Gli ardori e gli alberi di Ardis – Chiara Lagani | Fanny & Alexander

| 17 settembre 2014

Gli ardori e gli alberi di Ardis

 

Ardis Hall, Ravenna (foto di Enrico Fedrigoli)

Ardis Hall, Ravenna (foto di Enrico Fedrigoli)

“Alla curva successiva apparve la romantica magione, adagiata su una soave altura da vecchio romanzo. Van riconobbe immediatamente Ardis Hall: la villa sorgeva su un poggio e sovrastava un prato astratto con due figurine dal cappello a bicorno e, poco distante, una mucca stilizzata.” (V. Nabokov, Ada o ardore)

Prendo alla lettera la parola “figurina”: il nome residenza mi suggerisce l’immaginetta romanzesca del palazzo avito di F&A, la magnifica magione d’Ardis. Fin dalla sua nascita abbiamo voluto immaginare F&A né come artista, né come gruppo, ma come bottega d’arte: atelier di creatori, tecnici e organizzatori il cui orizzonte di lavoro necessitava di continue incursioni in più campi, perché insieme all’opera potesse costruirsi il contesto, senza il quale l’opera non è viva. La residenza, attorno a cui ruotava il lavoro dell’atelier, è sempre stata in fondo e a suo modo per noi una casa, magari senza pareti e da reinventare ad ogni nuova creazione: nelle opere ha preso la forma metamorfica di molti luoghi che la ipotizzavano, declinandola: teatrino anatomico, Wunderkammer, sarcofago nuziale, pozzo di melassa… E così la dimora viaggiava nel tempo e nello spazio, precisandosi.

Residenza: pratica radicale e impermanente, al contempo. Perseguire tale duplice idealità necessita di almeno due condizioni materiali: una fitta e disinvolta rete di relazioni immaginali con altri artisti, studiosi, artigiani, inventori e la disponibilità fisica di un luogo di produzione e condivisione.
Credo che sia unicamente per questo che dopo una serie di tentativi e peregrinazioni nel 2000 Fanny & Alexander elesse a sua dimora Ardis, un capannone artigianale nella zona industriale ravennate delle Bassette. E credo sia solo per questo che qualche anno dopo, sfrattato da quello stesso luogo, Fanny & Alexander decise dissennatamente e a dispetto di tutto e di tutti, senza un finanziamento privato o pubblico che confortasse quella scelta, di tenerselo quel luogo, contraendo un debito (non ancora risolto) con se stesso e con le banche, come se questa fosse una questione imprescindibile per la sua stessa vita. Senza riflettere archetipicamente sulla nostra idea di residenza non riuscirei a spiegarmi oggi questa ostinazione e forse nemmeno a rivolgere domande sensate a questo seminario di cui mi accingo a far parte.

Il luogo dunque che sarà battezzato “Ardis” nell’anno 2000, per F&A 10 anni prima, era una prefigurazione poi trasferitasi e incarnatasi, attraverso la barriera del tempo, nella realtà, dove si andò disordinatamente a distendere su un territorio che trascendeva la sua mappa catastale comprendendo un’area che corrisponde approssimativamente all’attuale palude ravennate. Ma se, in termini spaziali terrestri, il luogo Ardis fosse diviso nei suoi componenti a separare le nozioni meno poetiche che politiche di corpi qualunque, una discrepanza più complicata sorgerebbe per quanto riguarda il tempo – non solo perché l’amalgama finale (oggi Ardis è dedicato interamente alla pratica dei laboratori e delle residenze artistiche) non sempre si accorda, a causa della povertà dei mezzi e delle risorse, con l’ambizione del progetto originario (uno spazio privato da trasformarsi poeticamente in spazio pubblico) – ma anche perché, tra le due idee di residenza, quella di vent’anni prima e l’Ardis dell’anno 2014 si apre una breccia cosmica di portata inimmaginabile: il progressivo e inesorabile collasso di un sistema che non è più in grado di far fronte alle sue stesse necessità primarie. Un sistema che, come un enorme corpo moribondo, per salvarsi rischia il sacrificio dei suoi stessi organi vitali.

Ardis Hall è nata come sala prove, magazzino, ufficio, luogo di esperimenti. Ma è subito diventata un teatro, ospitando spettacoli in collaborazione con il Nobodaddy di Ravenna Teatro e poi Ravenna Viso in Aria, stagione condivisa da E, teatro delle Albe e Cisim. Tra le sue mura ha provato Marisa Fabbri, ha ballato Susan Sontag, ha cenato Ermanno Olmi insieme a tutto il Premio Lo Straniero. Si stava insieme alle Cene nella Notte, artisti e pubblico, dopo gli spettacoli programmati al Teatro Rasi o Alighieri di Ravenna. Ad Ardis Hall ha abitato il laboratorio di costruzione scenografica dell’Atelier OperaOvunque di Nicola Fagnani; ieri e oggi è sostanzialmente una sala prove per laboratori e residenze di artisti (tra i quali Orthographe, Motus, Fiorenza Menni, Michela Minguzzi, NastyNasty, Sergio Policicchio, Francesca Proia, le quattro compagnie della cooperativa E…). Più che uno spazio di ospitalità questa dimora è da sempre un luogo di condivisione concepito dai suoi attori e titolari come possibilità di attorialità e titolarità provvisoria, a staffetta, di altri attori e titolari che là si avvicendano. È un luogo simile per filosofia intenti e tensione ad altri luoghi parenti (per citarne solo uno lo Spazio K di Kinkaleri) e come tutti quei luoghi mi fa venire sempre tante domande sulla possibilità, sulla natura dello sforzo, sulla maniera di far fronte – anche alla luce di un nuovo regolamento ministeriale così poco commisurato a casi come questi e così poco in grado di contemplare certi livelli di esistenza e resistenza – alla difficoltà crescente di mantenere in vita la purezza del disegno originario. Oppure anche solo di evolverla.

Dal 2009 Fanny & Alexander gestisce anche uno spazio pubblico, le Artificerie Almagià, ex magazzini dello zolfo destinati dal Comune di Ravenna a spazio per eventi dal vivo, svolgendo un servizio a garanzia della programmazione di spettacoli, mostre, concerti e serate musicali da parte di soggetti diversi. All’Almagià succedono tante cose, molte non sono nemmeno legate alla progettualità artistica di F&A: convegni, manifestazioni del Comune, feste studentesche, ma anche le prove dell’Orchestra Cherubini del Maestro Muti. In questi anni là sono stati allestiti spettacoli e concerti di Virgilio Sieni, David Moss, Tempo Reale. F&A ha qui inaugurato la trasmissione radiofonica live Radio Zolfo insieme ad Altre Velocità, che in fondo è un’altra forma di residenza reiterata e resistente di un gruppo di critici e artisti a confronto con una forma. Qui i concerti, le serate musicali SMS (Sulfur Magnetic Sound) e quelle di Club Adriatico.

Nell’ideale geografia organica di quest’utopica idea di residenza pubblico e privato si intrecciano a formare una strana, precaria, forse illusoria possibilità d’alleanza in cui residenza è un concetto largo, ampio, non riducibile, non etichettabile in formule univoche, ma difformi e conflittuali. Nessuna delle sue possibilità riduce l’altra; in bilico perenne tra forza e fragilità, possibilità e impossibilità, vita e morte.

Chiara Lagani
(Fanny & Alexander)

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Category: figurine

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