Residenza con finestra – Stefania Marrone (Bottega degli Apocrifi)

| 14 settembre 2014

Dopo 10 anni in Puglia, a inizio giugno ho visitato per la prima volta l’Oasi naturale di Torre Guaceto: due giorni di impensate scoperte.
La prima cosa che ho scoperto (fino ad allora lo avevo visto solo per iscritto sulla pagina web dedicata al progetto Nobiltà e miseria) è che ci sono artisti capaci da un lato – della maggior parte dei quali ho avuto la fortuna di apprezzare direttamente il lavoro – e titolari di residenze dall’altro.
Ho scoperto che esiste una distanza chiara, che è stata definita.
Ho scoperto tra l’altro di rientrare nella categoria più promiscua dei titolari, quella di compagnia teatrale che ha la gestione/cura di un teatro.
L’ho scoperto così, a 38 anni, nella riserva di Torre Guaceto: io non sono pura, né io né la residenza che mi porto dietro/dentro/addosso qui a Manfredonia, a Nord Est del Sud Italia, un posto dove distinguere tra urgenze sociali e culturali in certi momenti è impossibile – come credo lo sia in buona parte della nostra Penisola.
Ho scoperto anche – è stato chiaro fin da subito – che avremmo potuto parlarci per altri due giorni, scambiarci esperienze che partono dall’io, che vanno dal particolare al generale, che risalgono dalla vita vissuta al sistema o che ci lasciano dedurre come il sistema incida sulla qualità del vissuto di quella vita … ho scoperto – dicevo – che avremmo potuto scambiarci le più grandi intimità senza comprenderci.

Mi ci sono spaccata la testa in questi giorni, ho addirittura riletto gli appunti del seminario, tutte le 26 paginette scritte fitte, in cerca di un lessico familiare, di un punto in comune, capace di renderci partecipi tutti della stessa conversazione.
Graziano Graziani ci ha suggerito un procedimento che va per elementi chiave. Lui ne ha individuati quattro: liberare il tempo, coabitazione, contaminazione, anarchia.
Sono tutti elementi che ritrovo nella nostra Residenza e, se leggo le parole, io le condivido tutte … sono gli spazi bianchi tra una e l’altra, quelli che si riempiono di non detti, a spaventarmi.
Sarà che da quando la Regione e il Ministero¹ mi gridano in faccia che da 3 anni non sono più giovane, che non sono una premialità, che non sono un valore aggiunto, ora che sono vecchia e saggia insomma, io non credo che esista una liberazione del tempo dell’artista che non passi per la sua dignità lavorativa, ovvero per la sua retribuzione.
Sarà che ogni volta che abbiamo parlato in questi due giorni di coabitazione, contaminazione e anarchia abbiamo indugiato sulla descrizione suggestiva di quello che accade dentro i palazzi delle Residenze: esperienze uniche, irripetibili, di scambio interno … come quando passiamo sotto una galleria e spostiamo istintivamente la levetta del ricircolo dell’aria, valorizzando la fragranza del nuovo arbre magique.
Sarà che mentre raccontavamo di quello che succedeva dentro queste residenze solo un paio di volte qualcuno ha provato ad aprire le finestre e ci ha ricordato che c’è un fuori, un luogo, un territorio, delle persone che ci abitano, e, se guardiamo bene, c’è n’è magari qualcuna in strada che sta guardando verso le nostre finestre.
Il legame col territorio: un legame che la parola residenza porta insito nel suo etimo, altrimenti siamo noi che stiamo sbagliando parola.
Punterei su questo per mettere a dialogo le residenze prima di metterle a sistema.
Ripartirei da qui:

  • liberare il tempo cioè renderlo libero, dargli dignità e valore
  • coabitazione di diversi gruppi artistici in uno stesso spazio, includendo i titolari tra questi gruppi
  • contaminazione delle conoscenze tra tutti quelli che sono nel “palazzo” e quelli che stanno di fuori
  • anarchia come possibilità di distruggere sistemi e ricostruire mondi
  • legame col territorio ovvero incidenza sulla qualità della vita di una Comunità attraverso la qualità della pratica artistica.

Stefania Marrone_Bottega degli Apocrifi

Bottega degli Apocrifi nasce nel 2001 a Bologna dall’incontro di tre attori multitasking e un musicista, Stefania Marrone, Cosimo Severo, Iscra Venturi e Fabio Trimigno.
Tra gli artisti che gli Apocrifi considerano buoni maestri: il drammaturgo Gerardo Guccini, il regista Marco Martinelli, gli attori Marco Baliani, Laura Curino, Gabriella Bartolomei, Elena Bucci e Marco Sgrosso.
Con l’obiettivo politico di coltivare il deserto, e col desiderio di fare del teatro uno strumento di lettura del reale, a maggio 2004 la compagnia si trasferisce a Manfredonia, operando una ricerca sulla nuova drammaturgia e sulla drammaturgia musicale, contaminando l’attività di produzione con l’attività di formazione, attraverso Progetti Speciali che coinvolgono differenti fasce della Comunità: donne, adolescenti, rifugiati politici.
Dal 2008 la Compagnia rientra nelle tre consecutive edizioni del Progetto Teatri Abitati – Residenze Teatrali in Puglia e da vita nel 2012 alla rete una.net, rete di sei compagnie residenti che si propone di sopravvivere alle residenze stesse.

www.bottegadegliapocrifi.it

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Category: figurine

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