La “politica” delle residenze artistiche: sostegno agli artisti e intreccio con la comunità – Fabio Masi | Armunia

| 14 settembre 2014

La “politica” delle residenze artistiche: sostegno agli artisti e intreccio con la comunità

Di cosa parliamo quando parliamo di residenza? È solo una “nuova” modalità organizzativa/produttiva del teatro? Per noi non è così. E’ un’opportunità, una possibilità, forse una delle poche rimaste per la creazione di corti circuiti virtuosi, di scosse di vita nella società in cui siamo. E questo a partire dalle persone, sia artisti che cittadini di una comunità e persone che transitano in un determinato luogo di residenza.

Stiamo vivendo in una realtà in cui impera da una parte l’idolatria monetaria e finanziaria generatrice di continue crisi e al contempo la demagogia della comunicazione e della “connessione” universale contrabbandata come nuova forma di democrazia e partecipazione. Un sistema di condizionamento e appiattimento che obbedisce alla logica della domanda pilotata e dell’offerta preconfezionata. I modelli, di fatto, sono quelli dei ricchi e della pubblicità, modelli servili, non popolari ma plebei, dove tutti siamo consumatori desideranti e fortemente dipendenti, un sistema di plebeismo culturale e plebiscitarismo politico, vivendo l’illusione di essere maggiormente liberi.

Di fronte a questa realtà, politicamente non etichettabile con le categorie di “destra” e di “sinistra” ma uniformante nella sua coltre che tutto permea, l’arte, il teatro e la politica delle residenze, possono essere il grimaldello per scardinare questa enorme gabbia, o almeno per provarci. Parlo di politica delle residenze proprio perché esse sono intimamente legate al luogo, alla comunità, alla “città”. Un luogo fisico e della mente, un luogo che mette a disposizione degli artisti oltre che beni materiali, anche e forse soprattutto il bene immateriale del tempo. Il tempo della creazione e della discussione, il tempo per arare il terreno con la critica perché se si parla di teatro in termini artistici e non può che essere così, le conseguenze sono politicamente rilevanti. Infatti necessariamente la dimensione organizzativa delle residenze ha a che fare con la quotidianità, con la costruzione di relazioni e perciò con tutti gli ambiti del vivere civile, con la promozione e l’esercizio delle idee. In questo senso è una pratica che rischia e sperimenta, innovativa nel senso che si mette continuamente in discussione nella ricerca di terreni altri dal teatro, che ha l’ambizione di interrogare “politicamente” la città su tutti gli ambiti che compongono il vivere civile e, guardando avanti, prefigurano “la città futura” investendo quindi ambiti sociali, urbanistici, economici (perché si possono mettere in moto processi economici virtuosi e professionalmente attraenti. I vecchi Distretti Culturali, con modalità diverse e partendo da presupposti in parte diversi, sono stati qualcosa del genere).

La politica delle residenze rappresenta la rivendicazione dei giorni “liberi”, del tempo “perso”, de “l’utilità dell’inutile” perché è durante il tempo di residenza che si aprono varchi che permettono flussi di pensiero e la costruzione di reti di idee che possono divenire progetti di lavoro artistici, a loro volta forieri di ulteriori movimenti. Le residenze possono essere tanti sassi nello stagno che mettono in moto onde che a loro volta incontrano altre onde e producono altri sassi da lanciare, in un processo continuo di creazione artistica e di apertura ad altre discipline e saperi e perciò strumento di creazione di tessuto civile.

Per dirla con le parole di Bruno Schulz “L’arte è una sonda affondata in ciò che non ha nome. L’artista è l’apparecchio che registra i processi in atto nelle profondità, là dove si crea il valore.”

In questo contesto sta il rapporto con il territorio in cui le residenze vengono sviluppate, ovvero la capacità degli organizzatori culturali (direzione artistica), di creare circoli virtuosi tra la residenza artistica e la comunità di riferimento, inserendo la prima nel tessuto sociale e culturale di un luogo con l’ambizione di guardare più alto e di creare movimenti di pensiero poiché il teatro è, per noi, lo spazio, il tempo (ancora) e il luogo di esperienze estetiche e, nel momento in cui toccano lo spettatore, ovvero la persona coinvolta in una qualche attività germogliata dalle residenze, momento politico.

Castiglioncello tenta, faticosamente ma testardamente, da sempre di essere uno di questi luoghi dove il rapporto con la storia e l’identità del luogo su cui opera Armunia si è tradotto in azioni che, nel rispetto di una tradizione colta e insieme popolare, sono state capaci di aprirsi al nuovo, alla contemporaneità, con la consapevolezza che la tradizione non è culto della cenere ma memoria di un fuoco sempre vivo e attizzato. Un luogo di ricerca, di rischio, di produzione, di condivisione e di intrecci culturali. Pensate fuori dalla logica dei tempi e delle gabbie produttive, le residenze artistiche sono attive tutto l’anno secondo l’idea originaria di processo continuo in cui pubblico e artisti siano persone che vivono e respirano un progetto civile che permette di essere consapevolmente e criticamente nel presente.

Per la Direzione di Armunia
Fabio Masi

Tags: , , , ,

Category: figurine

About the Author (Author Profile)

Comments are closed.