Una idea di residenza – Giorgio Rossi | Sosta Palmizi

| 26 settembre 2014

Una idea di residenza

Nella mia esperienza ritrovo il senso di “residenza” fin dall’origine di Sosta Palmizi.
La compagnia è nata nel 1984, eravamo un gruppo di danzatori fuorusciti “a forza” dalla Fenice di Venezia e quindi abbandonati. Eravamo giovani, avevamo 23/24 anni.
Il teatro aveva cambiato il direttore e non si era mai visto che una produzione di un ente lirico fosse così richiesta da arrivare ad incassare addirittura di più del suo costo, né che avesse un successo tale da configurarsi come una stella nella costellazione della danza contemporanea.
Non si potevano creare precedenti, era un fatto grave, da cancellare.
E infatti, detto fatto: una cosa del genere non è mai più successa in Italia.
Comunque, in quei tre intensi, fondanti anni di lavoro con Carolyn Carlson abbiamo imparato a condividere e ascoltare il lavoro degli altri nello spazio dello studio e non solo. In questo modo, sotto la guida di Carolyn si creavano gli spettacoli: nella partecipazione totale di ogni singolo interprete, in una vera “residenza”, dove la vita era prima di tutto conoscersi, confrontarsi e anche volersi bene.
Stavamo insieme per tre mesi di prove, più un altro paio di mesi fra debutto e tournée e poi ognuno tornava a casa sua fino al prossimo lavoro.

Con questo spirito sono nati anche Il Cortile, Tufo e Perduti una notte. Ogni volta abbiamo cercato una situazione in cui immergerci totalmente nel lavoro di creazione per tre o quattro mesi consecutivi e i luoghi, così come i momenti, sono sempre stati determinanti per il tipo di creazione e per il suo manifestarsi.
Così è stato per tutti i lavori firmati dai singoli fondatori di Sosta Palmizi, i quali a loro volta hanno iniziato a collaborare con giovani danzatori e questa modalità va avanti da trent’anni, creando una vera e propria rete di relazioni artistiche, fucina di una generazione di autori, coreografi e non, che a sua volta sta dando i propri frutti.

Quindi per noi il concetto di “residenza” è alla base dei processi creativi e prescinde dalle direttive per accedere alle sovvenzioni pubbliche.
Anzi, proprio a causa di quelle direttive, che stentano spesso a stare al passo con la realtà effettiva, ci siamo trovati a dover dare spiegazioni sul nostro operare, ci siamo visti tagliare i contributi e una volta abbiamo anche rischiato di dover chiudere solo perché, in quanto aderenti profondamente al concetto di “residenza”, non rientravamo nei canoni per accedere al finanziamento ministeriale.
Nel dettaglio, le motivazioni apportate per giustificare i tagli andavano dal farci passare per “agenzia” all’accusa di fare circo e teatro invece che danza….ancora una volta non si ammetteva che un gruppo di artisti portasse al pubblico il suo lavoro, fuori da schemi prestabiliti.

Fin dal principio abbiamo difeso la nostra natura creativa, non potevamo fare altrimenti, l’imprinting della nostra maestra superava ogni altra influenza.
E così facciamo oggi, con la differenza che la Regione Toscana, pioniera in Italia, ci offre la possibilità di mantenere e valorizzare la nostra natura e finalmente ci sentiamo compresi, supportati e parte di qualcosa che definirei“comunità”.
È il riconoscimento del nostro lavoro che va avanti da 30 anni.
Ci sembra di capire che ultimamente anche in sede ministeriale si stia prendendo coscienza del fatto che realtà come la nostra esistono da decenni e che questa modalità combacia con la vocazione degli artisti e con la nostra dedizione al territorio che ci accoglie, anche se tutto ciò è difficile da codificare in un regolamento.

Avere una casa in cui risiedere creativamente e condividere i processi di messa in scena, senza porci la questione di cosa sia danza, cosa sia teatro o circo, aderendo pienamente al divenire dell’arte scenica, questo è stato l’unico modo per continuare ad esistere in Italia con l’entusiasmo, la credibilità e la dignità di chi, come noi ha avuto la fortuna di essere stato formato da fautori della danza contemporanea (Carolyn Carlson e in seguito Pina Bausch).

Ogni artista si costruisce le proprie modalità di lavoro e la nostra esperienza trentennale di residenza ha avuto anche l’effetto collaterale di costruire un pubblico che ci segue assiduamente, giustificando il nostro esserci e dando un senso profondo alla nostra arte.

Ci auspichiamo quindi che le istituzioni proseguano il percorso verso il sostegno delle modalità operative degli artisti, conoscendole e riconoscendole sul campo, evitando di mettere recinti con maglie tanti strette da snaturare la creazione come processo.

La “residenza” come la intendiamo noi è un luogo in cui viene resa possibile la relazione fra creazione e scambio, in cui viene potenziata la possibilità di incontro, prima fra gli artisti e poi, gradualmente, con il pubblico in modo da arrivare insieme al compimento dell’opera.

Giorgio Rossi
Sosta Palmizi

GIORGIO ROSSI Come direbbe E. Satie‚ “è un mammifero danzante”.
 All’età di 4 anni‚ vedendo il clown svizzero Dimitri esibirsi nel surreale tempo della scena‚ ha capito che il teatro era la sua vita.
Deve la sua fortuna artistica all’aver potuto assistere ai lavori di grandi maestri (Kantor, Brook, Bausch, Carlson ….) e‚ con alcuni‚ ha imparato l’arte scenica‚ sia come allievo che come interprete. Nel 1984‚ è co–fondatore della Sosta Palmizi‚ sigla sotto la quale‚ in 30 anni‚ hanno lavorato oltre 400 danzatori e non, che via via hanno trovato lavoro nelle maggiori compagnie di Teatro Danza Italiane e Europee o hanno fondato propri gruppi e alcuni dei quali oggi, fanno parte dell’Associazione.
 Con i suoi spettacoli‚ ha girando il mondo grazie all’universalità dell’arte poetica del movimento di cui fa uso.
 Fa parte di quella specie di esseri in via di estinzione che crede profondamente nell’immaginazione.
 Si definisce un partigiano dell’immaginazione. La sua danza‚ è fatta di un’energia organica che auspica lo porti sulle scene ancora per molto tempo. In questi anni collabora con artisti di altri campi, come: A. Pazienza P. Fresu, B. Bertolucci, T. Guilliam, S. Benni, P. Turci, L. Poli, D. Riondino, P. Rossi, Banda Osiris, G. Mirabassi, D. Rea, E. Pozzi, Jovanotti, F.Bruni, G. Trovesi, M. Rabbia, M. Baliani, F. De Luigi e tanti altri. Partecipa come danzatore autore nella trasmissione VIENI VIA CON ME di R. Saviano e F. Fazio. Nel 2012 crea per l’Opera di Roma lo spettacolo Cielo di Marzo; nel 2013 Carmen di Bizet con L’ Orchestra di piazza Vittorio; nel 2014 coordina 320 ragazzi e danzatori per il 620 Carnevale di Putignano.

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Category: figurine

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