Straniero come stato di grazia – Andrea Fagarazzi e I-Chen Zuffellato

| 28 maggio 2014

Straniero come stato di grazia

Siamo due performer, registi e coreografi indipendenti che collaborano dal 2005, e sino ad oggi non abbiamo una sede operativa fissa. Cifra distintiva del gruppo è un carattere ibrido nell’utilizzo dei linguaggi espressivi, dove non è il mezzo o uno stile estetico particolare a determinare il processo di lavoro, quanto piuttosto la pressione dei contenuti: il progetto performativo si sviluppa, di volta in volta, dalla percezione di una serie di urgenze, la cui elaborazione si esprime poi attraverso una propria irriducibile forma, sia essa fotografica o video, coreografica o teatrale, performativa o installativa.

Esistono diverse tipologie di residenza artistica, alcune servono per la raccolta di materiali, sperimentazioni drammaturgiche, atti alla realizzazione dello spettacolo di un singolo artista o collettivo, altre invece hanno lo scopo di riunire diversi artisti e teorici fra loro per confrontarsi ed elaborare nuovi progetti.

I. Andrea Fagarazzi: «Le prime esperienze di residenza in qualità di autore sono avvenute a Barcellona nel 2007 e a Beirut nel 2008 in occasione de “International Meeting of choreographers from the mediterranean countries” e “DBM-Mediterranean Dance Meeting”. 12 coreografi rappresentanti i 12 paesi esclusivamente appartenenti all’area del Mediterraneo si sono incontrati con alcuni teorici di arti performative per la durata di 2 settimane. Sono stati diversi laboratori intensivi che comprendevano il confronto diretto dei propri lavori autoriali in un contesto di scambio artistico e culturale, esercizi coreografici, teatrali, e di sperimentazione. Uno dei focus principali su cui si è soffermata l’analisi è stato quello di fare il punto della situazione della realtà artistico-performativa attuale nell’area del Mediterraneo, aprendo una discussione per disegnare nuovi progetti nei paesi con minor sviluppo e che fossero alternativi a quelli già esistenti in altri paesi “dominanti”, rimettendo quindi in discussione una politica di accentramento e di potere nord-europeo per lo sviluppo della nuova scena contemporanea. Non era stato imposto alcun obbligo di arrivare ad un risultato performativo a fine residenza, i laboratori dovevano servire come libera fucina di idee per progetti a lungo termine, e non troppo dettati da condizionamenti esterni che sarebbero stati più utili ai rendiconti degli organizzatori che non agli autori stessi».

II. I-Chen Zuffellato: «Nel 2009 sono stata invitata come autrice a “Pointe to Point 6th Asia-Europe Dance Forum”, 16 artisti da diversi paesi dell’Europa e dell’Asia in residenza artistica a Lisbona. Un incontro tra artisti asiatici e europei invitati a proporre dei gruppi di lavoro: workshop, sperimentazioni di scrittura, installazioni, brevi performance in vari luoghi della città, scambi di identità, improvvisazioni di 24 ore non-stop continuate tra le strade di Lisbona. 2 settimane di incessante lavoro con finestre di ricerca continua, una rara occasione di incontro/confronto tra un po’ di Asia e po’ d’Europa che ha permesso di questionarsi sulle politiche artistiche, e sui tabù culturali con cui ci si deve scontrare in ogni singolo paese. Dopo questa commistione di visioni, cercando di interagire con il linguaggio di un altro artista senza pregiudizi di genere o estetici, dopo essersi lasciati piacevolmente contaminare, alla fine, ogni artista poteva proporre un progetto da sviluppare in collaborazione con almeno un partecipante dell’altro continente scegliendo tra una lista di residenze in Asia e Europa. 3 di questi progetti sarebbero stati co-prodotti dall’Asef. Hanno appoggiato il mio progetto exotica e cosi è cominciato un altro viaggio. Siamo stati in residenza a Kortijk e Bankok».

In entrambe le occasioni le organizzazioni del festival ospitanti si assunsero gli oneri delle spese di viaggio, vitto e alloggio, fornirono studi, una dotazione tecnica, e un minimo di budget produttivo. Questo è ciò che si auspica dovrebbe garantire una residenza artistica per chiamarsi tale a tutti gli effetti. In un paese in cui per aprire un teatro o uno spazio prove si deve disporre di una cifra cospicua per le spese giornaliere e che venga preposto obbligatoriamente un custode, si rende difficilmente attuabile un dinamico progetto di residenza. Le condizioni burocratiche e di rendicontazione per le residenze artistiche devono essere diverse da quelle che determinano invece le prove o la messa in scena di uno spettacolo, devono godere di facilitazioni fiscali, non per privilegio ma per differenza intrinseca stessa delle due diverse forme progettuali. Offrire una residenza artistica non significa “Ti metto a disposizione la sala prove o il teatro così in cambio mi offri lo spettacolo – che comunque lo inserisco all’interno di una vetrina per esibirti anche se non ti retribuisco – però sono obbligato a far pagare un biglietto al pubblico perché devo rientrare con le spese e l’Enpals comunque te lo paghi tu artista perché non ci sono abbastanza risorse economiche”. La residenza artistica è una fucina di idee, un particolare momento dedito alla ricerca. Per noi, uno dei privilegi che offre la residenza è sempre stato quello di trovarsi in un luogo nuovo, con conformazioni sociali e strutture diverse, c’è una sorta di “stato di grazia” che ti è concesso ed entro il quale non sei addomesticato al luogo, la mente attiva altre zone, altri stimoli, raccoglie informazioni, le rielabora, velocemente. La condizione di straniero, la condizione di essere in un luogo una persona anonima può essere una certa forma di libertà, ci permette di essere in continua evoluzione, lo straniero è un qualcuno la cui identità è ancora sospesa, indefinita, da osservare. E lo sguardo stesso dello straniero è uno sguardo che si lascia ancora sorprendere e incuriosire, che non vede le cose ridotte ad un senso chiuso e granitico di familiarità, c’è la forte, genuina componente dell’imprevisto e di saperlo accettare e utilizzare ponendosi reciprocamente in un ascolto fruttuoso. L’arte non è una cosa inscritta, non è fatta di formule eternamente applicabili e in ogni circostanza, ma richiede un continuo riprocessare il proprio modus operandi, devi ricalibrare ogni volta le misure, i sistemi e le strategie da adottare.

RESIDENZE 2009/2014. Alveare/Contemporanea Festival Prato; C. C. Martin Padron de la Gomera-Canarias (Spagna); l’Animal a l’Esquena-Celrà (Spagna); Dimora Fragile/Festival Es.Terni-Terni; Moving_movimento 2009: Cantieri Culturali di Prato, Teatro dei Leggieri – San Gimignano; Movimenti/Teatro Fondamenta Nuove – Venezia; React! Santarcangelo dei Teatri 2009 / 2011; CSC Garage Nardini/OperaEstate Festival Bassano; Centro Arcobaleno, comunità di riabilitazione psico-sociale-Arzignano (VI); The Frag – evento di musica elettronica-Padova; Apache/Teatro Litta Milano; Cooperativa Samarcanda di Schio (VI); La Conigliera di Castelminio di Resana (TV).

Andrea Fagarazzi e I-Chen Zuffellato

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