Il Desiderio e la Concretezza – Elisa Barucchieri | ResExtensa

| 19 settembre 2014

Il Desiderio e la Concretezza

figurina 1

DESIRE PATH
la residenza è un desire path

desire path 1‘sentiero del desiderio’, o’ sentiero sociale’, è un percorso creato dall’utilizzo, dall’usura dal calpestio costante e ripetuto. Rappresenta la proposta più funzionale, frutto dell’esperienza applicata degli utilizzatori, dei diretti interessati.

Il DESIRE PATH non è un sentiero creato ‘dall’alto’, dal progetto di una persona o gruppo di persone ‘pensanti’: piuttosto è creazione generata dall’esperienza e dall’ottimizzazione delle esperienze accumulate e delle risorse presenti sul territorio. Va contro la scelta e pianificazione a prioristica dell’autorità e del sistema predefinito o già stabilito per creare una nuova, condivisa, più utile e funzionale proposta.

Queste sono le residenze.

images (1)Un progetto e un sistema che vengono creati dall’esperienza viva sul territorio, in base a determinate e definite necessità, a specifici interessi, dalla comunicazione e condivisione dei progetti con il territorio. Nasce specifico e unico, dettato dal Genius Loci del luogo in relazione a quegli specifici attori, e per la specifica, unica evoluzione che quella relazione tra attori e territorio determina.

Non può essere definita se non una volta creata, e non può sottostare a regole e guide che vengano create prima, dall’alto, senza coinvolgimento vero o ascolto attento e assoluto degli attori coinvolti.

figurina 2

COLLAGE
la residenza è un collage

Una rivoluzione del linguaggio artistico

picasso1911Nato da Braque e Picasso, il collage è una tecnica basata sull’accostamento di materiali diversi su un supporto unico, per una creazione finale unica e simultaneamente multilivello.

Il collage afferma la libertà dell’artista di creare un’opera con ciò che più gli sembra adatto a esprimere le proprie idee, costringendo l’osservatore a riflettere. È una tecnica che invita alla creatività, è costante innovazione …

L’idea del collage è una rivoluzione concettuale, sfruttata da tutti quegli artisti che rinnovano la pittura, nel Novecento ma anche adesso.

Non desideravamo più illudere l’occhio, volevamo confondere la mente“. Lo spettatore deve avvertire la novità, l’unicità, chiedersi il perché, riflettere sull’opera e sul suo significato, riscoprirla.

bottle-of-rum-1914Il collage consente di condensare diversi concetti, di essere provocatori attraverso accostamenti inconsueti, di “dire più veloce, più forte” (cit. Enciclopedia Treccani).

La residenza è questo: ogni volta un nuovo composito di differenti azioni, scelti dall’artista operatore a seconda delle necessità, per portare a una nuova visione del teatro, dell’arte, del territorio, e a un coinvolgimento più profondo e nuovo.

L’ALBUM DELLE FIGURINE

Le residenze sono queste due cose:

  • il nuovo sentiero battuto e creato dall’esperienza di chi vive e percorre quei luoghi
  • il collage ricco e variegato creato con la specifica intenzione di coinvolgere e sostenere

Ogni residenza è specifica e unica, e deve necessariamente esserlo, per essere legata al ‘suo’ territorio e frutto degli artisti o organizzatori ‘suoi’ creatori.

Un mosaico, un composito di foto, souvenirs, aneddoti, esternazioni di gioia e frustrazione, sogni, entusiasmo e fatica, sconforto e piccole profonde ragioni che portano ad andare avanti, sempre e comunque.

Difficilissimo scrivere qualcosa di lineare sull’esperienza perché l’esperienza non è lineare. Funziona invece bene l’idea delle figurine, le tante di una collezione. Con quelle base, facili da trovare e importanti, con doppioni e con quelle preziose, rare figurine che mancano sempre, tutte tenute in un mucchio, e ridistribuite ogni volta in base alla necessaria comunicazione e condivisione da farsi.

estratti da una relazione per ‘Teatri Abitati’
progetto ConFineCorpo di ResExtensa

LA POESIA DELLA RESIDENZA, FORSE

Partecipare a Teatri Abitati è stato in prima battuta un grande invito. E poi fonte di tante considerazioni.

La prima che ci siamo posti aveva a che fare con il mondo della danza.
Eravamo fra le poche compagnie di danza con i requisiti per accedere al bando, anzi, eravamo l’unica. Non era un piacere, questa costatazione. La danza era estremamente debole. Non solo con il pubblico, ma anche nel mondo degli artisti stessi. Senso di responsabilità.

Abbiamo sentito nostro compito agire affinché tutti potessero trovare un nuovo punto di riferimento.
Se ‘Teatri Abitati’ era un progetto per vivificare territori e teatri, nel caso nostro diventava un progetto per vivificare e rafforzare anche un’arte. 

Era una bella sfida. Apertura e rigore nel nome complesso e sfaccettato di sostegno a un’arte intera. Era il momento in cui ci veniva offerta una grande opportunità per agire e non più parlare delle difficoltà croniche del settore. 

La seconda considerazione era riguardo alla separazione in generi delle arti dal vivo.

Il confine tra un’arte e l’altra è la zona interessante.
Il confine del corpo, e il Fine del corpo.

ConFineCorpo
Il progetto. La sfida ai confini della danza, ai confini del territorio, ai confini dei differenti generi.

Poi il progetto ha preso la naturale piega ‘altra’ che qualsiasi progetto deve avere nel momento che diventa realtà. La permeabilità dell’idea e dei nostri interessi con la realtà di territorio, con gli artisti, con le nostre capacità ha improntato fortemente il senso di ‘Teatri Abitati’ e la coscienza di ResExtensa.
La città, i bambini, le nuove realtà artistiche sono entrate prepotentemente in teatro. Il libraio, il bed and breakfast, il ristorante e il bar,la vecchietta sempre seduta di fronte al teatro che saluta con voce da bambina, la donna che chiede soldi e sigarette agli spettatori, tutti ci sono entrati prepotentemente nel cuore.
Il Genius Loci ha informato la nostra conoscenza di senso, del senso di abitare il luogo.
E un pubblico variegato ha iniziato a riempire le poltrone del teatro, i laboratori, gli incontri.
I laboratori, i tutoraggi, gli spettacoli e l’ospitalità di artisti hanno arricchito non solo la vita degli spettatori e nostra, ma anche e ancora di più il benessere condiviso di una intera comunità che abita il teatro, o che, per caso, durante le sue faccende quotidiane passa di lì.

La nuova responsabilità di essere anche programmatori, gestori, formatori in un contesto così completo e complesso ci ha portato ad una nuova maturità. Anche artistica.
Il pubblico non dice più che non capisce la danza o il contemporaneo.

L’allenamento quotidiano al dialogo col pubblico e con la comunità ha informato il senso del nostro agire e formato l’intenzione in noi. L’opportunità di dialogo costante ha stimolato innumerevoli domande e questioni. L’importanza della comunicazione si è affermata centrale in ogni singola azione e in ogni singola scelta.
L’abitare un luogo, avere l’opportunità di averne cura anche negli aspetti più materiali ha posto la compagnia in una magica condizione di concretezza sognante.
‘Dio è nei dettagli’ .
Avere il luogo, l’opportunità, e l’obbligo, di curare ogni singolo dettaglio ci ha cambiati in profondo.

L’avventura è iniziata.

Un bambino è entrato in teatro per la prima volta in vita sua: si è fatto il segno della croce.
Una signora alla fine di una dura giornata di lavoro si è soffermata un attimo tra la scelta di andare a casa o venire a vedere lo spettacolo. Ha scelto lo spettacolo.
I ragazzi del progetto con le scuole hanno chiesto di fare più giornate di studio di quelle programmate.
Per la prima volta, 13 compagnie di danza pugliesi si sono incontrate e ufnite per creare una serata di beneficenza.
Compagnie straniere sono venute a presentare prime in territori che non conoscevano. Estasiati, sono tornati.
Artisti e spettatori hanno scoperto a loro sorpresa posti bellissimi e linguaggi che non conoscevano.
E ancora di più, il pubblico viene a teatro se vede le porte aperte, perché è interessata, anche senza sapere che spettacolo o laboratorio è programmato.

In una maniera sottile, delicata eppure forte, stabile.
Ci guardiamo.
Il nostro linguaggio è cambiato.
Il nostro modo di affrontare il lavoro è diventato adulto.
Il nostro modo di affrontare le scelte e la visione del futuro è rimasta ferocemente sognante, ma conosce molte più vie solide per affrontare le difficoltà e per difendere la fragile, sottile via creativa.

Il ConFine è sempre presente, ma forse è un po’ più distante.

Il senso di Teatri Abitati esiste nel rapporto. Nella vasta complessità delle relazioni che ha intessuto, che come una rete neuronale, permette a tutti una ricchezza maggiore nella vita.

I DATI, ALCUNI

ResExtensa
La forma di residenza che vede ResExtensa parte attiva è quella della compagnia di produzione che sentendo il problema causato dalle tante difficoltà nelle arti – difficoltà che toccano artista e spettatore, territorio locale e nazionale – ha trovato una possibile soluzione attraverso la scelta di gestire e ricreare spazi di residenza, una via da percorrere, anche a discapito della propria mobilità e leggerezza.
Questa spinta di ResExtensa ha incontrato una fortunata sincronia con altre compagnie di produzione e con una visione politica e amministrativa che assieme hanno portato al progetto di ‘Teatri Abitati’.
Nata nel 2004 come compagnia di danza, riconosciuta dalla Regione Puglia nel 2005, e dal MIBAC nel 2010, dal 2008 sperimenta progetti di residenza da titolare ‘ospitante’.
Rimane ad ora l’unica capofila di danza nel progetto ‘Teatri Abitati’, dove partecipa dal 2010.
Ma ancora prima aveva scelto di creare degli spazi per le arti dal vivo da aprire a tutti, una sorta di residenza autogestita, auto sostenuta, liberamente creata, tuttora molto attiva e importante per tantissime persone:

PolArtis
Il primo spazio di ResExtensa è stato un’ala di un meraviglioso, enorme complesso Vittorio Emanuele II, nel centro della Città di Giovinazzo.
ResExtensa è stata invitata da ASL BA ad occupare alcune stanze inutilizzate, sporche, abbandonate, da recuperare: alcuni dottori e dirigenti avevano visto un lavoro della compagnia che mette in scena tre danzatori professionisti accanto a tre danzatori con handicap psicofisico, finalista fuori concorso Premio Scenario 2005, menzione speciale. Hanno creduto nella visione differente di ResExtensa, in una sua vocazione all’inclusione, e all’importante ruolo maieutico e curativo delle arti in situazioni di disagio.
Hanno creduto. E hanno offerto a ResExtensa gli spazi, in cambio di una politica di collaborazione e ‘porte aperte’, almeno in certi momenti dell’attività. Fuori dagli schemi, dai progetti, da qualsiasi azione di sistema. Per pura e semplice scelta di credere in un gruppo di artisti e nella loro voce.
ResExtensa ha risposto in pari maniera: totalmente a proprie spese, ha rimesso a posto gli spazi, e piuttosto che tenere gli spazi solamente per se stessa o chi direttamente collegato alle attività della compagnia, ha iniziato ad inventare progetti inclusivi e ad offrire ospitalità per tanti altri che ne avevano bisogno. In maniera gratuita, incoraggiando politiche di incontro e scambio di esperienze, chiedendo solo contributi in fatto di comunicazione e scambio col territorio e con gli altri artisti, in maniera consona alle proprie caratteristiche e possibilità.
La convenzione per gli spazi è passata a rapporto diretto con la Provincia di Bari, proprietaria dell’edificio, e lo spazio PolArtis vede ora al suo attivo la vincita del bando Principi Attivi, Regione Puglia nel 2010, e sostegno da parte dell’Assessorato alle Politiche Giovanili, Regione Puglia nel 2008. Per il resto è uno spazio sostenuto e sviluppato totalmente in maniera indipendente, senza alcun sostegno istituzionale. Senza effettivo riconoscimento alcuno.
Esso è composto di tre sale prova, oscurate o oscurabili, la più grande 11m. x 34m. con sedute da un ex teatro, 50 posti, due delle quali con pavimento per danza e tappeto danza b/n; dotazione tecnica adeguata, sartoria, tre spazi attrezzeria, deposito per varie compagnie, uffici con WiFi, bagni, docce, e ampi spazi per studio e lettura, cucina, lavatrice/asciugatrice. A seconda delle necessità, vi sono spazi per foresteria e stanze per attività quali massaggio, studio, anatomia, fisioterapia.
Oltre 250 artisti hanno lavorato in questi spazi. Oltre 20 produzioni di teatro, danza, video, film, musica sono nate totalmente o parzialmente in questi spazi. Corsi di ogni tipo, artisti e compagnie internazionali, da USA, UK, Svizzera, Olanda, Cipro. Università del Michigan, Laban Conservatoire, Teatro Pubblico Pugliese, The British Council, scuole pubbliche del territorio.
Collaborazioni che potrebbero portare a grandi e bei progetti a lungo termine, con compagnie, istituzioni, università europee e statunitensi.
Al momento sta ospitando 4 compagnie di prosa e danza, in progetti di produzione e formazione di teatro e danza che spaziano da attività per piccoli ed anziani, a corsi per professionisti.
Tutto in maniera totalmente indipendente. Senza sostegno alcuno se non la volontà di ResExtensa. Grazie alla Provincia di Bari e alla ASL, non abbiamo spese per le utenze, ma non vi è alcun altro sostegno

MA

La convenzione è scaduta, tutto traballa, ResExtensa rimane proprietaria di tanto materiale, di anni di investimento, progetti in stand by o saltati, e nessuna certezza per il futuro.

Teatri Abitati
2010-2012 ResExtensa ha lavorato nel Teatro Traetta di Bitonto. Cambio amministrazione, fine progetto.
2012-2014 ResExtensa sta lavorando nel Teatro Rossini di Gioia del Colle. Grandi soddisfazioni, molte difficoltà, molti interessi tra i quali districarsi. Grande consenso con il territorio, grandi difficoltà a fare capire alle istituzioni il nostro ruolo e la nostra autorevolezza e responsabilità.
In ambedue le residenze, i progetti di programmazione, formazione, produzione sono stati svariati, mirati al territorio e per professionisti. Molte azioni le condividiamo con la maggioranza delle residenze ovunque: incontri tra artisti e cittadini, progetti speciali per il territorio, per fasce speciali, per professionisti. Alcuni progetti meriterebbero di essere raccontati in dettaglio, altri sono tipiche azioni che tutti conosciamo e approviamo.

SPECIFICO DI ‘TEATRI ABITATI’: gestione totale in esclusiva dello spazio. Gli oneri e la burocrazia.

Una particolarità delle residenze pugliesi è che alla compagnia di produzione assegnataria è richiesto seguire tutta la gestione del teatro, di proprietà pubblica, assegnato in convenzione. Questo implica interfacciarsi con programmazioni istituzionali, progetti e richieste da parte dell’ente proprietario, dalla stagione teatrale all’ospitalità delle realtà locali, agli inevitabili ‘favori’ chiesti. Rapporto non sempre facile, che richiede molto tempo, molta energia, molto lavoro. Grande occasione di crescita, a costo parimenti alto.

Le incombenze gestionali, di rapporto con le dinamiche e politiche degli enti proprietari, a volte in sintonia, a volte estremamente esigenti, a volte disinteressati, a volte scissi e in faticoso dialogo, la burocrazia amministrativa e gestionale sono la parte maggiore del lavoro.

Le precisissime rendicontazioni che vengono presentate pesano oltre 12 kg, e il personale amministrativo, organizzativo e tecnico supera il personale artistico. Necessariamente, ha preso il sopravvento.

Da un lato questo denota un passo di crescita delle compagnie, diventate più responsabili e ‘adulte’. I lavori e gli artisti sono sicuramente cresciuti, sotto molti aspetti, ma la fatica da parte della parte creativa, comunicativa, artistica delle compagnie tende ad essere in costante stato di sopraffazione per eccesso di lavoro ‘altro’. Si rischia troppo facilmente uno spostamento del riconoscimento dal valore artistico a quello gestionale, tecnico organizzativo.

COSA MANCA, ancora, per ora
Spesso è ancora debole il riconoscimento del senso del PROGETTO da parte di molte istituzioni locali. Si rischia ancora che la residenza, voluta e sostenuta con fondi aggiuntivi a quelli delle istituzioni locali, venga percepita innanzitutto o meramente come risparmio di economie e personale in loco.
Manca a volte anche il riconoscimento della specificità della singola residenza, sviluppata in base al territorio e alle sinergie uniche di quello spazio rispetto alle necessità di territorio, comunità, artisti.

Nel caso nostro specifico di Giovinazzo, poi, vediamo addirittura uno spazio fondamentale per moltissimi artisti del territorio, ed unico spazio per le arti nell’intera cittadina, estremamente dinamico, di interesse anche a livello internazionale, che non viene riconosciuto perché esula dagli schemi prestabiliti e che vede ResExtensa assolutamente da sola a lottare per la sua continuità, di mese in mese, senza riconoscimento istituzionale, senza sostegno economico.

Stabilità: a nostro parere, tre anni sono troppo pochi per poter attivare e consolidare processi, progetti, cambiamenti, realmente radicati sul territorio.
Tre anni inoltre non permettono inoltre alcuna progettualità continuativa con la maggioranza delle realtà internazionali.

IL PROSSIMO FUTURO: DESIRE PATH e COLLAGE

PER IL TERRITORIO
Lo sviluppo delle residenze come nuova proposta culturale sul territorio è una enorme possibilità di sviluppo integrato, nel quale economia e ricaduta di valori culturali aggiunti non quantificabili diventano un bene prezioso, motore di sviluppo fondamentale specialmente in questo momento.

PER LE RESIDENZE
Le Residenze sono nate spesso su iniziativa degli artisti, consapevoli sulla loro pelle di una carenza del sistema. Nascono dalle buone pratiche di alcuni artisti e operatori. Sono sorte spontaneamente in tutta Italia, frutto di attenta sensibilità e di senso di responsabilità strettamente legate al territorio in cui sono nate, e rispetto agli artisti.
Sono nate in territori specifici, grazie all’attività mirata di individui che lavorano, vivono e amano l’arte. Sono nate dalla necessità di sostenere l’arte, quindi gli artisti e il pubblico/territorio.

Qui, non , non altrove, non ovunque.

I progetti italiani sono nella maggioranza dei casi ‘laboratori dal basso’, che forse è la principale chiave per la definizione delle residenze italiane: chi li ha avviati, in quale modalità, perché, come e dove. Sempre intrecciano artista, territorio, spettatore, in misura variabile.

Alcuni territori le hanno riconosciute a livello istituzionale, in altri territori faticano ancora enormemente.

Mutuare meravigliosi modelli “altri” avulsi dal tessuto dialettico nel quale sono nate sarebbe sbagliato. Svilirebbe ciò che c’è, ciò che sta funzionando, come e perché è nato.

È necessario che il sostegno economico istituzionale e lo sviluppo progettuale si sviluppino attraverso un attivo e attento dialogo tra istituzioni e operatori delle residenze. L’ascolto per la specificità di ogni regione, di ogni territorio, e ancora di più di ogni singola residenza è fondamentale.

Il futuro prossimo lo vedo così, complesso, specifico, mai semplice, alla ricerca del giusto dialogo per un sano, radicato contagio delle arti e di una nuova cultura in tutta la comunità.

Elisa Barucchieri
ResExtensa DanzaTeatroDanza

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Category: figurine

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