Resistenza Creativa – Carmen Giordano

| 6 maggio 2014

 Resistenza Creativa

Macelleria ETTORE è una compagnia di ricerca e pratica teatrale che esiste dal 2008 e ha prodotto sette spettacoli, tutti attraverso residenze creative. La nostra sede legale è in via Treviglio 30 a Milano, a casa mia. Le nostre sedi operative sono state il Castello Pasquini di Castiglioncello (LI), lo Spazio OFF di Trento, Centrale Fies a Dro (TN), Campsirago Residenza nell’omonima frazione di Colle Brianza (LC), La Sala del Carmine nell’omonima chiesa sconsacrata di Orvieto (TR), La Corte Ospitale di Rubiera (RE), la Torre dell’Acquedotto di Cusano Milanino (MI). Ciascuno di questi luoghi è impresso nel nostro modo di creare e vivere il momento creativo.

Lo spazio influisce sul tempo. In residenza vivi Il tempo del luogo che ti accoglie, e il tempo si ferma. Tutto quello che fai è creare, anche mentre vai in bagno. Ti viene in mente una scena perso nella nebbia della Brianza. Le migliori idee nascono in cucina, meglio se industriale. I pasti sono un modo di staccare senza staccare. La pausa sigaretta nel chiostro è un momento di solitudine pubblica: siamo tutti lì, uno accanto all’altro, ciascuno perso nei suoi pensieri, a passarci l’accendino. Esci dalla Tensostruttura verso il sole a picco sul mare, e ti ricordi che la vita è più bella del teatro. Ti chiudi in bagno per stare da solo. Vai a correre, a nuotare, in bicicletta per stare da solo. Vivi all’estremo di comunione e solitudine, le condizioni della creazione. Ogni residenza è una resistenza creativa.

Le persone che ci ospitano in residenza sono spesso maestri inconsapevoli del nostro percorso. Lo sguardo di chi ti accoglie in casa sua, ospite del tuo momento creativo, è discreto e quasi mai si riferisce al risultato, al prodotto della residenza. C’è una sorta di pudore, un rispetto del tempo creativo, un’attenzione al luogo in cui provi a fare qualcosa che non sai e non puoi conoscere fino al momento in cui apri le porte della sala a uno sguardo altro dal tuo. Penso al modo in cui Massimo Paganelli guarda una prova: un immobile silenzio assoluto, interrotto da colpi di tosse – e alla sofisticata semplicità con cui restituisce quello che vede. Walter Zambaldi si muove di continuo, soffre costretto su una sedia, ma una volta fuori, molte sigarette dopo, a tarda sera, ti dice una frase che illumina una zona del tuo lavoro, una cosa che non avevi mai visto, eppure era lì. Maurizio Panici è imbattibile nell’individuare cosa non fare, non tenere, non serve, lascia stare che è meglio. Barbara Boninsegna e Dino Somadossi sono per la libertà assoluta. Le loro parole, come lo spazio in cui ti accolgono, sono pagine bianche in cui scrivere quello che desideri, rigorosamente con il tuo linguaggio.

Gli incontri che facciamo in residenza sono legati ai luoghi: contadini, gente del bar, ristoratori, passeggiatori, villeggianti, pescatori, avventori occasionali e non a prove aperte di un lavoro teatrale. La prima volta passavano di lì e poi ci sono tornati, oppure sanno che in quel luogo a cadenza più o meno regolare, si può vedere un teatro che non è ancora teatro, un teatro prima del teatro. Si può parlare con gli artisti prima e dopo la prova, e gli si può chiedere quello che si vuole davanti a un bicchiere di vino. Si può anche dire “non ho capito”, “non mi è arrivato”, “mi sono perso qui e mi sono ripreso lì”, si può addirittura dire “mi sono annoiato”. Perché? Perché agli artisti serve. Tra la solitudine e la comunione totale, c’è la condivisione semplice e diretta di quello che siamo attraverso quello che facciamo. Prima che a teatro, la residenza ti spinge ad aprire agli altri, almeno una volta, le porte del tuo eremo. Ogni residenza è condividere il processo creativo.

Siamo artisti e artigiani, nomadi per definizione e necessità. Ogni luogo ci apre un mondo e diventa una casa. Siamo stranieri in patria. Non abbiamo uno spazio dove provare ogni giorno, non paghiamo un affitto, non paghiamo bollette, non ci fermiamo. Viaggiamo continuamente alla ricerca di luoghi e persone con cui creare. Non siamo soli e lo siamo. Resistiamo al tempo e allo spazio per lasciare che il teatro – come la vita – accada.

Carmen Giordano
Regista e direttrice artistica di Macelleria ETTORE_ teatro al KG

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Category: figurine

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