Carte anagrafiche e poetiche – Isabella Bordoni | Dynamoscopio

| 8 maggio 2014

Carte anagrafiche e poetiche

Nata a Rimini nel 1962, ho iniziato il percorso artistico alla metà degli anni ’80 all’interno della scena nord europea delle arti sceniche e elettroniche. Attiva in Italia e in Europa per un lungo periodo con il nome “Giardini Pensili”, compagnia di teatro e media che ho fondato nel 1985 e diretto fino al 2000, conclusa quell’esperienza umana e lavorativa che prosegue per altro conto e per certi aspetti superatala esteticamente, nel 2001 ho creato “progetto per le arti | ib.art.project, a nomadic platform for arts”, uno spazio di creazione e di produzione del pensiero, attento alle relazioni tra persone, luoghi, processi della contemporaneità. Artisticamente trovo una mia origine nella parola poetica che si presta alla filosofia e alla cosa pubblica, una parola che tenta di cucire le relazioni tra io e mondo.
Nel mio lavoro parola, voce, suono, immagine, scena, drammaturgia, hanno da subito incontrato gli spazi del teatro, della radio, dei media; successivamente a partire dal 2000 ho introdotto i termini poetry.scapes e cittadinanza poetica per indicare – da una parte – accadimenti di diversa scala pensati e realizzati non più come eventi o spettacoli, ma che evadevano le cornici formali del teatro per abitare la città con processi di placemaking artistico, e dall’altra una prospettiva che mi ha portata a guardare le questioni che legano le migrazioni alle geografie sociali, al diritto e all’economia. Attenta alle poetiche dei luoghi e alle politiche dell’abitare, alla reciproca influenza tra l’organizzazione dello spazio naturale e architettonico e la produzione artistica tra corpi e paesaggi, ho fatto di questi tòpoi materia di indagine e spesso di docenza sia in ambito istituzionale in Accademie e Università, sia in percorsi formativi non istituzionali, mettendo in atto in entrambi i casi una didattica che giustappone ricerca ed esperienza. Nell’ambito curatoriale, prediligo il termine “cura” a “curatela” in quanto inserisco da sempre l’affettività tra i valori e le competenze.
Dal 2010 collaboro con Dynamoscopio, gruppo di ricerca con base a Milano il cui lavoro nelle periferie contemporanee si misura con i motivi dell’antropologia, delle politiche urbane e sociali, dell’urbanistica, dell’arte. Sia con progetti che mi vedono coinvolta come Dynamoscopio, sia in progetti che genero e conduco individualmente e che non di rado prevedono sia azioni collettive e di lunga durata, sia formati d’ambito editoriale, radiofonico, teatrale o installativo, credo nella possibilità dell’arte di farsi leva e di elevarsi a sua volta, secondo un’attitudine che chiamo di pedagogia civile e reciproca tra conoscenze e pratiche interdisciplinari, intergenerazionali, tra i mondi dell’io e gli io del mondo.
Insieme all’impegno per innescare nuove economie sostenibili, mi misuro con una autorialità che osserva lo spazio performativo della contemporaneità. Definisco intergenerativo l’incontro tra le età e le conoscenze. Nutro il sogno di una scuola intergenerativa, intergenerazionale e democratica, dove Arti, Teorie, Mestieri concorrono alla formazione permanente di donne e uomini di diverse età e provenienze.

Dynamoscopio è il motore teorico e organizzativo di Dencity, ampio progetto triennale (2013-2015) condotto in sinergia con attori locali e che, insistendo su una macro area della periferia sud-ovest di Milano, interessa i poli urbani di Giambellino-Lorenteggio, Solari-Savona-Tortona, Barona-Parco Teramo. All’interno di Dencity, “Art&Swap District. DAI CASA ALL’ARTE” punta a costruire una rete di abitazioni, alloggi in affitto, da destinare ad artisti e ricercatori che si adoperano per valorizzare il territorio a stretto contatto con gli abitanti.
“Art&Swap District. DAI CASA ALL’ARTE” è un progetto e un processo che pensa e fonda altre economie sostenibili, stabilendo una reciprocità fino ad ora inedita tra i valori persona – arte cultura – ambiente territorio e abitazione. Il progetto individua la cultura e la creatività come risorse per la rigenerazione dei territori, trattando alcune criticità di cui queste soffrono, all’interno di una cornice progettuale innovativa. Si pone anche come un intervento volto a “dare casa” nell’accezione di comunità, territorio e alloggio, a giovani o meno giovani talenti e alle loro esperienze creative. In una visione di mutuo bilanciamento, basato non sulla gratuità dell’alloggio ma su modalità di scambio tra valore casa e valore arte e cultura, la proposta di “Art&Swap District. DAI CASA ALL’ARTE” individua un modello sostenibile e potenzialmente replicabile, in grado di trattare la necessità di attivare processi di rigenerazione diffusa, delle periferie.

È chiaro che un’azione così ampia e complessa necessita a livello prima curatoriale e successivamente logistico, di un lungo periodo di lavoro sul campo che eccede i tempi tecnici del progetto, la cui realizzazione è in divenire. Eccede anche i costi normalmente messi a budget in quanto progetto di profonda natura relazionale, prevede una motivata affezione con i luoghi e l’esperienza diretta dell’abitarli. Per la sottoscritta che ne è curatrice, questo è reso possibile grazie al sostegno di FARE/Frigoriferi Milanesi, che a sua volta è parte di una rete europea di residenze artistiche con focus specifico nell’arte contemporanea per profili artistici e curatoriali. FARE/Frigoriferi Milanesi è da tempo partner di alcuni miei progetti: è questo lo spazio di fiducia che ha reso possibile attivare il sostegno di una realtà già esistente ad una realtà in divenire, quindi estendere il sostegno di FARE/Frigoriferi Milanesi a Dencity, incluso lo specifico Art&Swap District. DAI CASA ALL’ARTE”, consentendomi una residenza di lunga durata unica in questo genere, cogliendo in pieno poetiche, pratiche e mutualità che sono l’anima di questo progetto e del mio intero lavoro.

Isabella Bordoni
Dynamoscopio

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