Seminario terzo tempo Mondaino – 15 marzo

| 24 giugno 2015

Mondaino, 15 marzo 2015, L’arboreto – Teatro Dimora

Il gioco delle parti
terzo tempo

Un report dei lavori della terza giornata del Seminario svoltosi a Mondaino durante il secondo movimento del progetto Nobiltà e miseria – presente e futuro delle residenze creative in Italia.

Il terzo giorno di lavoro, domenica 15 marzo, è stato dedicato alla presentazione del progetto interregionale 2015-2017 previsto dall’Intesa fra Governo e Regioni ai sensi del Decreto Ministeriale 1 luglio 2014, art, 45. In quest’ultima sessione del Seminario, il confronto sul tema delle residenze si è sviluppato in relazione ai contenuti dell’Intesa, illustrati da Franco D’Ippolito. A chiudere la sessione, il saluto di Massimo Mezzetti, Assessore alla cultura, politiche giovanili e politiche per la legalità della Regione Emilia-Romagna.

Il report documenta i lavori della giornata e i vari interventi.

quinta sessione
Presente e futuro delle residenze: il progetto interregionale triennale 2015-2017 previsto dall’Intesa fra Governo e Regioni ai sensi del Decreto Ministeriale 1 luglio 2014, art. 45.

Fabio Biondi introduce l’ultima parte del Seminario, riepilogando sia i diversi momenti in cui si è articolato il progetto Nobiltà e miseria, che le modalità di lavoro degli ultimi due giorni a Mondaino.
La sessione attuale è di grande rilevanza rispetto all’intero percorso, in quanto le tre Regioni che l’hanno accompagnato e sostenuto (Emilia-Romagna, Puglia e Toscana) hanno scelto questa occasione per presentare l’Intesa fra Stato e Regioni redatta alla luce dell’Articolo 45, dedicato dal nuovo Decreto Ministeriale al tema delle residenze.
Biondi procede a ringraziare i rappresentanti delle Regioni presenti e quelli del Ministero, che – ricorda – in questi anni hanno avuto un ruolo attivo e importante nella strutturazione dei diversi appuntamenti del progetto, nella discussione e nel confronto. Lascia la parola a Franco D’Ippolito, che illustrerà i contenuti dell’Intesa.

Franco D’Ippolito, anche in rappresentanza della Regione Puglia, inaugura il proprio intervento concordando sull’importanza della presentazione dell’Intesa a conclusione del percorso di Nobiltà e miseria.
Lo sviluppo del percorso è stato ricco di pensieri, confronti, anche di scontri, ma nel complesso ha messo un punto importante sul tema delle residenze all’interno del sistema teatrale italiano: in questo senso cita come il nuovo Decreto dedichi alle residenze un Articolo che – con grande soddisfazione – non corrisponde, come in altri casi, a un tentativo di etichettatura di attività, centri e imprese di produzione; in più si tratta di un Articolo che, per la prima volta dalla Riforma del Titolo V, introduce all’interno di un Decreto Ministeriale che fissa le modalità di attribuzione delle risorse la collaborazione e il confronto istituzionali fra lo Stato e le Regioni. Così, riassume, le residenze consentono a Ministero e Regioni di sperimentare una forma assolutamente inedita per il Fus.
D’Ippolito procede a sintetizzare i contenuti dell’Articolo 45: stabilisce che Stato e Regioni sottoscrivono un’Intesa – che ha periodicità triennale – per la definizione di obiettivi e finalità rispetto ai quali, in seguito, il Ministero e una o più Regioni sottoscriveranno accordi di programma rispetto a progetti di “insediamento, promozione e sviluppo del sistema delle residenze”. Inoltre, l’Articolo prevede che gli interventi correlati abbiano carattere concorsuale rispetto a quelli prioritari delle Regioni. Il passaggio è fondamentale, perché dichiara che le attività di residenza in capo alle Regioni: D’Ippolito puntualizza che, così, queste hanno rivendicato la funzione per le residenze di essere determinanti nel disegno del sistema territoriale dello spettacolo. Infine, altro elemento rilevante è che l’Articolo individua diverse possibilità di intervento: nuovi insediamenti di residenze, per quelle Regioni che ancora non ne dispongono; promozione, cioè prevede che vengano messe a sistema quelle esperienze-pilota che sono state sperimentate; infine, sviluppo dei sistemi già esistenti e consolidati.
D’Ippolito procede a illustrare l’Intesa che è stata raggiunta con il Ministero e acquisita in Conferenza Unificata il 18 dicembre 2014, la quale costituisce la cornice triennale su cui costruire gli accordi di programma.
Il primo elemento di rilevanza è che per il triennio 2015/2017 si è sottoscritto un unico accordo interregionale. Si tratta di una scelta delle Regioni, che in sede di prima applicazione hanno ritenuto che fosse opportuno non dividersi – in modo che ciascuna si confrontasse in autonomia col Ministero, forte di una propria idea e storicità di residenza –, ma hanno preferito lavorare insieme. Un’altra motivazione si rinviene nella volontà di costituire un esempio concreto di confronto istituzionale fra le diverse Regioni che favorisse il più possibile lo scambio di pratiche, progettualità, esperienze fra i soggetti dei singoli sistemi regionali di residenze.
L’Intesa stabilisce inoltre che il finanziamento di massima indicato nel progetto in sede di accordo triennale viene rideterminato sulla base di un rapporto di quote che prevede che il disavanzo delle attività previste sia coperto per il 60% dalle Regioni e per il 40% dal Ministero; cioè, sulla base della cifra che viene assegnata all’Articolo 45 in sede di spacchettamento, si ridetermina la cifra che le Regioni mettono a disposizione.
L’Intesa individua tre finalità: la mobilità e la permanenza degli artisti nei luoghi di residenza; la valorizzazione delle giovani generazioni e degli artisti emergenti attraverso il sostegno e la circolazione delle opere; la realizzazione di progettualità nella relazione fra i soggetti e i territori e con altri soggetti della filiera culturale e formativa.
Infine, l’Intesa definisce anche quali possono essere i soggetti destinatari di questi interventi, anche in questo caso cercando la mediazione più alta possibile fra le differenze e facendo tesoro di ciò che si è detto a riguardo in questi tre anni di Nobiltà e miseria. D’Ippolito legge la definizione dal documento: “Per residenza si deve intendere uno spazio-luogo di creazione artistica e di programmazione culturale del territorio, gestito da un soggetto professionale organizzato. La residenza è quindi un luogo di diffusione della conoscenza e della cultura, in stretto legame con la comunità di riferimento e con il patrimonio culturale del territorio. I titolari delle residenze sono quindi i soggetti professionali che svolgono in prevalenza attività di residenza mirata a consolidare il rapporto tra lo spazio gestito con carattere di continuità, la comunità di riferimento e la ricerca creativa degli artisti accolti”. Per l’Articolo 45, per l’Intesa, per l’accordo di programma e per quelli che poi saranno gli interventi che ogni singola Regione deciderà di attuare – riassume – questi sono coloro i quali potranno partecipare alle attività ed essere destinatari del finanziamento.
A questo punto, le Regioni – come stabilito dall’Intesa – hanno elaborato un progetto triennale, che hanno presentato al Ministero il 28 febbraio e che descrive le linee di attività comuni alle diverse esperienze di residenza e quantifica di massima l’investimento per il 2015 di tutte le Regioni aderenti. Salvo qualche eventuale aggiustamento richiesto dal Ministero, una volta conclusi questi passaggi legati alla pianificazione triennale, l’Intesa prescrive che, entro 45 giorni, il Ministero sottoscriva con le singole Regioni, attraverso un tavolo tecnico comune, il programma delle attività annuali, che sarà sottoposto al parere delle commissioni consultive competenti (i progetti di residenza sono multidisciplinari e dunque attraversano tutti i settori dello spettacolo dal vivo).
D’Ippolito, prima di cominciare a illustrare il progetto, elenca le Regioni che l’hanno sottoscritto e che dunque partecipano per il 2015 all’attuazione dell’Articolo 45: Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Provincia Autonoma di Trento.
Per ciascuno dei tre obiettivi dell’Intesa (mobilità, generazioni emergenti, interventi sul territorio), il progetto prevede indirizzi e criteri di attuazione, contesto all’interno di cui molti degli elementi discussi nei tre anni di Nobiltà e miseria trovano una prima risposta a livello istituzionale. D’Ippolito illustra l’elenco degli indirizzi di attuazione, legati agli obiettivi definiti dall’Intesa: rispetto al primo livello, gli obiettivi sono quelli di favorire la permanenza in residenza di artisti e formazioni attraverso attività creative, senza alcun obbligo o vincolo di risultato, e di consentire la mobilità degli artisti attraverso la permanenza in residenze di altre Regioni (fatta eccezione per le formazioni che sono titolari di residenza); al secondo livello, si trova la circolazione di opere di under 35 all’interno della programmazione delle residenze, con un obbligo di multidisciplinarità (anche qui con esclusione dei titolari di residenza, ma anche delle compagnie amatoriali); il terzo obiettivo viene declinato, da un lato, rispetto ad attività di formazione del pubblico e, dall’altro, di confronto interregionale fra le Regioni e i titolari di residenza (prevedendo almeno un incontro annuale). In questo, riflette, è come se la pratica di Nobiltà e miseria diventasse una bella abitudine.
D’Ippolito conclude precisando che al momento l’ipotesi di spacchettamento prevede una dotazione da parte del Ministero di 1 milione 200 mila euro, il che determina un finanziamento complessivo da parte delle Regioni di 1 milione 800 mila euro, in virtù del rapporto fra 40 e 60 per cento. Ciò significa che complessivamente, per il 2015, l’Articolo 45 dispone di una dotazione di 3 milioni di euro, che saranno suddivisi proporzionalmente rispetto all’investimento di ciascuna Regione e – nel rispetto di ciò che è sancito nell’Intesa e nell’accordo di programma che sarà sottoscritto – saranno utilizzati per attuare, in ciascuna Regione, gli interventi in assoluta autonomia, secondo gli obiettivi politici che intende perseguire e in relazione coi soggetti che nel proprio sistema vogliono assumersi la responsabilità di essere una residenza.

Michele Losi (ScarlattineTeatro – Campsirago Residenza) parla in rappresentanza dell’Associazione Être, rete di residenze della Lombardia. Losi esprime grande soddisfazione per l’accordo sottoscritto dalle Regioni e ripercorre la vicenda delle residenze lombarde: essa ha avuto origine sette anni fa, a partire da accordi fra singoli (associazioni o gruppi) e specifiche realtà comunali; poi, si è sviluppata grazie al sostegno di Fondazione Cariplo, che ha messo a disposizione ingenti risorse.
Un ulteriore motivo di soddisfazione è che ora la Regione Lombardia si è accorta dell’importanza della presenza delle residenze sul suo territorio, partecipando al protocollo di intesa interregionale. Ma la battaglia per il riconoscimento delle residenze lombarde, sostiene Losi, non è ancora finita e pone al Ministero una questione specifica: le attuali residenze in territorio regionale sono, a suo avviso, prevalentemente legate al comma c) e lavorano in territori periferici e culturalmente compromesse, presso cui svolgono un ruolo importante. Sembra che la Regione, nel piano 2015, voglia includere soltanto il comma a) e il comma b), il che per l’Associazione rappresenta una gravissima contraddizione.
Losi conclude sollevando un’altra perplessità specifica della situazione che si va prefigurando in Lombardia, legata a una possibile triangolazione con teatri che vengono definiti “di rilevanza” e rispetto a cui Être coglie un ulteriore motivo di contraddizione.

Ilaria Fabbri, in rappresentanza della Regione Toscana, chiarisce che sia il protocollo che il progetto prevedono un’articolazione in tre punti che possono essere toccati in diversa misura: non sono articoli in cui andare a collocarsi (come accade con altre realtà finanziate dal Fus), ma azioni e attività che si possono svolgere o meno.

Donatella Ferrante (MiBACT) ribadisce che si tratta di obiettivi di lavoro e non di classificazioni dei soggetti, e ricorda che, più avanti, seguiranno le singole convenzioni d’ordine tecnico con le diverse Regioni.
Ferrante evidenzia che l’Articolo 45 è diverso da tutti gli altri. I motivi vanno ricercati sia in alcune caratteristiche strutturali e genetiche delle residenze (che nascono dalle Regioni), che nelle scelte istituzionali che si sono operate (che privilegiano i principi della concertazione e del cofinanziamento). A suo avviso è questa la vera novità, che non va persa di vista, altrimenti le residenze rischiano di trasformarsi nell’ennesima categoria in cui collocarsi.
Dichiara infine che concepire questo articolo è stato difficile, perché tradurre le pratiche nelle norme è molto complicato, ma in questo processo si è fatto patrimonio di ciò che è stato elaborato prima nelle esperienze e poi, negli ultimi anni, in queste occasioni di confronto. Ad esempio, nel testo, si sentono riecheggiare le parole utilizzate negli appuntamenti di Nobiltà e miseria e presenti nel “Lessico” delle residenze.
Ferrante conclude rilevando che non si tratta soltanto di un fatto, quanto di una questione di metodo e invita a proseguire il percorso mantenendo questo tipo di metodologia.

Lorenzo Donati (Altre Velocità) richiede alcune precisazioni: se l’Intesa e il progetto intervengano anche nel normare le modalità di accesso al finanziamento e in particolare se questo sia esclusivo oppure integrativo rispetto a soggetti che dispongono o meno di un riconoscimento ministeriale o regionale.

Gianni Cottafavi, della Regione Emilia-Romagna, risponde in merito alla questione della definizione del soggetto titolare di residenza, a suo avviso un punto molto importante e delicato.
Nel caso dell’Emilia-Romagna il punto di partenza è stato una lettura della situazione territoriale, nell’ottica di quali sarebbero state le azioni possibili attraverso l’Intesa e il processo che si stava attivando rispetto al mondo molto vasto e articolato delle residenze.
Cottafavi premette che secondo la propria Regione la modalità della residenza, nella sua accezione produttiva, dovrebbe diventare una pratica virtuosa trasversalmente operante nel teatro italiano, a partire dai Teatri Nazionali, passando per i festival, per finire con le imprese di produzione. Tuttavia – puntualizza – le nuove risorse che transiteranno sono piuttosto limitate e si sarebbe dunque aperto un problema molto complesso, se si fosse inteso di favorire – come sarebbe auspicabile – una pervasione delle modalità residenziali a tutti i livelli del sistema teatrale.
Così, l’Emilia-Romagna, ha voluto porre un confine all’interno della definizione del soggetto benificiario: deve operare prevalentemente attraverso le modalità residenziali, tenendo conto che gli altri che le utilizzano, ma non in modo predominante, dispongono già delle risorse da parte di Regione e Ministero.
Le Regioni si sono dotate di alcuni criteri minimi condivisi che aiutano a individuare i soggetti potenzialmente titolari di residenza, che Cottafavi legge dal documento d’Intesa: questi devono svolgere un’attività di interesse interregionale e nazionale; operare in rete; esprimere e realizzare nella propria progettazione artistica e culturale identificabili orientamenti e capacità innovative nei processi di lavoro artistico e nella gestione delle attività nei confronti del pubblico e delle comunità di riferimento; interpretare la pratica residenziale anche come ambito di confronto multidisciplinare. Cottafavi conclude specificando che questi sono i criteri con cui le Regioni si sono impegnate col Ministero e che quindi la Regione Emilia-Romagna utilizzerà per individuare i soggetti che diventeranno titolari di residenza.

Roberta Nicolai (C.Re.S.Co.) sottolinea come il Lazio sia tra le Regioni in cui non c’è un sistema di residenze. Spiega come si sia occupata delle Officine Culturali a Roma, dirigendo il progetto pilota di un’esperienza/sistema di residenza che si è chiuso in maniera “crostosa” e che si sta rianimando, in questo momento, con un bando e quindi attraverso una forma trasparente. La domanda che la Nicolai rivolge è se e come si possa indirizzare la scelta dei titolari in Regioni come Lazio e Campania, dove ad oggi non c’è un sistema di residenze, né si stanno affacciando progetti pilota di residenze. Afferma infatti che servono anni affinché nasca un sistema: solo dopo dieci anni si riesce a vedere un risultato e la qualità di un intervento diventa tangibile. Nicolai presenta la sua preoccupazione circa l’autonomia data alla Regione Lazio di individuare da sé i titolari che sensatamente potrebbero dar vita a una trasformazione del tessuto culturale della Regione. Conclude l’intervento dicendo che se Nobiltà e miseria è stato un percorso condiviso, non è stato lo stesso con i funzionari regionali che decidono i titolari di residenza.

Franco D’Ippolito mette in luce come sia impossibile rispondere alla domanda di Nicolai. Chiede infatti se si ritenga più corretto un decentramento o un accentramento dei sistemi decisionali. Da anni, si sta lavorando per il decentramento, ovvero per fare in modo che i funzionari possano progettare in autonomia. D’Ippolito afferma di preferir correre tale rischio piuttosto che avere un centro decisionale unico e un accentramento di potere. Chiude dicendo che ciò che è scritto nel Decreto Ministeriale dovrebbe essere chiaro anche alla Regione Lazio.

Gianni Cottafavi sottolinea come nelle Regioni ci siano degli scontri su alcune terminologie e come il livello del confronto si sia alzato: porta l’esempio del concetto di “titolari di residenza” e di come delle Regioni volevano piena libertà sul definire chi avrebbe gestito le diverse tipologie di residenza, di come il concetto non era concepito da tutti allo stesso modo. Cottafavi continua spiegando che le specifiche più dettagliate di come le Regioni decideranno i titolari verranno articolate successivamente. Rassicura Nicolai dicendo che il programma viene scritto in un confronto, anche tecnico, con il Ministero e quindi il bando della Regione dovrà essere coerente con quanto scritto sul Decreto Ministeriale. Cottafavi conclude affermando che gli accordi sono stati chiusi al rialzo di livello e che il progetto Nobiltà e miseria è servito moltissimo.

Donatella Ferrante (MiBACT) esprime la sua sintonia con quanto detto e specifica che anche se esistono dei problemi non ci sono però alternative tra l’accentramento e il decentramento, perché i rischi sono sempre presenti. Afferma quindi l’importanza di contenere e gestire il pericolo: gli accordi cercano di tradurre le linee guida e gli obiettivi che si possono raggiungere; la triennalità permette di verificare il processo – che vede forme e spazi di dialogo tra le pratiche che si metteranno a confronto – e questo dà la spinta verso la qualificazione delle cose. Da un punto di vista metodologico questo che sta nascendo è un progetto che deve essere osservato attraverso delle valutazioni.

Roberta Nicolai (C.Re.S.Co.) specifica che non si riferiva alla scelta di determinare dei titolari che possano mettere in campo dei contenuti reali. La sua paura scaturisce da una scelta automatica connessa ad altre logiche. Tuttavia, le risposte che sono giunte, anche se non risolvono la preoccupazione, le fanno capire la prospettiva con cui è stata affrontata questa problematica: c’è una grandissima valutazione di tutte le differenze territoriali e di conseguenza un’assunzione di responsabilità a portare avanti un progetto con attenzione. Il suo intento era quello di riportare l’attenzione alla problematica perché ci sono luoghi – come il Lazio e la Campania – in cui il sistema residenze non esiste ed è da creare, o se c’è, è molto piccolo e lo si deve far evolvere.

Massimo Mezzetti (Assessore Emilia-Romagna) parte da una considerazione ossia che è la prima volta che si sperimenta e si adotta lo spirito del Titolo V e che è convinto che il modello del decentramento culturale sia quello giusto da adottare. Rispondendo a Nicolai, dice che la principale responsabilità è sempre in capo all’amministrazione e alla politica, poi passa ai funzionari. Specifica di essere soddisfatto dell’Articolo 45 e dell’Intesa, anche per i termini con cui è stato formulato: essendo, quello delle residenze, un campo dalle caratteristiche particolari non si può circoscrivere dentro un perimetro rigido; le caratteristiche sono infatti sganciate dalle logiche della centralità del prodotto (tempistica, scadenza). Continua affermando che l’articolo è stato definito in cooperazione tra Stato e Regioni, assecondando e affiancando il processo creativo, quello stesso processo che è caratteristica principale delle residenze.
Mizzetti, grazie anche all’Intesa e alla triennalità, sottolinea come questo patto non esaurisca l’investimento che la Regione Emilia-Romagna farà sulle residenze, perché verranno raddoppiate le risorse alla cultura del 50% del bilancio (da 18 milioni a 27 milioni) e questo consentirà di recuperare l’intero investimento che le Provincie facevano sul territorio e che è venuto meno in questi due anni. Continua dicendo che l’individuazione di questa esperienza delle residenze consente anche alla politica di rafforzare la dignità e il riconoscimento del settore culturale; questo rappresenta un incentivo economico per le regioni, latitanti sulla materia, di prestare maggiore attenzione.
Mizzetti aggiunge che del Decreto Ministeriale apprezza il terzo obiettivo che indica l’accompagnamento del pubblico alla visione del teatro contemporaneo: sottolinea come senza la formazione tutta questa architettura non verrebbe riconosciuta perché si rischierebbe di costruire il futuro del teatro senza che ci sia corrispondenza, da parte del pubblico, di cogliere questo futuro e di apprezzarlo.
L’Assessore continua dicendo come questo Decreto Ministeriale rappresenti una rete di opportunità per le stesse compagnie di conoscere altri territori e altro pubblico. La triennalità consente di valutare, accompagnare e aggiustare perché i gusti del pubblico cambiano.
Conclude il suo intervento specificando che la tre giorni a Mondaino è stata un’esperienza importante e che sarebbe utile ritrovarsi periodicamente una volta l’anno per una verifica: la convivialità è importante per scambiarsi opinioni e consigli.

Gianluca Balestra (Teatro Cantiere Florida) chiede se sia stato inserito un parametro che oltre a prendere in considerazione gli under 35, prenda in considerazione gli over. Chiede se ci sia l’obiettivo di sostenere la creatività emergente e se ci sia anche un parametro riferito all’età.

Franco D’Ippolito risponde affermando che il secondo obiettivo è una chiara indicazione volta a favorire la circuitazione all’interno delle residenze, nella propria programmazione, di artisti under 35 e formazioni emergenti. I titolari di residenze sono solo destinatari – e non beneficiari – del finanziamento delle azioni dell’Articolo 45. I criteri delle scelte sono affidati ai titolari delle residenze.

Ilaria Fabbri interviene introducendo la domanda: come si individuano gli artisti da ospitare? Spiega come su alcuni artisti possano convergere più residenze; sono infatti i titolari di una residenza a decidere e a individuare degli artisti di lavoro comune. Conclude affermando che non ci sono dei paletti in quello che i titolari scelgono.

Fabio Biondi ringrazia tutti e chiude i lavori.

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