Il ciclo delle stagioni – Luca Ricci

| 3 maggio 2014

Il ciclo delle stagioni

L’immagine con cui abbiamo scelto di raccontare il nostro primo anno di residenza a Sansepolcro è quella di un albero, con il fogliame che segue l’andamento di tre stagioni: rosso d’autunno, spoglio d’inverno, verde in primavera. Quel che manca è l’estate con fiori e frutti, che nella nostra metafora sarebbe l’ormai consolidato appuntamento con “Kilowatt Festival”.
“Kilowatt tutto l’anno” abbiamo chiamato il nostro progetto di residenza, a sottolineare come la linea progettuale e identitaria definitasi in undici edizioni del festival estivo, si estenda agli altri periodi dell’anno.
Dunque, per noi, il progetto di residenza si configura all’interno di un’azione organica di semina, fioritura e raccolto, cioè di un percorso lungo un anno fatto di momenti di protezione e cura segreta del lavoro creativo dei nostri ospiti, cioè degli “stranieri” che vengono a visitarci, ma anche di momenti di apertura e di incontro tra quegli stranieri e le persone del luogo, nonché con altri ospiti “stranieri” – operatori e critici – che arrivano sia al “festival” che durante “tutto l’anno”.
Avevo già avuto modo di scrivere nel mio intervento sul Prologo all’incontro di ottobre 2013 che la residenza si nutre di binomi: protezione/apertura, introversione/estroflessione, artisti stranieri/abitanti locali. Ma non sono contrapposizioni insanabili: la congiunzione tra il tempo della ricerca e il tempo dell’apertura spettacolare è ciò che caratterizza i mestieri del teatro.
Dunque, non mi convince parlare delle residenze solo come “lusso per gli artisti” e “tempo da sprecare”, ma neppure chi immagina il curatore di una residenza come lo “shakeratore” di un luogo, una sorta di animatore da villaggio turistico che copre con l’attivismo delle relazione locali una debolezza legata all’approfondimento dei contenuti prodotti. La residenza non è un silenzio protetto e assoluto, ma neanche una baraonda continua e indiscriminata. È piuttosto un dinamico e sempre rinegoziabile equilibrio tra i poli.
Ai creativi che attraversano il nostro progetto noi regaliamo uno spazio completamente libero, senza limitazioni di orari, in un luogo caldo, ben attrezzato, con tecnici a disposizione; accanto a questo – per riprendere la metafora dell’albero – chiediamo loro di lasciare un seme nel territorio, che sia innanzi tutto una prova aperta, ma anche una lezione in una scuola di danza locale, l’accoglienza di un invito a cena da parte di un gruppo di persone del luogo, oppure un incontro col pubblico. Molto spesso sono gli artisti a chiederci di mediare tra loro e la città: Zaches Teatro ha chiesto di incontrare alcune classi di una scuola superiore, Francesca Foscarini ha voluto quattro nonne per interviste e lezioni di dance-ability, Silvia Gribaudi cercava una decina di persone sopra i 60 anni. Invece, nei casi di Leonardo Diana e di Helen Cerina siamo stati noi a propiziare i loro incontri con bambini e adolescenti, a seconda delle caratteristiche dei loro progetti. Incontri dei quali entrambi ci hanno ringraziato, considerandoli utili ad approfondire il loro lavoro.

Tutto questo è stato possibile a partire dal fatto che, a metà 2013, il Comune di Sansepolcro ci ha concesso in gestione uno spazio. L’opportunità di lavorare in modo continuativo in un luogo ha permesso all’albero di compiere il ciclo delle stagioni.
Prima di allora, noi avevamo fatto della mancanza di uno spazio l’occasione per sviluppare una strana idea di residenza: coi Visionari, i trenta spettatori che ogni anno lavorano con noi a comporre il cartellone del festival, avevamo costruito una comunità che si vede con continuità raggruppata intorno a uno scopo comune, invece che a un luogo. Cos’altro erano – e sono – se non una forma di residenza le 30/40 serate all’anno nelle quali i Visionari discutono di spettacoli visti in video e arrivano a trovare dei criteri condivisi per scegliere una decina di lavori da invitare al festival?
La presenza di uno spazio fisico ha permesso ai Visionari di relazionarsi non solo con dei dvd da scegliere, ma anche con artisti in carne e ossa, coi quali parlare. È stato un miglioramento, non c’è dubbio.
Gli otto anni di lavoro coi Visionari hanno fatto sì che, appena nati come residenza, noi avessimo già un nucleo di persone del territorio pronte a interagire con gli stranieri che abbiamo portato dentro casa loro.
Cosa ci manca adesso? Vorremmo poter dare agli artisti uno stipendio per i dieci giorni nei quali lavorano da noi – come si fa nelle residenze di arte contemporanea –, vorremmo poter offrire loro i pasti, ma al massimo possiamo pagare loro un bed and breakfast con cucina. La creazione di reddito per gli artisti in residenza è lontanissima da venire (non parlo degli artisti ospitati per uno spettacolo, per i quali ovviamente paghiamo un cachet).
Con le scuole che cadono a pezzi e le buche sulle strade, l’amministrazione locale non ritiene un proprio dovere provvedere al reddito degli artisti che attraversano il nostro spazio. Non si tratta di un’amministrazione che non comprende il valore del nostro progetto, tutt’altro, però dice: noi abbiamo fatto già molto per voi e per gli artisti, sia ristrutturando lo spazio, sia acquistando le attrezzature, sia pagandovi una parte delle bollette. Di più, non possiamo.

Poi c’è il tema – non secondario – che anche noi, come tante realtà della nostra generazione, siamo una struttura ibrida: siamo curatori e programmatori di progetti di altri artisti e, insieme, siamo noi stessi una compagnia di produzione. Il nome Kilowatt comprende la prima parte di questa nostra attività, invece CapoTrave si riferisce alla compagnia. Teniamo insieme le due attività cercando di separarle completamente. “Non sappia la tua mano destra quello che fa la sinistra” diceva qualcuno, molti anni fa: non arriviamo a tanto, ma facciamo quello di cui siamo capaci per non mischiare i due ambiti; si rovinerebbero entrambi.

Luca Ricci
direttore artistico CapoTrave / Kilowatt

Luca Ricci è regista teatrale e fondatore della compagnia di produzione CapoTrave. È direttore artistico di Kilowatt Festival e condirettore del progetto Dominio Pubblico (Teatri Argot e Orologio, a Roma). Dal novembre 2010 a novembre 2012 è stato presidente di C.Re.S.Co.– Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea.

Tags: , ,

Category: figurine

About the Author (Author Profile)

Comments are closed.