra le Residenze e i Teatri Abitati, se una dimora non ce l’ha?
Proviamo a raccontarlo facendo a pezzi questa storia, proprio come è successo al Barbonaggio.

Il Barbonaggio teatrale ovvero l’uomo che ha fatto a pezzi il teatro

Il Barbonaggio Teatrale è una modalità di proposta artistica che si ispira all’esperienza di Ippolito Chiarello, che propone i suoi spettacoli, oltre che in teatro, anche per strada o luoghi non teatrali, su un palchetto, vendendoli a pezzi. L’artista ha stabilito un prezzo per ogni porzione del suo spettacolo Fanculopensiero stanza 510 (di cui parleremo tra poco) e ha preparato un listino che distribuisce al pubblico di passaggio. Lo spettatore sceglie il pezzo che vuole sentire, lo paga e l’artista si esibisce, raccontando e giustificando il senso di questa esperienza. Di solito poi la sera lo spettacolo viene fatto a teatro. Spesso diventa un’esperienza autonoma di proposta.
Un atto d’amore verso il pubblico.
Un atto simbolico per rimettersi in contatto con la gente e creare nuove platee.
Un atto politico per affermare che gli artisti sono dei lavoratori come tutti gli altri.
Fare a pezzi il teatro sempre con l’obiettivo di incuriosire il pubblico incontrato per strada per riportarlo a casa, “chè il teatro si fa a teatro”.

Un tetto per un barbone, ovvero per fare uno spettacolo ci vuole una casa

Lo spettacolo Fanculopensiero stanza 510 segue l’iter classico di ogni allestimento: una regia, affidata a Simona Gonella, una drammaturgia, curata da Michele Santeramo, la creazione luci di Vincent Longuemare. C’è bisogno di uno spazio che ospiti l’attore/barbone in questa fase di allestimento e di un territorio che custodisca e protegga la creazione artistica: questo spazio è l’Oda Teatro, Foggia. La struttura gestita dalla Compagnia Cerchio di Gesso offre un tetto, o fuor di metafora fornisce le risorse umane, tecniche e logistiche perché lo spettacolo possa nutrirsi del necessario.
In quella prima occasione i Teatri diventano davvero abitati sia da un attore che, come Ippolito Chiarello, è indipendente e slegato da forti appartenenze territoriali, che da chi quel territorio lo vive quotidianamente, attraverso una Residenza che è in fondo un atto di Resistenza in un luogo e in un tempo specifico. La dicotomia tra i termini Barbonaggio e Residenza ancora una volta risulta solo apparente, come dimostrano i risultati. Lo spettacolo debutta il 17 luglio 2008 al Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria, ma dopo poco si imbatte nella difficoltà di circuitazione del sistema teatrale italiano che contrasta con la volontà di Ippolito Chiarello di “lavorare tuti i giorni”. Nasce così l’idea di andare per strada a vendere direttamente lo spettacolo alla gente con un listino, scavalcando tutto il sistema per cercare di rivoluzionarlo dal basso.

Partenza: il viaggio e il film Ogni volta che parlo con me

Il barbonaggio è anche la storia di un lungo viaggio che porta l’attore nelle più importanti capitali europee. Parigi, Londra, Berlino, Barcellona, Madrid sono tappe di un percorso che alla fine diventa un film, Ogni volta che parlo con me, sostenuto in primis dal pubblico che ha creduto nel progetto e ha contribuito, dal basso appunto, alla sua realizzazione. Al contributo del pubblico pagante si è aggiunto quello dell’Apulia Film Commission e della Rete dei Teatri Abitati: infatti, dovendo cercare dei fondi e delle collaborazioni per sostenere il lavoro di artista senza fissa dimora – senza residenza – e per sostenere un progetto artistico come il film, è sembrato naturale incontrare la rete delle Residenze pugliesi e chiedere loro di contribuire concretamente sostenendo economicamente e ideologicamente questa ricerca. Nonostante la crisi e le difficoltà quasi tutte le Residenze hanno aderito dando un contributo alla produzione e ricevendo in cambio, oltre alla chiara consapevolezza di aver partecipato a un progetto importante per la crescita del pubblico, una serata di proiezione nelle loro stagioni e per chi è stato più generoso anche lo spettacolo e il barbonaggio.

Il ritorno: un barbone che riporta la gente a casa

La prossima stagione vedrà il barbone tornare a casa nelle dimore/ Residenze che hanno sostenuto il film, per mostrare al pubblico che vive quei territori pezzi d’Europa e della sua storia. Il pubblico potrà incontrare Ippolito per le strade e le piazze di Puglia, ritrovando la sera in teatro frammenti di quell’esperienza vissuta direttamente, proiettata questa volta sul grande schermo e ambientata nelle capitali europee. La formazione del pubblico diventa di fatto una buona pratica.

Il viaggio riparte…un nuovo tetto per il barbone

Nella primavera della stagione 2013/14, un nuovo progetto artistico ha coinvolto Ippolito Chiarello e un nuovo spettacolo cercava una casa dove crescere, sperimentarsi, confrontarsi…la Residenza di Ruvo di Puglia e la Compagnia La luna nel letto hanno così aperto le porte del Teatro Comunale. È  nato uno spettacolo, Psycho Killer – Quanto mi dai se ti uccido – figlio della collaborazione artistica e umana di Ippolito Chiarello in qualità di attore/autore e di Michelangelo Campanale come regista.

Non ci resta che augurare buon viaggio a chiunque voglia seguire insieme a noi quest’avventura!

“La vita, amico, è l’arte dell’incontro”
Vinicius de Moraes

Ippolito Chiarello
Nasca Teatri di Terra

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Category: figurine

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