La generazione dei senza casa – Licia Lanera | Fibre Parallele

| 24 settembre 2014

Siamo la generazione dei senza casa. I nostri nonni si sono comprati l’appartamento e la casa al mare, i nostri genitori solo l’appartamento senza la casa al mare, noi niente. Senza reddito un mutuo non lo apriremo mai. Qualcuno più “fortunato” potrà cominciare a pagare un mutuo che esaurirà a 70 anni, qualcun altro fortunatissimo erediterà la casa dei nonni e si leverà un problema. Nomadi perenni. Questo siamo.

E mentre diventa sempre più difficile avere una casa in cui vivere, anche gli spazi chiudono, i teatri falliscono… così il giovane teatrante, oltre a non avere una casa dove dormire, non ha neanche una casa dove provare, dove organizzare il pensiero.

Ogni luogo che ho abitato in questi anni di lavoro ha condizionato fortemente lo spettacolo che stavo facendo. La temperatura, l’odore, l’accoglienza di chi ti ospita, il più delle volte hanno contribuito alle sorti dello spettacolo. Ne ha deciso i costumi, gli umori, la scena. Tutto.

Siamo di quella generazione per cui “ricerca” significa cercare una via, una propria identità, un percorso profondo e consapevole; per noi lo spettacolo si fa soprattutto in sala. Non ci costruiamo le regie e le drammaturgie a casa seduti a tavolino. Lo spettacolo lo scriviamo passo passo mentre proviamo, insieme al gruppo che ci lavora e insieme al mondo esterno che cammina.

Un luogo di residenza quindi è molto di più che una semplice stanza più o meno grande. È come una casa che abita le storie, in cui nascono i figli, crescono, ci sono le fate che lo abitano.

Ora che succede se di case da abitare non ce ne sono più? Come faremo a diventare grandi? Dove nasceranno i nostri figli? Quali saranno gli umori dei nostri spettacoli?

Uno spazio ti cambia la vita! Mi disse un giorno Franco D’Ippolito. Risi. Non gli credevo. Il solito esagerato. Sono tra quei fortunati che hanno una piccola casetta teatrale in affitto. Da quando ce l’abbiamo ci è cambiata la vita (pensa un po’). Quella stanzetta di fronte al mare è un porto, una tempesta di passanti che recitano recitano recitano. È un piccolo fuoco per una città la cui acqua del mare e delle politiche balorde ha spento. Ma non basta. E’ una casa piccolissima, dove non entrano scenografie, dove le luci non ci sono, ottima per i laboratori, buona per le prove, impossibile per un allestimento.

Ed eccomi ad ogni debutto a pregare qualcuno di avere un luogo per provare scannati, un allestimento. Che tortura! Ma ripeto, io sono fortunata. Ho conosciuto una giovane compagnia di Bari che si sta facendo strada e che è al suo terzo spettacolo, si chiama La Ballata dei Lenna. Loro provano in casa, un monolocale dove vivono in due. Il loro spettacolo parla di tre giovani che abitano in un monolocale piccolissimo e senza bagno, infatti fanno i loro bisogni nella busta che poi gettano di nascosto nel cassonetto. Nel loro lavoro si fonde la condizione dell’artista/giovane senza casa e senza teatro.

Sogno tante case aperte gestiti da illuminati proprietari, non affittacamere di basso livello che ti presentano il conto per ogni passo che fai lì dentro, matti che ti costringono ad indossare pattine impedendoti di correre, che ti lasciano morire di freddo perché la corrente, ahimè, costa.

E poi mi chiedo, ammessa la buona volontà di questi proprietari di casa, che cosa hanno intenzione di fare gli enti pubblici per dare una casa a chi non ce l’ha o per sostenere quelli hanno la vocazione all’ospitalità, ma non hanno i mezzi per ospitare. Chi si assume la responsabilità di tutelare le giovani generazioni che una casa non l’avranno mai pur lavorando come pazzi ogni giorno? Chi si prenderà cura degli artisti, che non sono numeri, ma sono artisti? Chi ci tutelerà? Chi tutelerà i miei silenzi e le mie urla, il mio sudore, le mie speranze, le mie parole? Chi si prenderà cura di noi, palline da ping pong, che spezzettiamo una produzione in 13 residenze di 3 giorni ciascuna? Chi ci aiuterà a crescere? Chi ci inciterà a rispondere al critico che ci chiede di crescere, di mettere in scena i classici, di fare uno spettacolo con tanti attori? Io la voglia di fare grandi cose ce l’ho, davvero, e anche troppa, ma io tutti sti attori, ste scene, sti classici, dove li metto in cantina?

In quest’epoca di cambiamenti con la paura e la speranza di una rinascita, queste sono le mie domande.

Licia Lanera
Fibre Parallele

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Category: figurine

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