In principio era lo spazio – Roberta Nicolai | C.Re.S.Co.

| 20 maggio 2014

In principio era lo spazio
Riflessione in forma di domanda sui ‘nuovi’ luoghi della creazione, chiamati residenze

Non è immediato su questo tema parlare a nome di un coordinamento plurale e nutrito di molte anime, in cui molti soggetti hanno il carattere ibrido di artisti/curatori, altri gestiscono residenze secondo modelli differenti, senza tuttavia voler mettere da parte del tutto la sensibilità personale e senza voler livellare il discorso alla definizione statica, cosa che sarebbe la scelta meno appropriata rispetto ad una realtà, come quella delle residenze, che è in continua mutazione e muterà ancora nei prossimi anni.
Per questo scelgo di articolare il discorso evidenziando le domande che il fenomeno residenze apre e tiene vive.

Creazione
Residenza: modello organizzativo e escamotage per reinventare la nozione di creazione artistica?
Partendo dal contesto storico in cui ci troviamo ad operare, le residenze possono definirsi come incubatori di nuove pratiche, nuovi linguaggi e come risposta a nuove istanze artistiche?
Sono l’alba di un nuovo sistema nate dalle disfunzioni del vecchio?
È un modello da potenziare? Possono diventare una nuova centralità?
Le residenze ci dicono che sono cambiati i tempi e i modi di produzione?
Che al modello novecentesco dei 21 giorni di prova, dell’attingere costantemente al repertorio, si sostituisce una pratica in cui il tempo di creazione di uno spettacolo può durare mesi, costruirsi attraverso fasi di ricerca distanti nel tempo, in spazi diversi, a contatto con realtà diverse, abitudini e abitanti diversi?
Le residenze mettono l’accento sul carattere processuale della creazione? Sulla sua necessità di nutrimento dall’esterno oltre che dall’interno?
O anche che nella ricerca di minor spreco in tempi di povertà qualcuno riscopre valori e pratiche che il ‘900 ci aveva insegnato, con il teatro dei gruppi, il lavoro del regista/pedagogo, la drammaturgia dell’attore che studia il corpo e scopre la sua poetica, nella drammaturgia che nasce nelle prove ed è spesso scrittura collettiva, nella scrittura scenica che non è testo letterario o copione di repertorio, nelle lunghe sessioni che sono improvvisazione prima ancora di essere prove?
Le residenze propongono e, nella loro diffusione, determinano un’idea nuova di spazio per la creazione?
Sarebbe un errore considerare questo spazio esclusivo?
Il rinnovamento dei linguaggi ne è conseguenza e, al tempo stesso, motore?
Mettono in campo un nuovo statuto del teatro e della danza?
La nuova visione potrebbe essere consumata e spazzata via con velocità e leggerezza se improvvisamente si tornasse in tempi di ricchezza? E non c’è forse il rischio che una certa leggerezza nei confronti di storie che non sono solo il passato storico, ma nostre radici profonde, si trasformi in un fagocitare veloce che consuma senza vedere, o si riduca semplicemente a gestione strumentale della rappresentazione in tempi di crisi?

Discorso dominante
Le istituzioni teatrali ancora convalidano un discorso dominante che tende a fare dei teatri luoghi di semplice consumazione culturale, dell’opera teatrale un prodotto, del pubblico un consumatore da soddisfare?
Le residenze testimoniano una posizione antagonista rispetto a tale discorso dominante?

Linguaggio
La nozione di residenza è svincolabile dagli artisti cosiddetti emergenti?
Questa nozione di emergenza artistica è sintomo di un disfunzionamento del sistema? Fino a che età si è emergenti, lo si è ancora a 40, 50 o 60 anni?
È un appellativo nel quale le compagnie possono rimanere bloccate per 5 o anche 10 anni o anche per sempre? Tutti gli artisti che lavorano su linguaggi originali sono inseriti in questa casella in cui tutto è sempre da provare, tutto è sempre da ricominciare?
Forse emergenti indica, in Italia come altrove, condizioni di produzione meno favorevoli, non solo e tanto un linguaggio scenico nuovo?
Le residenze implicano scelte estetiche e di linguaggi?
Programmano ciò a cui l’istituzione teatrale, tale e quale è oggi, con il suo carattere di conformismo e la sua esigenza di efficienza, non dà spazio?
Le residenze sono lo spazio per un paesaggio, un intero territorio estetico e linguistico?

Coraggio
L’attuale staticità del sistema teatrale ufficiale è sintomo di un’epoca senza coraggio?
Il rischio che operatori, direttori artistici, curatori si assumono è direttamente proporzionale alle loro competenze?
Un artista studia tutto il tempo?
Un curatore studia tutto il tempo?

Pluralismo
Chi gestisce un teatro, uno spazio, una residenza predispone la circolazione delle idee?
Può servire, per raggiungere questo fine, creare e disegnare un paesaggio della creazione contemporanea quanto possibile plurale nelle estetiche e nei linguaggi?

Nutrimento
Tra gli obiettivi di chi crea luoghi di residenza c’è il nutrimento artistico?
Chi dà vita ad una residenza deve porsi la domanda – di cosa si nutre l’arte?
La condizione di orfananza in cui si trovano le ultime generazioni artistiche (che come nei romanzi inglesi dell’800, genera piccoli delinquenti alle prese con il vivere alla giornata) può essere superata dalle residenze?
I nuovi luoghi della creazione possono essere là dove il presente e il passato si ricongiungono?

Standard
Sono necessari standard professionali di accoglienza, standard tecnici, standard organizzativi, standard comunicazionali per tutelare e sostenere la creazione?
Sotto questi standard è impossibile dare agli artisti condizioni favorevoli alla creazione?

Denaro
L’artista deve ricevere un salario per la creazione?
La struttura ospitante deve essere leggera, ma non insufficiente dal punto di vista tecnico e organizzativo?
Il budget di una struttura deve essere connesso con la sua mission?
C’è qualcosa che è extrabudget ed equivale a rendere un luogo vivo, attivo, fecondo?
Un luogo deve produrre una dinamica, un’energia?

Pubblico
Le residenze instaurano un diverso rapporto con i territori generando un nuovo ruolo per il pubblico?
La questione del pubblico, con i conteggi dei biglietti venduti, i questionari di gradimento etc. non è posta in modo scorretto?
Il rispetto del pubblico passa per la qualità dei progetti che gli si propongono?
Audience development significa sviluppo del pubblico?
Gli strumenti di audience development normalmente utilizzati sono: la mediazione, il coinvolgimento?
Questo non mette in evidenza il carattere processuale del patrimonio artistico contemporaneo?

Direzione artistica
Un direttore artistico o un collettivo di direzione artistica può definirsi un accompagnatore o curatore piuttosto che uno scopritore (un talent scout) termine che rischia di assimilare la creazione contemporanea a meccanismi premianti sottoculturali?
Può il curatore apportare uno sguardo, regalare il suo tempo, sostenere con la discussione e l’analisi estetica e tecnica?
Può predisporre una progettualità che sostiene i percorsi artistici e facilitare le connessioni, collaborazioni, co-produzioni con altre strutture?
L’accompagnamento di un primo gesto artistico di una giovane compagnia può generare una compagnia?
La curatela/direzione artistica è una vocazione?
La residenza è una vocazione? È la vocazione di un luogo, in un paese come in un quartiere?
Possono le residenze agire da connettori? Possono, favorendo co-produzioni, condivisioni, reti disegnare una nuova mappa del sistema teatrale, favorendo l’uscita dai modelli del secolo scorso?

Tempo
Le residenze sono un tempo isolato e un tempo condiviso?

Comunità creative
Le residenze predispongono un contatto tra il paesaggio della creazione emergente e una comunità di abitanti?
Gli artisti possono arrivare ad una residenza senza nulla?
La residenza prevede la necessità di uscire dal teatro?
Gli abitanti traggono nuova socialità dalla presenza degli artisti e dalla partecipazione al fatto artistico?
L’esperienza della residenza passa attraverso il fare insieme?
Il fare artistico si connette inevitabilmente al linguaggio che deve essere vivo, legato al proprio tempo e al luogo in cui la rappresentazione si svolge?
Le residenze creano un bisogno di fare artistico nella vita quotidiana?
Perdonerete se, personalmente, ma solo personalmente, a queste domande ho dato un’unica e identica risposta.

Nota: Il testo deve la sua ispirazione alle riflessioni riportate in Réinventer des lieux de création?, Outrescène 14, mai 2013. È inoltre stato condiviso all’interno di C.Re.S.Co. e porta con sé le tracce di tale condivisione.

Roberta Nicolai
Presidente C.Re.S.Co.

Roberta Nicolai è drammaturga e regista. È direttrice artistica di triangolo scaleno teatro, compagnia romana nata nel 2000 e attiva nel territorio capitolino. Con OFFicINA, “cantiere per la creazione contemporanea”, vince nella stagione 2008\2009 il bando Officine Culturali della Regione Lazio. Sua è la direzione artistica di Teatri di Vetro, festival delle arti sceniche contemporanee, giunto nel 2015 alla nona edizione.

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Category: figurine

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